“Arrivata raccomandata. Gkn si prepara a riaprire la procedura di licenziamento.Decretate ora. Ancora una volta presi in giro”. Su Facebook, il post del Collettivo di fabbrica dello stabilimento di Campi Bisenzio è stringatissimo. Ma c’è tutto: la scelta dell’azienda di riavviare la seconda procedura di licenziamento (bocciata a settembre dal tribunale di Firenze) e la rabbia dei lavoratori.
Nella raccomandata arrivata agli operai, l’azienda controllata dal fondo inglese Merlose (che si firma “in liquidazione”) mette nero su bianco lo stato dell’arte: “Continueremo diligentemente la discussione con il sindacato e le istituzioni per trovare un’intesa che possa effettivamente portare avanti il progetto di reindustrializzazione della fabbrica, anche se siamo costretti a iniziare la procedura legale alla fine di questo mese”, che peraltro finisce oggi.
Prima la nuova comunicazione che dà il via alla nuova procedura di licenziamento collettivo. Poi un corteo per le vie del centro di Firenze, con tappa a Palazzo Vecchio dove una delegazione dei lavoratori di Gkn ha visto il sindaco Dario Nardella e il collega di Campi Bisenzio, Emiliano Fossi. “La procedura di licenziamento non deve ripartire, l’abbiamo ribadito” anche alle istituzioni, sottolinea Dario Salvetti, membro della Rsu e del Collettivo di fabbrica dello stabilimento di Campi, al termine dell’incontro.
Così i lavoratori guardano già a domani quando Invitalia dovrebbe vedersi con l’advisor nominato dalla società. “Attendiamo questo incontro. Vogliamo essere presenti, con le istituzioni”, perché “ci devono dire qual è il piano di reindustrializzazione”, continua Salvetti. “Anche perché se” con l’advisor “hanno trovato questi quattro compratori, li avranno selezionati sulla base di un mandato di vendita. E cosa vendono, cosa hanno detto ai compratori? Sulla base di queste domande li hanno selezionati e questo ce lo devono dire subito”.
Ora, torna alla carica Salvetti, “chiediamo di vedere il prima possibile il piano di reindustrializzazione e di valutarlo. Solo dopo si costruisce il ponte per arrivare a un’eventuale soluzione alternativa a Gkn”. L’azienda controllata dal fondo inglese Merlose “invece, vuole fare il contrario: prima vuole che firmiamo i licenziamenti e un accordo di cessazione di attività. Vogliono scappare dicendoci che dopo arriveranno i compratori, ma così non si fa nemmeno il rogito per uno scantinato”.
Nel Paese, continua nella sua riflessione, “non so se siano rimasti professionisti seri, ma chiunque ha un minimo di serietà dovrebbe sapere che parole come reindustrializzazione e transizione green sono state usate per chiudere molte aziende”.
In questo senso “è nell’interesse di chi è serio mettere delle garanzie sul tavolo per dire ‘questa volta non andrà così’”. Quindi “chiediamo che si elabori un piano di continuità occupazionale e che si firmi un accordo di continuità sui diritti dei lavoratori per evitare che questo passaggio serva solo a fare macelleria sociale. Dopodiché si discuteranno gli strumenti, anche un eventuale ammortizzatore per la riorganizzazione perché c’è da far ripartire un’azienda e non è una cosa che fai in un giorno”.
