di Viola Scipioni
Domenica 29 settembre, il Partito della Libertà (Fpö) ha vinto le elezioni austriache con il 28,9%. Il leader Hebert Kickl ha battuto i popolari del cancelliere Karl Nehammer che hanno ottenuto soltanto il 26,3%, testimoniando come un cambio di rotta è necessario per i cittadini austriaci.
Questa notizia è riuscita a spaccare il centrodestra italiano con feroci battibecchi e svariate frecciatine che hanno ricordato l’estate e la discussione sullo Ius scholae. Il partito di Kickl è notoriamente di estrema destra e, nonostante la maggior parte degli analisti sostengano come gli sarà comunque difficile formare un governo per via delle numerose alleanze che dovrà formare, sul fronte del nostro governo non a tutti è piaciuto questo risultato. Il leader di Forza Italia, Antonio Tajani, spera che l’ex cancelliere Nehammer possa trovare una soluzione per formare di nuovo un governo perché «ogni rigurgito neonazista va respinto», mentre l’alleato del Carroccio, Matteo Salvini, replica che «qualcuno dorme male, o mangia pesante, perché non penso che ci sia l’allarme neonazista in Austria o in Francia, in Germania o in Olanda», tutti paesi occidentali in cui l’estrema destra sta riscontrando una crescita importante.
Queste differenze di vedute tra il leghista e il forzista risiedono nel fatto che il primo è membro del Partito popolare europeo mentre il secondo nel nuovo gruppo dei Patrioti: due fazioni molto diverse, contraddistinte la prima da liberalismo e forte apertura democratica; la seconda da xenofobia, eurofobia e soprattutto filoputinismo. Al momento sorprende il silenzio della premier Meloni e del suo Fratelli d’Italia, probabilmente indaffarati sul capire quale sia la posizione diplomatica migliore da prendere. Meloni sa che il rapporto vero con l’establishment europeo è incarnato dal Partito popolare ma è difficile mettere d’accordo molti dei propri politici, soprattutto parlamentari europei, visto che la maggior parte di loro ha legami, oltre che simpatie, verso i Patrioti. Qualunque sarà la decisione, Meloni dovrà giocare bene le sue carte.
