Economia e Lavoro

Energia, bollette ‘gonfiate’ nel 2024 e 2025

Al peggio non c’è mai fine denuncia Federconsumatori: un luogo comune, forse, che purtroppo è diventato invece la dura realtà per gli utenti dell’energia elettrica. Non bastava che, all’indomani dell’abolizione del mercato tutelato, questi ultimi fossero lasciati in pasto a un libero mercato che li costringe a pagare di più rispetto al passato (e sicuramente di più rispetto a molti altri paesi europei), non bastavano neanche le bollette sovraccaricate di oneri impropri a cui il Governo vorrebbe aggiungerne altri. A peggiorare il quadro giungono le evidenze di una indagine conoscitiva di Arera, che, nel valutare di esiti dei mercati elettrici nazionali ad asta con consegna a breve termine nel biennio 2023-2024, denuncia prezzi apparentemente artificiosi e gonfiati, che hanno determinato un danno per gli utenti di ben 5 miliardi di euro. Un abuso a tutti gli effetti, ancora più grave perché giunge in un momento storico in cui i cittadini sono stati colpiti da forti aumenti (a causa dei rincari delle materie prime) e perché sfrutta la disparità informativa e la complessità (ai limiti dell’incomprensibilità) di un mercato spesso volutamente astruso. Sul quotidiano il Fatto Quotidiano, diretto da Marco Travaglio si spiega che le centrali elettriche avrebbero presentato offerte di energia sul mercato per una capacità di produzione di elettricità inferiore a quella reale dell’impianto e quindi, chiamate a produrre (secondo l’ordine di vendita), hanno prodotto meno energia di quella che avrebbero potuto, a un prezzo tendenzialmente superiore. Si tratta di una pratica che potrebbe essere considerata lecita in base alla leggi nazionali – in questo caso comunque dovrebbe esserci una ragione economica valida e spetta al produttore fornire le prove – ma potrebbe essere lesiva del corretto funzionamento del mercato elettrico. Il rapporto di Arera è stato condotto su un periodo in cui tra l’altro il mercato dell’energia risentiva ancora dell’impennata dei prezzi causata dalla guerra in Ucraina. Si chiama tecnicamenter “Indagine conoscitiva sul mercato elettrico del giorno prima”. Arera l’aveva avviata con una delibera a ottobre. Due settimane fa, l’Autorità aveva respinto una richiesta di accesso agli atti avanzata dal Fatto Quotidiano per avere il testo licenziato dagli uffici tecnici. Poi, ed è strano che si tratti di una coincidenza, poco dopo l’indagine è stata pubblicata, senza un comunicato. Il Fatto Quotidiano spiega che l’indagine ha riguardato le tre tipologie di centrali determinanti per la formazione del prezzo: a ciclo combinato a gas, gli impianti eolici e quelli solari. La cifra del aggravio per gli utenti 5 miliardi, che equivale quindi a extra ricavo illeciti per i produttori, non è indicata da Arera, ma si può ricavare l’impatto medio sul Pun (prezzo unico nazionale dell’elettricità) per il consumo elettrico nazionale. Il giornalista Carlo Di Foggia spiega che l’impatto medio di questi comportamenti opachi sul Pun sarebbe di 9,3 euro nel 2023, e di 8,5 euro nel 2024. Moltiplicando questi valori per i consumi medi degli italiani si arriverebbe a quota 5 miliardi di extra-ricavi per gli operatori.

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