Esteri

Elezioni Ungheria: Magyar straccia Orban, esultano l’Europa e Kiev, Mosca pessimista per la Pace

 

Il leader dell’opposizione ungherese, Peter Magyar (nella foto), ha conquistato la ‘supermaggioranza’ dei due terzi dei seggi in Ungheria. A spoglio quasi concluso, con il 97,74% delle schede scrutinate, Tisza si aggiudica 138 seggi, oltre i due terzi dei 199 in palio. Viktor Orban, con il suo Fidesz, si ferma a 55. L’unica altra forza a entrare in Parlamento è l’ultradestra di Mi Hazank (Nostra Patria), con 6 seggi. In termini percentuali, Magyar si è imposto con il 53,6% dei consensi, contro il 37,7% di Orban. All’ultradestra va il 5,9%. Nemmeno le manipolazioni del sistema elettorale, o la cattura dello Stato perpetrata in oltre quindici anni di potere, sono riuscite a salvare il primo ministro ungherese Viktor Orbán dalla schiacciante vittoria del suo avversario europeista Magyar. Nemmeno è bastato il sostegno degli amici americani del MAGA, tra i quali Trump e il duo vice Vance di Orbán, che si sono schierati apertamente a favore del loro più fedele alleato ideologico europeo, Dopo 16 anni di Governo Orban non ha capito che la maggioranza degli elettori ungheresi gli elettori erano insofferenti e sempre più stanchi di lui e del suo partito al governo, Fidesz, che associavano al clientelismo e la corruzione con il declino delle economia magiara.Così si è attenuto ostinatamente alla strategia già utilizzata nelle tre elezioni precedenti, presentandosi come l’unico uomo in grado di proteggere gli interessi ungheresi accusando il suo rivale di trascinare il paese verso la guerrala guerra alleandosi con due dei suoi eterni nemici: l’UE e Zelensky. Ma l’allarmismo non ha funzionato.Il grande populista aveva smarrito il suo tocco popolare e non era riuscito a comprendere che veniva indebolito da alcuni degli stessi fallimenti che hanno indebolito gli uomini forti di tutto il mondo: corruzione e clientelismo dilaganti, una classe dirigente cleptocratica e infrastrutture fatiscenti. Tutti questi fattori non facevano altro che rafforzare la posizione di Magyar e intensificare la sua sfida..Ciò significava anche che l’ingerenza esterna dei sostenitori di MAGA e dei populisti europei, come la francese Marine Le Pen, l’olandese Geert Wilders, gli italiani Matteo Salvini e Giorgia Meloni, oppure come Vance che si era presentato a Budapest facendo campagna elettorale per Orbán, era stata solo uno sforzo inutile. Lo stesso valeva per l’appoggio della tedesca Alice Weidel, co-leader del partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD), che in un video aveva dichiarato agli ungheresi: “L’Europa ha bisogno di Viktor Orbán”.Ma questi grandi appelli e discorsi non hanno avuto alcun effetto sull’elettorato ungherese, le cui preoccupazioni sono ben più concrete, come pagare le bollette, trovare lavoro e ricevere cure mediche dignitose. Anche la dimostrazione di lealtà transatlantica non avrebbe mai potuto alterare gli equilibri politici in Ungheria, dove la disapprovazione nei confronti del partito al governo Fidesz ruotava attorno al degrado interno del paese. Chiedere aiuto agli americani non è stato un gesto ingenuo, ma anche la dimostrazione che Orbán era a corto di idee nella sua battaglia con Magyar, un dissidente di Fidesz che, a differenza dei precedenti sfidanti, comprendeva il sistema che Orbán aveva costruito e si rifiutava di cedere in fatto di patriottismo e simboli nazionali. Magyar si è anche mostrato deciso nel trattare le interferenze straniere, sostenendo che qualsiasi ingerenza, sia essa proveniente da Washington, Bruxelles o Mosca, era indesiderata, una posizione fortemente patriottica che fece apparire Orbán più come un burattino.E