Roma Capitale

Frammenti di storia – Quando l’antico supera il moderno: il genio costruttivo dei romani

di Gianluca Maddaloni 

 

Le opere dell’antica Roma, come il Colosseo, il Pantheon e gli acquedotti, sono testimonianze spettacolari della maestria ingegneristica romana. In questi giorni drammatici per la comunità valenciana, ha spopolato sul web l’immagine della diga Romana ad Almonacid de Cuba, costruita circa duemila anni fa, che ha protetto l’omonima cittadina dall’alluvione che ha devastato Valencia. Nonostante siano passati millenni, molte di queste strutture sono ancora in piedi, sfidando tempo, terremoti e intemperie. Ma qual era il segreto di questa resistenza? La risposta risiede in parte nell’uso innovativo di materiali come il cemento romano, ma anche in tecniche di costruzione straordinariamente avanzate per l’epoca. Il cemento romano, noto come opus caementicium, è considerato uno dei principali motivi per cui le strutture romane sono così durevoli. La sua composizione principale era una miscela di calce e pozzolana, una cenere vulcanica ampiamente disponibile nei dintorni di Roma. Questa combinazione conferiva al cemento romano caratteristiche uniche: resistenza all’acqua, a differenza dei cementi moderni, che possono degradarsi in ambienti marini, il cemento romano diventava più solido nel tempo a contatto con l’acqua. Questo spiega perché molti porti romani sono ancora intatti.

Autorigenerazione: studi recenti hanno dimostrato che il cemento romano può “ripararsi” da solo. Le microfessure che si formano nel tempo vengono riempite da cristalli di minerali, che si formano dalla reazione chimica della pozzolana con l’acqua. Oltre all’uso del cemento, i romani impiegavano metodi di costruzione ingegnosi che contribuivano alla longevità delle loro opere. Ad esempio gli archi romani distribuivano uniformemente il peso, riducendo il rischio di cedimenti strutturali. Questa tecnica è evidente nei ponti e negli acquedotti, come il famoso Ponte di Gard in Francia. Opus mixtum e opus reticulatum: I romani combinavano strati di pietra e mattoni in configurazioni particolari per migliorare la stabilità e l’estetica delle mura. Negli ultimi decenni, gli ingegneri e i ricercatori hanno studiato intensamente il cemento romano per capire come replicare le sue proprietà. Alcuni tentativi moderni di creare materiali durevoli si ispirano direttamente alla composizione del cemento romano. Inoltre, il design sostenibile trae insegnamento dall’architettura romana. Ad esempio, il Pantheon, con la sua cupola in cemento senza armature, è ancora oggi la più grande cupola in calcestruzzo non armato del mondo, dimostrando che materiali naturali e tecniche intelligenti possono superare le tecnologie moderne. La longevità delle strutture romane solleva interrogativi importanti sull’edilizia moderna. Le costruzioni contemporanee, spesso progettate per durare solo pochi decenni, potrebbero beneficiare di un ritorno a principi ingegneristici più duraturi e sostenibili. Integrare le conoscenze del passato con le tecnologie moderne potrebbe essere la chiave per costruire un futuro più resistente e rispettoso dell’ambiente. Gli antichi romani non avevano accesso a supercomputer o a sofisticate macchine da costruzione, ma compensavano con ingegno, materiali eccezionali e una comprensione profonda della natura. Il loro lascito ci ricorda che a volte il progresso non significa solo guardare avanti, ma anche saper apprendere dal passato.

Related posts

Lavori stazione Pigneto, modifiche viabilità dal 31 marzo

Redazione Ore 12

Cultura. Lazio: alla Regione convegno sul rilancio del cinema

Redazione Ore 12

PARTITI I CANTIERI PER LA RIGENERAZIONE URBANA DI TOR BELLA MONACA

Redazione Ore 12