di Marino Marini
Hamas afferma di essere pronto a procedere con la seconda fase dell’accordo di cessate il fuoco con Israele e spinge per accelerare il processo di scambio di tra ostaggi e detenuti. Dunque se la tregua sarà rispettata, le parti passeranno alla fase due, quella che potrebbe fermare il conflitto. L’obiettivo, ha sottolineato Hamas, è quello di arrivare al cessate il fuoco permanente e al ritiro completo delle Forze di sicurezza israeliane (Idf) dalla Striscia di Gaza. Hamas ha inoltre dichiarato di essere pronto a ”uno scambio totale di prigionieri con Israele”, ovvero a liberare tutti gli ostaggi ancora trattenuti, in cambio della fine permanente della guerra, del ritiro delle Idf dall’enclave palestinese e della ricostruzione della Striscia di Gaza. Lo ha dichiarato il portavoce di Hamas Hazem Qassem, precisando che la ricostruzione della Striscia di Gaza deve essere effettuata tramite un chiaro consenso nazionale e che non verrà permesso a nessuna forza esterna di interferire. Qassem ha spiegato che i negoziati per la seconda fase non sono ancora iniziati, ma i colloqui con i mediatori sono in corso. Intanto Israele ha pubblicato l’elenco dei 602 prigionieri palestinesi che intende liberare oggi dopo la restituzione degli ostaggi da parte di Hamas. 445 dei rilasciati sono originari della Striscia di Gaza, arrestati nei giorni successivi all’attacco del 7 ottobre 2023. Inoltre, lasceranno il carcere altre sessanta persone condannate a pene detentive lunghe, e altre 50 all’ergastolo. In totale poi, secondo Al Arabya News, dovrebbero essere 108 i palestinesi a cui le autorità israeliane potrebbero vietare di tornare alle loro case, procedendo con l’espulsione da Israele e Territori palestinesi occupati. E’ stata comunque una giornata ancora una volta vissuta con sentimenti diversi, da un lato l’esaltazione di Hamas e dall’altro l’inquietudine di Israele. Tutto è iniziato con la liberazione degli ostaggi israeliani. Come per le precedenti consegne, anche questa volta i combattenti della Brigata Qassam, l’ala militare di Hamas, hanno allestito due palchi, a Rafah e Nuseirat, con striscioni di propaganda mentre la Croce Rossa, il compito di accompagnare e consegnare le persone rilasciate, all’esercito israeliano. Ad essere liberati sono stati: Eliya Cohen, Omer Shem-Tov, Omer Wenkert, Tal Shoham, Avera Mengistu e Hisham al-Sayed, quest’ultimo, un beduino israeliano tenuto prigioniero a Gaza dal 2015, verrà rilasciato senza una cerimonia pubblica, in rispetto per la sua famiglia. Al-Sayed, affetto da problemi mentali secondo la sua famiglia, è stato catturato dopo aver attraversato volontariamente il confine con la Striscia quasi un decennio fa. Il 37enne verrà consegnato alla Croce Rossa più tardi.
Ma la giornata della liberazione degli ostaggi israeliani e dei prigionieri palestinesi, è stata funestata da un’altra notizia: La famiglia Bibas ha affermato che gli esperti dell’Istituto di medicina legale di Israele hanno identificato il corpo di Shiri, la madre dei piccoli Kfir e Ariel. “Abbiamo ricevuto la notizia che temevamo di più: la nostra Shiri è stata assassinata in prigionia”, hanno scritto stamattina i familiari sugli account social Bring Bibas Back. La donna “ora è tornata a casa dai suoi figli per riposare”, si legge nella dichiarazione. Il kibbutz dove Shiri è stata rapita nell’attacco contro Israele del 7 ottobre 2023 ha confermato la morte della donna. “Annunciamo con profondo dolore e cordoglio l’assassinio di Shiri Bibas, uccisa durante la prigionia a Gaza”, ha affermato il kibbutz Nir Oz in un comunicato.
