La corruzione è “un fenomeno che nel tempo si è fatto più insidioso e sfuggente, per insinuarsi in ogni interstizio della vita pubblica. Non più soltanto le tradizionali tangenti, ma una costellazione di condotte subdole: dalle consulenze fittizie alle sponsorizzazioni opache, dai concorsi inquinati alla distrazione dei fondi dell’Unione (in crescita del 35% lo scorso anno, secondo la Procura europea). A volte, arriva addirittura a lambire i livelli istituzionali più alti: non si limita a violare le regole, ma punta a riscriverle, privatizzando la sovranità”. Così, l’Avvocato Giuseppe Busia, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione(Anac), nel suo discorso, al Parlamento dove è in corso la Relazione annuale sull’attività svolta da Anac nel 2025. Presenti all’incontro il capo dello Stato Sergio Mattarella e il Presidente della Camera, Lorenzo Fontana.
E’ piaga senza patria che travalica legislazioni
La corruzione è una “piaga senza patria”, che oggi “attraversa confini e mercati, travalica ordinamenti e legislazioni, sfruttandone lacune e debolezze. In tale contesto, alcune scelte del Governo statunitense, a partire dalla temporanea sospensione della legge sulle pratiche corruttive estere (Foreign Corrupt Practices Act), hanno rappresentato un preoccupante arretramento, dopo decenni di convinta applicazione e crescente cooperazione multilaterale. Tuttavia, è proprio di fronte a queste sfide, che l’Unione europea può e deve mantenere la direzione di marcia, dando prova di essere diventata adulta: non più solo spazio di cooperazione economica, ma anche luogo di tutela dei diritti e delle libertà. Un passo decisivo in questa direzione è stato finalmente compiuto il 26 marzo 2026, con l’approvazione, da parte del Parlamento europeo, della nuova Direttiva anticorruzione, ora attesa al voto del Consiglio, che speriamo rapido, al pari del suo recepimento. Un testo meno ambizioso di quello iniziale ma, comunque, un presidio sicuro contro le troppe tentazioni di involuzione da parte degli Stati membri”.
Necessario regolamentare attività di lobbyng
“È ancora una sfida irrisolta la regolamentazione organica dei gruppi di interesse, le lobby, nonostante i ripetuti solleciti internazionali e sebbene le strategie per esercitare pressioni si facciano più subdole e pervasive, talora anche da parte di operatori dotati di risorse superiori agli stessi Stati. L’attività dei rappresentanti di interessi non va criminalizzata, ma disciplinata adeguatamente, per preservare un dialogo aperto delle istituzioni con la società civile in tutte le sue espressioni. Occorre, tuttavia, non solo assicurare la piena tracciabilità dei contatti ed escludere ogni forma, anche indiretta, di remunerazione come contropartita delle decisioni, ma anche creare canali aperti e trasparenti, attraverso i quali pure i gruppi con minori risorse possano far pervenire le proprie proposte ai decisori pubblici. Spetterà naturalmente a questi ultimi scegliere fra le diverse opzioni, ma in un quadro di trasparenza e piena assunzione di responsabilità di fronte ai cittadini”.
Protocollo con ministero Interno in comuni sciolti per mafia
“Abbiamo anche consolidato il supporto verso diversi Comuni sciolti per mafia, offrendo così agli enti più esposti presìdi e tutele rafforzate. Un recente protocollo con la Struttura per la Prevenzione Antimafia del Ministero dell’Interno consente ora uno scambio di informazioni più strutturato”. Poi i numeri: “La nostra vigilanza – ha detto Busia – ha continuato ad evolversi: i circa 150 fascicoli istruiti nel 2025 – così come le decine di pareri resi a seguito di nostri controlli o su richiesta di amministrazioni ed enti – testimoniano il passaggio dalla semplice verifica sul rispetto della normativa ad un crescente affiancamento collaborativo. Ciò, per tutelare l’imparzialità sostanziale dell’azione pubblica e, insieme, assicurare efficacia e buon andamento”. L’Anac “oltre all’impegno in numerosi scambi bilaterali – più di 50 i protocolli attivi con istituzioni omologhe – abbiamo rafforzato la nostra presenza nei luoghi dove si costruiscono le risposte comuni: Consiglio d’Europa (Greco), Unione europea, Ocse, G20. E un doveroso ringraziamento va al Ministero degli Affari Esteri e all’Istituto Italo Latino Americano (Iila), che hanno reso possibile un’intensa attività di diplomazia giuridica, anche in diversi Paesi dell’America Latina”. Come Autorità Anticorruzione “operiamo sul campo in alcuni dei contesti più fragili e complessi del pianeta. Abbiamo rafforzato la cooperazione con le Autorità anticorruzione ucraine, mentre proseguiamo, su mandato europeo, il Twinning con la Commissione anticorruzione palestinese. Ogni scambio con tali istituzioni ci porta anche la testimonianza delle terribili sofferenze alle quali sono sottoposti i nostri Colleghi palestinesi e ucraini, del coraggio con cui, fra mille difficoltà, portano avanti il loro lavoro: a tutti loro ed alle loro famiglie va la nostra solidarietà e vicinanza”.
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