Politica

Forza Italia, c’è il timore di una diaspora. Tajani garante del futuro del partito, ma le fondamenta tremano

 

“Oggi Forza Italia è una comunità colpita, ferita, ma ha una missione totale: unirsi nel rilanciare il messaggio del nostro leader, continuare in maniera convinta sul percorso che Silvio Berlusconi ci ha indicato”. Lo ha spiegato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, ricordando il leader di FI scomparso oggi, durante una visita al cimitero di Arlington, a Washington.  “Lo faremo con forza, con convinzione. In questo giorno di profondo dolore, dico che lo faremo anche con l’energia e la gioia che il nostro leader mi ha trasmesso dal momento della nascita di Forza Italia, che mi ha dato l’onore di fondare insieme a lui”, ha aggiunto Tajani. Di resistere parla anche l’altro big azzurro, Gasparri: “Chi ama la politica, chi ha vissuto con Silvio Berlusconi un percorso lungo 29 anni, sa che deve proseguire nel solco delle sue indicazioni, delle sue idee. Di Berlusconi ce n’è uno e non ce ne sono altri all’orizzonte, ma questo – sintetizza l’ex ministro – non fa venir meno la bontà di quelle idee e la necessità di attuarle”. Ma tutta la nomenclatura di Forza Italia deve fare i conti non solo sulla successione, ma anche sulle risorse destinate a questo partito. Si tratta di una grande incognita, come la gestione stessa del partito. In queste ore il coordinatore nazionale Antonio Tajani avrà il compito di interpretare al meglio la sua leadership. Ma anche qui resta l’incognita di una gestione senza la supervisione di Berlusconi. Detto questo, pare che al momento a nessuno interessi arrivare a un redde rationem, che finirebbe per indebolire il potere contrattuale del partito in Parlamento come nel governo. Semmai una “tregua armata”, una gestione più collegiale possibile sino alle europee, potrebbe essere l’unica strada per sopravvivere e rafforzare il pilastro popolare e moderato, in una forza autonoma, nel centrodestra italiano. Sugli Azzurri senza leader tanti gli appetiti, sia al centro che a destra. E’ evidente e chiara la grande attenzione su quella dote elettorale di Renzi che apertamente ha detto: “Berlusconi non può avere delfini o successori”. Questa valutazione rappresenta una apertura della porta del suo movimento-partito. Ma anche a destra sono pronti a raccogliere chi non si sente più garantito dai ‘colonnelli’ e potrebbe scegliere a breve di transitare in Fratelli d’Italia o Lega. Le Europee sono lontane e la leadership non si può improvvisare o creare in pochi giorni o poche settimane. L’aria che tira non è delle migliori.

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