La multinazionale della logistica GLS ha versato allo Stato italiano 85,3 milioni di euro di Iva e contributi. E’ la conseguenza delle inchieste della Procura di Milano sul settore in cui si contestano le ipotesi di dichiarazione fraudolenta con l’utilizzo di false fatture o omessa dichiarazione su numerosi anni fiscali per il sistema degli appalti di manodopera che fa uso delle cosiddette “società filtro” e “società serbatoio” di personale. La General Logistics Systems, leader nelle spedizioni internazionali, è stata iscritta sul registro degli indagati dal pubblico ministero Paolo Storari in una delle circa 40 indagini che dal 2020 a oggi hanno portato a stabilizzare i rapporti di lavoro per oltre 60mila fra corrieri e facchini e recuperare all’erario oltre un miliardo di euro, ma non era mai stata raggiunta né da decreti di sequestro preventivo, come invece decine di altre aziende, né da richieste interdittive della pubblicità. Da quanto si apprende ha versato 70 milioni di euro per la mancata iva e 15 milioni di euro di contributi dei lavoratori degli appalti all’Inps che non erano stati precedentemente saldati. Il meccanismo sistemico che è stato svelato dalle indagini milanesi sulla logistica (ma anche sulla grande distribuzione organizzata e altri settori) si fonda sull’esistenza delle “società serbatoio”: srl o cooperative, in alcuni casi intestate a prestanome, che in media ogni due-tre anni vengono messe in liquidazione e falliscono senza versare l’Iva e i contributi. Rinascono con un nuovo nome e si assiste a quella che magistrati e guardia di finanza chiamano “transumanza” degli operai: il continuo passaggio di lavoratori da una coop all’altra. Proprio questo sistema permette loro di offrire sul mercato, ai committenti come GLS, tariffe molto competitive. Inoltre la Procura di Milano contesta la natura giuridica del contratto d’appalto: le srl non sarebbero realmente autonome né dotate dei mezzi e delle capacità per esercitare in proprio l’attività che gli viene affidata tanto che, in alcuni casi, si è assistito al controllo a distanza degli operai con algoritmi e software delle multinazionali come Amazon o Ups. Per questo motivo le fatture pagate per quegli appalti ritenuti “fittizi” sarebbero false o “inesistenti” e l’Iva portata in detrazione dai committenti illegittima.
