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Giustizia, Nordio: “Processi troppo lenti, manderò ispettori negli uffici”

 

La lentezza dei processi “ci costa fino al 2% del Pil. Ci saranno ispezioni rigorosissime, vorremo che i vari ispettori andassero nei vari uffici a vedere perchè, a parità di risorse, alcune cose funzionano e altre no“. Lo dice il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, nel seguito delle comunicazioni sulle linee programmatiche del suo Dicastero in commissione al Senato, annunciando che la “priorità” dell’azione del suo ministero sarà “la riforma del processo civile”. “Sulla separazione delle carriere” tra giudici e pm “non faccio un passo indietro, ma ci sono delle priorità: la priorità riguarda la riforma della giustizia civile” e “la lentezza dei processi”, aggiunge il ministro della Giustizia. Nordio ricorda che “in questo momento il primo tema di emergenza è l’impatto che la giustizia può avere sull’economia, perchè in questo momento – ribadisce – l’economia è la criticità più grave del nostro Paese”. La lentezza della giustizia civile, spiega il ministro, “ci costa 2 punti di Pil, per cui problemi divisivi come la separazione delle carriere, in cui io credo fermissimamente, richiedono una revisione costituzionale e sarà lunga. La separazione delle carriere non può essere la priorità oggi, ma non si dica un domani ‘Nordio ha fatto un passo indietro’”. Il Guardasigilli continua: “Ovviamente queste riforme andranno in parallelo ma la priorità riguarda effettivamente il riordino della giustizia civile. Grazie alla digitalizzazione noi stiamo monitorando le diverse durate dei processi nei rispettivi esiti nei vari uffici giudiziari. Ovviamente a parità di risorse e a parità di contenzioso, perchè dobbiamo aggregare dei dati omogenei e lo faremo con frequenza quindicinale. Aggiungo che al di là del fatto che vi saranno delle ispezioni rigorossime e immediate quando vi fossero violazioni di norme da parte dei magistrati, secondo me l’attività ispettiva del ministero, l’attività preminente dell’ispettorato, non deve essere quella di fare il poliziotto o il carabiniere o il censore ma di essere di ausilio, di aiuto. Cioè, noi vorremmo che i nostri ispettori andassero nei vari uffici e vederessero perchè a parità di risorse questo funzione di più e questo di meno”. Il ministro Carlo Nordio sottolinea che il suo Capo Gabinetto Alberto Rizzo “è una ‘macchina da guerra’ su questo. È stato premiato come presidente del Tribunale più efficiente d’Italia proprio per quanto riguarda la razionalizzazione delle distribuzione di compiti e la digitalizzazione e informatizzazione”. Il tema della inappellabilità da parte del Pm delle sentenze di proscioglimento “è una vecchia questione, personalmente sono convintissimo che sia necessario riformare completamente questa disciplina e sia necessario tornare a quella che era stata la famosa Legge Pecorella, dichiarata incostituzionale dalla Corte”, dice il ministro della Giustizia aggiungendo: “Naturalmente una legge in questo senso va rimodulata per evitare una nuova pronuncia” della Consulta “però sono intervenuti dei fatti nuovi, ad esempio è intervenuto il fatto che adesso vige il principio che una persona non può essere condannata se non vi sono prove al di là di ogni ragionevole dubbio. Ora la domanda è: come si può rinviare a giudizio e in prospettiva condannare una persona quando un giudice precedente ha dubitato al punto da assolvere? O il giudice precedente era irragionevole, e quindi dovrebbe essere cacciato dalla magistratura, oppure è sbagliata la norma”. La soluzione potrebbe essere, osserva Nordio, mantenere il principio della inappellabilità delle sentenze di assoluzione da parte del Pm, “salvo alcuni casi di nuove prove in cui però allora il processo deve essere rifatto“. “Il Codice degli appalti sarà ora oggetto di discussione ma secondo me una semplificazione delle normative, se fatta bene, non significa affatto nè un regalo alla mafia nè un’impunità verso qualsiasi forma di corruzione. Significa semplicemente cercare di individuare le competenze e semplificare le procedure. Io sono convinto – aggiunge Nordio- come diceva Tacito, ‘Corruptissima re publica plurimae leges’: più si fanno leggi, più la Repubblica si corrompe e più la Repubblica si corrompe e più sforna leggi. Così la corruzione non si combatte affatto. Più leggi ci sono e più si confondono, si diffondono, le competenze e si complicano le procedure. Se una persona deve bussare a cento porte invocando cento leggi diverse è molto più facile che una di queste resti chiusa finchè non arriva un omino che dice che devi andare a ungerla”. Il ministro sottolinea: “Aggiungo che l’efficacia deterrente delle leggi penali in tema di corruzione è pari a zero, lo è in tutti i reati perchè nessun reo o potenziale criminale va a ‘compulsare’ il Codice penale per vedere quale sia la pena edittale quando deve commettere un reato, per la semplice ragione che pensa di farla franca e non si pone nemmeno il problema”. La “proliferazione eccessiva verso la corruzione ha creato nuovi reati e ha inasprito le pene – conclude Nordio – eppure la corruzione continua a esserci. Bruxelles (con il Qatar gate, ndr) insegna che la corruzione è abbastanza diffusa in modo orizzontale e verticale nel tempo e nello spazio”.

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