si è concentrato al massimo nella sua campagna elettorale sui temi concreti per la gente comune, attaccando duramente Fidesz per la corruzione e sottolineando come la famiglia di Orbán, i suoi soci in affari e la sua cerchia ristretta si siano arricchiti sempre di più, mentre i comuni cittadini ungheresi si sono impoveriti. Ciò che ha determinato la sconfitta di Orbán è stato il costo della vita, la mancanza di opportunità economiche e la scarsità di posti di lavoro, quindi il semplice messaggio di Magyar è stato che il Paese semplicemente non funziona, dalla sanità, ai trasporti, al sistema scolastico e un degrado crescente nel tenore di vita. Sfruttando la frustrazione degli elettori, le promesse di Magyar di costruire un’“Ungheria moderna ed europea” hanno attratto non solo i giovani elettori, ma anche gli operai di mezza età, un segmento importante della tradizionale base elettorale di Fidesz, ha affermato Bódi.Mentre Orbán basava la sua campagna elettorale sui rischi di essere trascinato nel conflitto in Ucraina e dipingeva il suo sfidante come un burattino sia di Zelensky che dell’UE, Magyar evitava di abboccare all’esca evitando di commettere errori. Il primo viaggio di Peter Magyar all’estero sarà a Varsavia, poi si recherà a Bruxelles per chiedere di “sbloccare i fondi Ue”. Fra le prime reazioni quelle di Zenesky per il quale “E’ importante quando prevale un approccio costruttivo. L’Ucraina ha sempre cercato relazioni di buon vicinato con tutti in Europa e siamo pronti ad avanzare nella nostra cooperazione con l’Ungheria. L’Europa e ogni nazione europea devono rafforzarsi, e milioni di europei cercano cooperazione e stabilità. Siamo pronti per incontri e lavoro congiunto costruttivo a beneficio di entrambe le nazioni, nonché per la pace, la sicurezza e la stabilità in Europa”. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha scritto su X che “stasera il cuore dell’Europa batte più forte in Ungheria”, commentando la vittoria diMgyar, più ambigua la dichiarazione di Giorgia Meloni la quale si è congratulata con Magyar per la netta vittoria, ma ha anche ringraziato Orban per “l’intensa collaborazione di questi anni, e so che anche dall’opposizione continuerà a servire la sua nazione”.Chi per ora accusa il colpo in rigoroso silenzio è Putin che su Orban ha sempre puntato per indebolire la UE, ma la stampa moscovita di stamane osserva che l’esito delle elezioni ungheresi potrebbe non avere un impatto decisivo. Se il blocco dello Stretto di Hormuz e il conseguente shock dei prezzi sul mercato dei carburanti dovessero persistere, sia l’erogazione del prestito di 90 miliardi di euro sia le nuove sanzioni contro la Russia verrebbero seriamente messe in discussione. Anche perché in Europa si solleverà sempre più spesso la questione della ripresa degli acquisti di energia russa – come l’amministratore delegato di ENI , Descalzi che ha chiesto di sospendere le sanzioni per il gas russo come riporta stamane la stampa italiana-.Ma per le stesse ragioni, potrebbe aumentare il numero di coloro che si oppongono a un massiccio aiuto finanziario all’Ucraina, dato il netto deterioramento della situazione economica nella stessa Europa. Gli stessi media russi osservano tuttavia che la caduta di Orban ridurrà le già esigue possibilità che Kiev accetti le richieste russe e statunitensi di un ritiro delle truppe dalla regione di Donetsk. Questo significa – secondo loro – che la guerra si protrarrà, creando il rischio di un’escalation in un conflitto tra Russia ed Europa. A meno che sia Mosca che l’UE non riescano a cambiare la propria linea strategica reciproca, evidentemente questa è la speranza di Putin.

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