Secondo le previsioni di riferimento, la crescita globale dovrebbe attestarsi al 3,1% nel 2026 e al 3,2% nel 2027, un ritmo più lento rispetto al recente 3,4% circa registrato nel biennio 2024-2025, e stabilizzarsi intorno a tale tasso nel medio termine, più lento rispetto alla media storica (2000-2019) del 3,7%. La previsione per il 2026 è stata rivista al ribasso di 0,2 punti percentuali, mentre quella per il 2027 è rimasta invariata, rispetto a quelle contenute nell’aggiornamento WEO di gennaio 2026. Si prevede che l’inflazione globale aumenterà al 4,4% nel 2026 e diminuirà al 3,7% nel 2027, con revisioni al rialzo per entrambi gli anni. Lo rileva il Fondo monetario internazionale nell’Executive Summary del World Economic Outlook. Per l’inflazione si tratta di una revisione al rialzo di 0,7 punti percentuali per il 2026 rispetto al dato contenuto nel WEO dell’ottobre 2025, che riflette l’aumento dei prezzi dell’energia e dei prodotti alimentari. In assenza della guerra, la crescita globale sarebbe stata rivista al rialzo. Infatti, le previsioni basate sulle ipotesi pre-conflitto avrebbero mostrato una leggera revisione al rialzo della crescita del 2026 rispetto a quella prevista nell’aggiornamento WEO di gennaio, pari a 0,1 punti percentuali, arrivando al 3,4%. Pertanto, la revisione al ribasso per il 2026 riflette in gran parte le perturbazioni causate dal conflitto in Medio Oriente, parzialmente compensate dagli effetti positivi dei recenti dati economici e dalla riduzione delle tariffe”, prosegue il Fmi. Fondamentalmente – spiega il Fondo monetario internazionale -, si osserva un elevato grado di dispersione tra i vari paesi nelle previsioni di riferimento. Mentre le revisioni della crescita e dell’inflazione sembrano relativamente modeste a livello globale, il costo per la regione colpita dal conflitto e per le economie più vulnerabili altrove, in particolare per i mercati emergenti e in via di sviluppo importatori di materie prime con fragilità preesistenti, è molto più pronunciato. La revisione al ribasso della crescita per i mercati emergenti e in via di sviluppo è di 0,3 punti percentuali per il 2026, rispetto a quella dell’aggiornamento WEO di gennaio, mentre le previsioni rimangono sostanzialmente invariate per le economie avanzate.
Pil: Fmi taglia stime Italia, +0,5% nel 2026 e 2027
Il Fondo monetario internazionale si attende una crescita del Prodotto interno lordo in Italia dello 0,5% nel 2026 e nel 2027. La stima per quest’anno e per il 2027 rispetto alle previsioni di gennaio. Il taglio delle stime è dello 0,3% per quella per il 2026 e dello 0,1% per quella per il 2027 rispetto alle previsioni di ottobre 2025.
Eurozona: Fmi taglia stime Pil a +1,1% nel 2026 e +1,2% nel 2027
Il Prodotto interno lordo dell’area dell’euro dovrebbe crescere dell’1,1% nel 2026 e dell’1,2% nel 2027, dopo una crescita dell’1,4% nel 2025. L’Fmi taglia le previsioni di gennaio dello 0,2% sia per il 2026 che per il 2027, ritocco che rispetto a ottobre è in calo dello 0,1% e dello 0,2% rispettivamente. In Germania il Pil dovrebbe crescere dello 0,8% quest’anno e dell’1,2% nel 2027, stime riviste al ribasso dello 0,3% rispetto a gennaio. In Francia la crescita è attesa dello 0,9% per il 2026 e 2027, con un taglio delle stime dello 0,1% e dello 0,3% rispettivamente. In Spagna il Pil dovrebbe crescere quest’anno del 2,1% e nel 2027 dell’1,8%, previsioni limate rispettivamente dello 0,2% e dello 0,1%.
Con scenario più grave crescita globale rallenta a 2% in 2026
“In uno scenario avverso, caratterizzato da aumenti più consistenti e persistenti dei prezzi dell’energia, la crescita globale rallenterebbe ulteriormente fino al 2,5% nel 2026 e l’inflazione raggiungerebbe il 5,4%. In uno scenario più grave, in cui si verificassero maggiori danni alle infrastrutture energetiche nella regione del conflitto, l’impatto sarebbe ancora maggiore: la crescita globale si ridurrebbe a circa il 2% nel 2026, mentre l’inflazione complessiva si attesterebbe poco sopra il 6% entro il 2027. L’impatto sulle economie emergenti e in via di sviluppo sarebbe quasi il doppio rispetto a quello sulle economie avanzate”. Lo rileva il Fondo monetario internazionale nell’Executive Summary del World Economic Outlook. Ci sono rischi al ribasso prevalgono, anche dopo il verificarsi di un evento di rischio, ovvero un’escalation delle tensioni geopolitiche, come spesso sottolineato nei precedenti report del WEO. Le tensioni geopolitiche potrebbero peggiorare ulteriormente, trasformando la situazione nella più grande crisi energetica dei tempi moderni, oppure potrebbero scoppiare tensioni politiche interne. I fattori di stress politico possono intrecciarsi con i cambiamenti nelle politiche commerciali e in altre politiche internazionali. Indipendentemente dagli sviluppi geopolitici, potrebbero scoppiare controversie commerciali. Come evidenziato nello Special Feature sulle materie prime, il ruolo cruciale degli elementi delle terre rare nelle catene di approvvigionamento globali costituisce un punto di attrito particolare. Una rivalutazione delle aspettative di profitto relative all’intelligenza artificiale (IA) o aspettative ridotte di margini di profitto realizzabili a causa di una concorrenza più intensa, anche in presenza di aumenti di produttività, potrebbe portare a un calo degli investimenti e innescare una brusca correzione nei mercati finanziari. Deficit fiscali più ampi e un debito pubblico crescente, partendo da una situazione in cui le riserve fiscali sono già erose, potrebbero esercitare pressione sui tassi di interesse a lungo termine e, di conseguenza, sulle condizioni finanziarie più ampie.
Eurozona: Eurostat, +0,4% produzione industriale a febbraio, -0,6% su anno
A febbraio la produzione industriale destagionalizzata è aumentata dello 0,4% sia nell’area dell’euro che nell’UE. Lo stima Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea. A gennaio la produzione industriale era diminuita dello 0,8% nell’area dell’euro e dello 0,9% nell’UE. A febbraio 2026, su base annua, la produzione industriale è diminuita dello 0,6% nell’area dell’euro e dello 0,1% nell’UE.
Gli aumenti mensili più elevati sono stati registrati in Irlanda (+5,7%), Finlandia (+3,3%) e Svezia (+3,2%). I cali più consistenti sono stati osservati a Malta (-6,0%), Lussemburgo (-4,6%) e Grecia (-2,1%). I cali annuali più marcati sono stati registrati in Lussemburgo (-17,0%), Irlanda (-10,0%) e Bulgaria (-8,0%). Gli aumenti più elevati sono stati osservati in Svezia (+7,7%), Belgio (+7,4%) e Danimarca (+5,8%).
