Il premier israeliano Benyamin Netanyahu, incontrando Donald Trump a Mar-a-Lago, ha detto che Israele invierà una squadra negoziale ai colloqui per il cessate il fuoco a Roma “probabilmente all’inizio della settimana”. Lo scrivono i media internazionali, tra cui il Guardian. In precedenza, il reporter Barak Ravid aveva riferito sul portale Walla – citando fonti israeliane e Usa – che il capo del Mossad David Barnea incontrerà domenica nella Capitale il direttore della Cia William Burns, il premier del Qatar Mohammed bin Abdel Rahman al-Thani e il capo dell’intelligence egiziana Abbas Kamal per discutere dell’accordo sugli ostaggi. Per Benyamin Netanyahu a Mar-a-Lago un tappeto rosso per il faccia a faccia con Donald Trump sulla guerra a Gaza, dopo il controverso discorso del premier israeliano al Congresso Usa e gli incontri alla Casa Bianca con Joe Biden e poi con Kamala Harris, che pare averlo irritato per aver alzato i toni sulla Striscia. Il tycoon ha colto l’occasione al volo per attaccare la sua rivale presidenziale: “Le sue parole sono irrispettose di Israele… in realtà non so come una persona ebrea possa votarla, ma questo dipende da loro”, ha detto dopo aver accolto l’ospite. “Abbiamo persone incompetenti a gestire il nostro Paese”, ha proseguito, descrivendo Harris come peggiore di Biden. “Se vinciamo, sarà molto semplice. Tutto si sistemerà, e molto in fretta. Se non lo facciamo, potrebbero accadere grandi guerre in Medio Oriente e forse una Terza guerra mondiale”, ha aggiunto. E’ il primo contatto dal 2020: da allora The Donald aveva fatto scendere il gelo sull’amico Bibi, reo di “slealtà” per essersi affrettato a congratularsi con Joe Biden riconoscendo la sua vittoria in elezioni da lui contestate. Ma adesso hanno entrambi bisogno uno dell’altro: Trump per rafforzarsi come interlocutore nei principali nodi internazionali, dall’Ucraina al Medio Oriente, e per mostrare il suo sostegno a Israele nel tentativo di conquistare voti tra gli ebrei americani, tradizionalmente filo dem; il premier israeliano per riallacciare i rapporti, sia in chiave interna (i partiti di destra al governo sostengono il tycoon) sia nel caso venga rieletto. Un esercizio di equilibrismo, essendo sbarcato in Usa dopo il ritiro dalla corsa di Biden, il subentro di Harris e la riapertura della partita elettorale.
Intanto il Canada, l’Australia e la Nuova Zelanda hanno chiesto a Israele e Hamas un cessate il fuoco immediato a Gaza in una dichiarazione congiunta dei primi ministri dei tre Paesi pubblicata sul sito del governo canadese. “La situazione a Gaza è catastrofica. La sofferenza umana è inaccettabile. Non può continuare – si legge nella dichiarazione -. Rimaniamo inequivocabili nella nostra condanna di Hamas per le atrocità del 7 ottobre e per gli atti di terrorismo in corso. Hamas deve deporre le armi e rilasciare tutti gli ostaggi. Non vediamo alcun ruolo per Hamas nel futuro governo di Gaza”. “Israele deve ascoltare le preoccupazioni della comunità internazionale. La protezione dei civili è fondamentale ed è un requisito del diritto umanitario internazionale. Non si può far pagare ai civili palestinesi il prezzo della sconfitta di Hamas. Deve finire – prosegue il messaggio -. È necessario un immediato cessate il fuoco. I civili devono essere protetti e per affrontare la situazione umanitaria è necessario un aumento sostenuto del flusso di assistenza in tutta Gaza”. Ottawa, Canberra e Wellington si dicono “seriamente preoccupati per la prospettiva di un’ulteriore escalation nella regione” e sottolineano che “l’escalation delle ostilità non fa altro che rendere più urgente il cessate il fuoco a Gaza”. “Sosteniamo pienamente l’accordo globale di cessate il fuoco, delineato dal presidente Biden e approvato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Chiediamo alle parti in conflitto di accettare l’accordo. Qualsiasi ritardo porterà solo alla perdita di più vite umane”, osservano Justin Trudeau, Anthony Albanese e Christopher Luxon.
