In riferimento all’esposto presentato dal Sindacato dei Militari il 2 settembre in ordine alla posizione di appartenenti alle Forze Armate all’interno della struttura organizzativa ‘Futuro Nazionale’ la Procura Militare di Roma comunica in una nota che “anche alla luce di notizie estratte da autorevoli organi di stampa estera, ha disposto l’apertura di accertamenti preliminari volti alla verifica della eventuale sussistenza di fatti di propria stretta competenza in relazione a persone soggette alla giurisdizione militare”.
“L’atto – si legge in una nota del Sindacato dei Militari – è finalizzato a sollecitare l’Autorità Giudiziaria Militare affinché accerti la sussistenza di fattispecie incriminatrici a carico di militari in servizio attivo che avrebbero assunto ruoli di vertice e di propaganda all’interno di un movimento politico, in aperta violazione dei doveri fondamentali di fedeltà, neutralità e imparzialità imposti dall’ordinamento militare”. “Non tollereremo zone d’ombra né ambiguità istituzionali – ha detto il segretario generale del Sindacato dei Militari, Luca Marco Comellini -. Abbiamo denunciato fatti precisi, documentati e gravi, che mettono a rischio il prestigio, la neutralità e la credibilità delle Forze Armate della Repubblica Italiana. La nostra non è una critica sindacale di circostanza: è una richiesta formale e irrevocabile di giustizia. Spetta ora alla Magistratura Militare accertare le responsabilità penali di chi ha scelto di confondere il proprio ruolo istituzionale con la militanza politica attiva, strumentalizzando l’uniforme e il grado per finalità di parte. Chi indossa l’uniforme della Repubblica deve rispondere alle sue leggi, non ai programmi di movimenti politici che riteniamo essere incompatibili con i valori costituzionali. Continueremo a vigilare e a tutelare la legalità con ogni strumento a nostra disposizione”.
Difesa Vannacci, non ravvisabili reati, confidiamo in archiviazione
“Per quanto ci è stato precisato, gli accertamenti della Procura militare non riguarderebbero l’ipotesi di ricostituzione del disciolto partito fascista, come inizialmente riportato dalla stampa, ma il fatto che alcuni militari in servizio ricoprirebbero cariche in seno a Futuro Nazionale. Anche in questa diversa prospettiva, nei fatti descritti non è ravvisabile alcuna fattispecie di reato, né comune né militare. L’eventuale questione potrebbe, al più, essere posta sul piano disciplinare, ma non certamente su quello penale, in assenza di una specifica norma incriminatrice”. Così in una nota Giorgio Carta, avvocato difensore del Generale Roberto Vannacci. “In realtà, nessuna disposizione di legge vieta espressamente a un militare in servizio di assumere un incarico all’interno di un partito politico. Tale divieto è stato ricavato in via interpretativa dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 5845 del 2017: una conclusione che personalmente non condivido e che non rappresenta neppure l’unico orientamento espresso dalla giurisprudenza amministrativa. In senso diverso si erano infatti pronunciati, tra gli altri, il TAR Umbria con la sentenza n. 409 del 2011 e il TAR Piemonte con la sentenza n. 1127 del 2016, successivamente riformata dal Consiglio di Stato. In ogni caso, anche volendo seguire l’interpretazione più restrittiva, la sua eventuale violazione non potrebbe costituire illecito penale senza una precisa fattispecie incriminatrice. Siamo pertanto assolutamente sereni e confidiamo che gli accertamenti si concludano rapidamente con l’archiviazione”.
No indagine su Vannacci per ricostituzione partito fascista
In relazione alle notizie diffuse da alcuni organi di informazione, la Procura Militare di Roma fa inoltre sapere che “non ha avviato alcuna indagine nei confronti del generale Roberto Vannacci per la presunta ricostituzione del partito fascista, né ha indicato tale ipotesi quale oggetto degli accertamenti disposti. La stessa Procura, nel motivare la propria decisione, ha infatti precisato che si è ritenuto opportuno disporre ‘accertamenti preliminari tesi a chiarire in quale contesto debbano essere inquadrati i fatti e a verificare la sussistenza di eventuali fattispecie di interesse di questo Ufficio’, rilevando inoltre che ‘la genericità di quanto evidenziato non consente – allo stato – di procedere a formali iscrizioni nel registro di cui all’art. 335 cpp’.
Si tratta di un passaggio inequivocabile: non è stata disposta alcuna formale iscrizione nel registro delle notizie di reato, né risulta avviata un’indagine penale nei confronti del generale Vannacci. È inoltre necessario precisare che nell’esposto presentato alla Procura Militare dal Sindacato dei Militari non viene formulata alcuna ipotesi di ricostituzione del partito fascista e non viene fatto alcun riferimento alla legge Scelba”.
Gli accertamenti disposti dalla Procura riguardano, “come espressamente indicato nel suo comunicato, la posizione di appartenenti alle Forze Armate all’interno della struttura organizzativa di Futuro Nazionale, allo scopo di verificare l’eventuale sussistenza di fatti di stretta competenza della giurisdizione militare. Pertanto, il titolo secondo cui la ‘Procura Militare avvia indagine su Vannacci’ per la ‘ricostituzione del partito fascista’ è una rappresentazione che non trova alcun riscontro negli atti della Procura. Si sta infatti attribuendo all’autorità giudiziaria un’indagine che non risulta essere stata avviata, un’ipotesi – quella della ricostituzione del partito fascista – che non è contenuta nell’esposto alla Procura Militare e un’iscrizione nel registro ex art. 335 c.p.p. che la stessa Procura afferma espressamente di non aver effettuato. La distinzione non è formale, ma sostanziale. E, considerata la gravità dell’accusa evocata, non può essere ignorata né trasformata in un titolo giornalistico che presenta come fatto accertato ciò che, negli atti ufficiali, semplicemente non risulta”.
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