La guerra di Putin

Ecco come Trump sta costringendo Zelensky alla pace

di Giuliano Longo

 

Il 4 marzo poco prima dell’alba si è verificato un evento piuttosto straordinario: il presidente  Donald Trump ha sospeso la fornitura di aiuti militari all’Ucraina. Ovvero   l della fornitura di tutto l’equipaggiamento militare americano che non sia già in Ucraina, incluse le armi, in transito.

 

Il primo ministro polacco Donald Tusk ha confermato che gli Stati Uniti hanno sospeso la consegna di rifornimenti militari all’Ucraina tramite il polo logistico dell’aeroporto Jasionki di Rzeszow in Polonia.

Questa decisione del presidente americano era prevedibile, soprattutto dopo lo scontro di  Zelensky, ma proprio ieri il presidente ucraino ha ribaltato la sua linea di difesa, come è sua frequente abitudine, che ha manifestato ieri la sua disponibilità a un accordo di pace e l’immediata sottoscrizione degli accordi con Trump sulle terre rare.

 

La cessazione delle forniture militari all’Ucraina è il primo passo in direzione di un accordo, quantomeno di cessate il fuoco fra le parti, e probabilmente non sarà l’ultimo.  Soprattutto dopo l’annuncio del  Segretario di Stato americano Marco Rubio  alla CNN su un suo prossimo incontro con Elon Musk per discutere della chiusura dei sistemi Starlink in Ucraina.

Cosa significa per l’Ucraina la fine degli aiuti militari americani? L’Europa è in grado di compensare in qualche modo? Come inciderà questo sullo svolgimento delle operazioni militari?.

In molti, fra i quali lo stesso Zelensky, ritengono che senza questi aiuti militari, di intelligence e finanziari l’Ucraina sarà inevitabilmente sconfitta nei prossimi mesi, mentre altri sostengono che anche senza di essi Kiev è in grado di condurre operazioni militari per molto tempo.

Uno studio Ukraine Support Tracker del Kiel Institute for World Economics, riporta che  per il periodo che va dal 24 gennaio 2022 al 31 dicembre 2024, gli Stati Uniti hanno stanziato 75 miliardi di dollari in aiuti militari, mentre Kiev ha ricevuto 70 miliardi  da altri paesi occidentali.

 

L’UE, in quanto struttura transnazionale, non fornisce assistenza militare all’Ucraina: questo compito viene svolto dai singoli paesi europei, mentre l’Unione europea fornisce principalmente solo sostegno finanziario e umanitario.

Il tentativo dell’Unione di elaborare un pacchetto di aiuti militari da 20 miliardi di euro per ora rimane  sospeso  a causa della posizione dell’Ungheria. I prossimi passi saranno chiari nei prossimi giorni.

Pertanto, l’Ucraina riceve ancora la maggior parte dei suoi aiuti militari dagli Stati Uniti e dipende da essi in misura significativa. Ciò vale in particolar modo per la produzione di munizioni e l’organizzazione della difesa aerea che  l’Europa non sarà in grado di sostituire con  alcuni sistemi d’arma forniti dagli Stati Uniti, ad esempio i sistemi missilistici MGM-140 ATACMS e i missili Patriot.

La prestigiosa pubblicazione britannica, The Economist scrive che  “gli elementi più importanti del supporto americano sono le armi, la capacità di mantenerle e ripararle, i missili di difesa aerea, il sistema Starlink, che è la spina dorsale delle comunicazioni militari e forse, più importante, la condivisione di intelligence. Le forze armate ucraine sanno cosa succederebbe se il flusso di armi americane si esaurisse.

Alla fine del 2023, Donald Trump ha dato istruzioni ai repubblicani del Congresso di rinviare l’approvazione del prossimo pacchetto di aiuti militari. Ciò causò una carenza di munizioni per sei mesi. L’Ucraina può sostituire la maggior parte della potenza di fuoco della   sua artiglieria con  la produzione in serie di droni, la questione è come reperire i fondi…”

Tuttavia, The Economist sottolinea che è prematuro fare previsioni apocalittiche per l’Ucraina. Ciò porterà probabilmente le Forze Armate ucraine a continuare a ritirarsi sotto la pressione di quelle russe, mentre  linea del fronte si sposterà gradualmente, ma non sono attese svolte.

Nonostante i pareri discordanti sulle capacità ucraine di proseguire il conflitto molti esperti convengono almeno sul fatto che Kiev  non sarà più in grado di condurre operazioni offensive, come è avvenuto con la parziale occupazione della regione russa di Kursk. È probabile quindi che le operazioni militari ucraine si concentrino sulla difesa per la quale sono in grado di operare.

Il fatto  che la stabilità di questo fronte di guerra si svolga su campi intensamente minati e con massivi attacchi di droni fa supporre che i russi possano tentare una offensiva importante solo alla fine del disgelo che riduce il terreno  a pantani paludosi, quindi non prima di giugno..

 

Le ultime rilevazioni satellitari mostrano che si va stringendo il cerchio sulle truppe ucraine  che occupano i territori russi  di Kursk con una manovra avvolgente da  Sumy città ucraina al confine e in direzione di Karkhiv già occupata dai russi nei primi mesi del 2022 e successivamente liberata dalla controffensiva ucraina.

La CNN e altre fonti riportano  che senza il supporto militare degli Stati Uniti l’esercito ucraino sarà in grado di mantenere l’attuale ritmo delle ostilità fino all’inizio dell’estate al più tardi. Questa previsione è avanzata in particolare da alcuni funzionari occidentali, ma altri media occidentali sottolineano che la difesa aerea ucraina crollerà.

C’’è tuttavia  un aspetto che invece sottolinea il Financial Times e riguarda l’interruzione della  condivisione di informazioni d’intelligence con Kiev che gli americani impedirebbero ai propri alleati, anche se probabilmente alcune nazioni aderenti alla NATO continuino a farlo.

 

Va sottolineato che furono proprio l’intelligence e l’utilizzo della rete satellitare Starlink che permisero a Kiev di respingere l’occupazione russa e che consentono oggi non solo una efficace difesa,  ma anche di colpire in territorio russo, come dimostrato in Crimea dove è stata praticamente sconfitta la flotta russa del Mar Nero.

 

Ora la situazione sembra capovolgersi al punto che, secondo voci non confermate ma insistenti,  le varie agenzie di intelligence americane condividerebbero informazioni sull’andamento del conflitto con quelle russe. In tal caso verrebbe notevolmente debilitata la difesa ucraina e spiegherebbe la precipitosa retromarcia di Zelensky che ora sembra accedere alla richieste di Trump.

 

Una situazione che pare spiazzare una Europa di cui non si comprendono non tanto gli obiettivi politici della difesa delle ragioni ucraine, ma le intenzioni strategiche per la soluzione del conflitto,  anziché alimentarlo, come di fatto avviene.

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