di Giuliano Longo (*)
La visita del vicepresidente statunitense J.D. Vance nel Caucaso meridionale si conclude domani dopo essere partito da Yerevan – Armenia -, per Baku – Azerbajian. Il focus principale della visita è il progetto TRIPP, noto anche come “Trump Road” è a nostro avviso la vera strategia americana, ma sul piatto geopolitico si pongono ben altre questioni.
Partiamo da quella che a nostro avviso è la parte marginale di questi accordi in fieri.
Con l’Armenia Vance ha negoziato la fornitura di droni militari americani e reattori nucleari, mentre a Baku intende discutere di cooperazione tecnico-militare con una tattica americana collaudata: armare entrambe le parti fino a poco tempo fa in conflitto.
A seguito dei colloqui a Yerevan tra il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan e il Vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance, è stato annunciato che i due Paesi hanno firmato un contratto da 11 milioni di dollari per la fornitura di droni da ricognizione americani V-BAT.
Inoltre, Pashinyan e Vance hanno firmato una dichiarazione congiunta che annuncia la conclusione dei negoziati sull’Accordo 123 per la Cooperazione Nucleare Pacifica per la fornitura all’Armenia piccoli reattori modulari, per un valore totale del contratto di 9 miliardi di dollari..
Oggi, la centrale nucleare armena (ANPP), costruita in era sovietica tra il 1969 e il 1977, 30 km a ovest di Yerevan, fornisce fino al 40% della produzione totale di energia elettrica dell’Armenia. È l’unica centrale nucleare operativa nel Caucaso meridionale ed è gestita congiuntamente con la russa Rosatom.
Semmai il problema è che non non esiste ancora un solo SMR operativo negli Stati Uniti, anzi, esisteva un progetto per costruirne uno, ma è stato abbandonato perché i costi erano superiori del 53% rispetto a quanto previsto, mentre l’unico SMR operativo oggi si trova in Russia.
Torniamo ora al vero e immediato obiettivo del viaggio di Vance e degli Stati Uniti.
IL più immediato è l’attuazione della “Trump Route for International Peace & Prosperity” ( TRIPP ), il corridoio commerciale pianificato attraverso l’Armenia meridionale, svelato dopo il vertice della Casa Bianca dello scorso agosto, che ha posto fine al decennale conflitto armeno-azerbaigiano.
Il TRIPP non è solo significativo dal punto di vista economico, ma anche altamente strategico
| Innanzitutto, sostituisce il piano russo di aprire la strada a un corridoio lungo la stessa rotta, che sarebbe presidiato dalle sue forze armate, sfidando così l’influenza politica del Cremlino nel Caucaso meridionale.
In secondo luogo, il TRIPP serve come mezzo per ottimizzare l’accesso logistico occidentale alle repubbliche dell’Asia centrale, ricche di risorse energetiche e minerali, ma senza sbocchi sul mare. Non A caso gli Stati Uniti hanno firmato accordi e protocolli con Kazakistan e Uzbekistan nel novembre scorso. Sin qui gli importanti aspetti economici di questa che, potremmo anche definire, l’espansione dell’influenza degli Stati Uniti nell’area caucasica e oltre, ma ci sono anche aspetti militari. Sostituendo il corridoio pianificato dalla Russia attraverso l’Armenia meridionale con un altro di cui gli Stati Uniti avranno una quota di controllo per decenni una e impedendo al Cremlino di monitorarne il traffico, la Turchia può ora ottimizzare la sua logistica militare verso l’Asia centrale. Qui 4 dei suoi 5 stati hanno relazioni formali con l’“Organizzazione degli Stati Turchi” (OTS) guidata sa Ankara, mentre due dei suoi membri sono anche alleati della Russia per la difesa reciproca nell’ambito della – Organizzazione per la Sicurezza Collettiva a guida russa, CSTO – il Kazakistan e il Kirghizistan. L’OTS sta assumendo sempre più responsabilità in materia di sicurezza, il che può essere interpretato come un modo per sfidare l’influenza della Russia sulla sicurezza lungo la sua vulnerabile periferia meridionale. A rendere la situazione ancora più preoccupante dal punto di vista del Cremlino, il Kazakistan ha annunciato alla fine dello scorso anno i suoi piani per produrre proiettili di standard NATO che avrebbe faciliterebbe la logistica militare degli Stati Uniti, della Turchia e, in ultima analisi, della NATO in caso di crisi con la Russia. I progressi nell’attuazione del TRIPP rafforzano quindi l’accerchiamento strategico della Russia lungo tutti i suoi confini meridionali con i mezzi politici, economici e militari. Vance ha intrapreso il suo viaggio, mentre continuano, fra mille difficoltà e njet da entrambe le parti, i colloqui russo-ucraini , il che suggerisce che il viaggio sia stato programmato anche per aumentare la pressione sulla Russia affinché lrinunci o ammorbidisca le sue posizioni. Ma in ogni caso questa espansione americana lungo i suoi confini non è una buona notizia per Putin che va rattrappendo la presenza russa in diverse aree globali, dalla Siria all’America Latina con Venezuela e Cuba impegnato un un costoso e senza fine conflitto ucraino. E siamo anche convinti che al Cremlino questa situazione sia chiara. Trump 2.0 ha effettivamente intensificato la pressione strategica sulla Russia lungo la sua periferia meridionale, ma che lungo lungo quella occidentale affidandone il compito alla UE che paga tutto. Sul fronte finanziario sta facendo pressione sull’India affinché riduca le importazioni di petrolio russo e se possibile, non acquisti più da Mosca aerei o sistemi missilistici avanzati. Quanto basta per relegare la Russia al solo ruolo di potenza nucleare se mai, in una prospettiva decennale, farne anche una sorta di vassallo involontario della Cina. Ed è nella prospettiva di questo roll back promosso da Hilary Clinton, proseguito più dal deep state americano che da Bush Junior, condiviso da Trump1 e perfezionato da Biden che va vista, anche se non giustificata, l’aggressione all’Ucraina. Che, al di fuori di tutte le chiacchiere etnoculturali sulla Grande Russia di Putin, finisce per essere un problema di sopravvivenza della Russia e di Putin stesso, di qui il rischio reale di una reazione nucleare se non avviene una svolta nelle relazioni internazionali e un riequilibrio geopolico. |
(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale
