di Proto Casciani
L’introduzione del forno elettrico nella tecnologia produttiva dello stabilimento Ex Ilva di Taranto “è sicuramente la soluzione ottimale, ma vanno risolti due problemi: da un lato capire quali rottami utilizzare, dato che hanno un costo e non è che ce ne sia una quantità infinita sul mercato. Va poi capito come alimentare il forno elettrico. Terna ha detto più volte che la rete attuale non sarebbe in grado di sostenerlo. C’è quindi l’ipotesi di mettere al servizio una nave gasiera al largo di Taranto, ma l’Autorità portuale di Taranto non la vorrebbe in porto, bensì in mare, a 20 miglia di distanza, e da qui deriva il problema del collegamento tra nave e terminal di sbarco, il cui costo è stimato in circa 640 milioni di euro. Chi metterebbe questi soldi? Lo Stato attraverso la fiscalità generale? Paga l’Europa? Si tratta di un tema molto rilevante, ed è chiaro che se da un lato crediamo che l’intervento pubblico sarà necessario, bisogna delinearne le modalità”. Così, sentito da LaPresse, Valter Quercioli, presidente di Federmanager, in vista del tavolo dell’8 settembre a Palazzo Chigi sul dossier Ex Ilva, a cui parteciperà anche l’associazione. Quercioli poi rilancia.
Auspicabile sospensiva decisione Procura Milano
La rilevanza sistemica dell’Ex Ilva di Taranto “è chiaramente qualcosa che comporta ripercussioni su tutto il Paese. Sarebbe realistico intanto per noi sospendere la decisione della Procura di Milano, dato che l’Ilva di oggi è molto diversa da quella di vent’anni fa in termini ambientali. Non voglio entrare in tecnicalità, però il sito è ormai il più controllato del mondo. Sarebbe auspicabile un esito positivo della richiesta di sospensiva della decisione della Procura, che verrà discussa il 9 settembre prossimo, così da dare un tempo di adeguamento più ragionevole alle prescrizioni, in un contesto in cui le aziende dell’indotto hanno già iniziato le procedure di licenziamenti collettivi, quella ‘bomba sociale’ che giustamente spaventa”. Quercioli poi analizza i temi legati alle proposte industriali in campo.
Serve confronto sano tra proposte industriali molto diverse
In merito alle diverse proposte arrivate in merito al futuro dell’Ex Ilva “serve confrontare modelli industriali diversi in una maniera comparabile. C’è Jindal che vuole mantenere l’area a caldo con i forni elettrici, mentre la cordata italiana è focalizzata unicamente sul downstream, che è un modello completamente diverso. Serve confrontare capacità produttiva, investimenti, risvolti sull’occupazione, ma anche fabbisogni energetici, costo e impatto degli approvvigionamenti dall’estero”.
Inoltre, aggiunge Quercioli, “serve capire come attraversare il ‘vuoto’ industriale e occupazionale che potrebbe verificarsi nell’ambito della transizione dal modello attuale a quello futuro, proteggendo gli stabilimenti, l’indotto, l’occupazione, ma anche le competenze industriali e manageriali. Al governo, in sintesi, andrà chiesta quindi una scelta di politica industriale, per capire quanta produzione primaria destinare all’Italia e nello specifico a Taranto, capire quali sono gli obiettivi del Paese. Possiamo anche rinunciare all’acciaio, ma vanno capiti gli impatti di una scelta simile”. C’è la necessità aggiuntiva, spiega Quercioli, “di un confronto industriale sano tra le varie proposte industriali, che vanno discusse e condivise con le parti sociali in maniera chiara. Serve un percorso chiaro e monitorabile, con annesso cronoprogramma, per gestire la transizione, non solo industriale ma anche occupazionale. E poi, visto che la transizione sarà complessa, serve una governance seria, che chiarisca, risorse, responsabilità e scadenze”.
