Medicina

Hantavirus: Pulvirenti, tutte le malattie trasmesse dai topi

I roditori rappresentano un’insidia per la salute. Ora i 7 casi di probabile infezione a bordo di una nave da crociera nell’Atlantico (stando all’ultimo aggiornamento dell’Organizzazione mondiale della sanità) hanno acceso i riflettori sull’Hantavirus, ma questa patologia non è la sola legata ai topi.
Ricordate la leptospirosi? A ‘censire’ le malattie portate dai roditori è Fabrizio Pulvirenti, direttore della Uoc di Malattie infettive dell’ospedale Vittorio Emanuele di Gela (Caltanissetta), noto al grande pubblico perché nel 2014 – da medico volontario di Emergency – contrasse Ebola in Sierra Leone.
Ma quali sono oggi le malattie portate dai topi? “Il ratto è serbatoio o vettore di numerosi agenti patogeni: la leptospirosi, trasmessa attraverso le urine contaminate che raggiungono acque o il suolo; la salmonellosi e altre tossinfezioni alimentari, favorite dalla contaminazione di derrate con i loro escrementi; la febbre da morso di ratto, causata da Streptobacillus moniliformis. E poi c’è la storia: se la peste bubbonica del Trecento devastò l’Europa, fu perché il ratto fungeva da ospite per Xenopsylla cheopis, la pulce vettore di Yersinia pestis. Il roditore non uccideva direttamente, ma trasportava chi uccideva”, ricorda lo specialista.
Eppure oggi i topi si muovono senza problemi in città, vicino ai corsi d’acqua e sugli alberi. Pulvirenti, che è autore di ‘Ssn 4.0. Proposte per la rifondazione del Servizio Sanitario Nazionale’, sottolinea l’importanza del controllo della popolazione di roditori. Si tratta di “una questione di salute pubblica concreta. Il lavoro di vigilanza svolto dalle Aziende Sanitarie Locali e dai Nuclei Antisofisticazione e Sanità dell’Arma dei Carabinieri nei mercati, nei depositi alimentari, nella ristorazione collettiva, è una delle linee di difesa meno visibili ma più efficaci di cui disponiamo ed andrebbe potenziata, specie nell’ottica One Health”.
Ma torniamo all’Hantavirus. “Questa malattia non si comporta come un’influenza: non circola nell’aria di una sala da pranzo affollata, non passa da una stretta di mano, non si diffonde tra passeggeri come un coronavirus. Appartiene alla famiglia Hantaviridae, genere Orthohantavirus, e si tratta di una zoonosi, ovvero di un’infezione animale che occasionalmente interessa l’uomo. Il serbatoio naturale è costituito da roditori selvatici, portatori cronici asintomatici”.
Il contagio nell’uomo avviene per inalazione di aerosol contaminati da escrezioni infette (urina, feci essiccate, saliva) o, più raramente, per contatto diretto con materiale biologico dell’animale. “La trasmissione interumana è documentata in modo solido soltanto per il ceppo Andes, circolante in America meridionale, attraverso un meccanismo ancora non del tutto chiarito. Per tutti gli altri ceppi, inclusi quelli europei come Puumala e Dobrava, non costituisce una via di contagio rilevante”, chiarisce Pulvirenti.
Intanto, mentre si indaga sul cluster a bordo della MV Hondius, per l’Oms la trasmissione da uomo a uomo sulla nave resta possibile: “Sappiamo che alcuni dei casi hanno avuto contatti molto ravvicinati e certamente non si può escludere la trasmissione da uomo a uomo.
Quindi, a scopo precauzionale, stiamo ipotizzando questa possibilità”, ha dichiarato ai giornalisti Maria Van Kerkhove, direttrice dell’Organizzazione mondiale della sanità per la preparazione e la prevenzione di epidemie e pandemie.
Margherita Lopes (La Presse)

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