Le imprese del settore edile attendono ancora circa 2 miliardi per i ristori per il caro materiali relativi al 2024-2025. Lo ha sottolineato la presidente dell’Ance Federica Brancaccio nel corso delle celebrazioni per gli 80 anni dell’associazione dei costruttori a Villa Giulia a Roma. Nel frattempo, da febbraio a maggio i prezzi dei prodotti energetici hanno registrato, calcola l’Ance “aumenti consistenti che si stanno riflettendo pesantemente sui materiali da costruzione”: per il petrolio l’aumento è stato del 56%, per il gasolio del 68%, per il bitume stradale del 55%, per il ferro tondo per cemento armato del 23%. I prodotti plastici segnano addirittura il raddoppio dei prezzi: +100% per il polietilene e Hdpe e +102% per polipropene. Per questo, i costruttori sollecitano “misure urgenti” con la “sospensione delle lavorazioni interessata da eccezionali aumenti (superiori al 10%) o da difficoltà di approvvigionamento” e “sospensione temporanea del recupero dell’anticipazione”. “Ci sono ancora due miliardi che le imprese avanzano dal caro materiali 2024-2025. Le prime risorse stanziate per dare qualche risposta parziale sono dal primo gennaio 2027″, ha sottolineato Brancaccio – . Le imprese, certo, si sono rafforzate, c’è stato lavoro: il Pnrr ha dato continuità ma non si possono reggere queste crisi. Il rischio è che si ritorni in una situazione in cui le imprese non ce la fanno. Anche perché – ha quindi aggiunto – stiamo assistendo a un nuovo rallentamento dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazione. Dal 2014 af ora non si può dire che la situazione non sia migliorata, la spada di Damocle della procedura di infrazione ha avuto i sui effetti. Ora, abbiamo avuto notizia che l’Ue stava chiudendo la procedura perché tempi si erano ridotto a 25 giorni” ma “noi i 25 giorni non li abbiamo mai visti”.
Paese fragile, in 3 mesi spesi più dei fondi per intero 2026
Il Paese è fragile, occorre lavorare su “adattamento e sostenibilità”: “Bisogna prendere atto di una situazione, nei primi tre mesi del 2026 sono stati spesi 1,2 miliardi per le emergenze, ed erano stanziati per tutto l’anno 900 milioni”, non solo, “ci sono dei costi che non sono quantificabili, si tratte delle vite ma anche della memoria del territorio”. Nei primi 3 mesi del 2026 oltre 1,2 miliardi sono stati già spesi per affrontare le emergenze degli eventi alluvionali nel Centro-Sud Italia, sottolinea l’Ance: una cifra ingente che supera i 933 milioni stanziati con la legge di Bilancio per affrontare le emergenze di tutto il 2026. Negli ultimi 15 anni per la prevenzione sono stati stanziati 21,6 miliardi e finanziati 24mila interventi per 19 miliardi. Di questi risultano concluso cantieri per 3,9 miliardi, pari al 20% dei fondi: “per riparare i danni degli eventi calamitosi spendiamo sempre di più, sacrificando investimenti e prevenzione”, ecco perché – sottolinea l’Ance – occorre passare “dalla politica della riparazione a quella dell’adattamento”, anche utilizzando il “modello Pnrr” per l’attuazione degli interventi.
Red
