di Giovanni Scipioni (*)
Nel novembre del 1825, esattamente duecento anni fa, Leonida Montanari, carbonaro, viene condotto davanti alla ghigliottina. Si rifiuta di farsi bendare.
Non vuole i conforti religiosi. Si proclama innocente e saluta beffardamente il boia Mastro Titta: “A mastro Titta tu sei il più moderno di questa società perché usi la ghigliottina inventata dai francesi”.
Sul muro del carcere aveva scritto: ascoltare con prudenza, credere con ragione, e determinare con giustizia. Divenne l’emblema della Repubblica Romana.
Questa forza d’animo, quest’anima rivoluzionaria è quello che percorre oggi la Carboneria. Duecento anni fa contro il Papato e gli austriaci, oggi per difendere la democrazia. Perché, in chiave di riservatezza, il compito dei carbonari è quello di miglioramento morale e politico della società.
E’ quanto contenuto nel libro “Carbonari a Roma” a cura di Benito Garrone, continuatore e stratega degli ideali della Carboneria. Nel libro ci sono interventi, saggi e interviste che svelano un mondo spesso non sapientemente considerato. Un mondo semplice e al tempo stesso complesso che, come scrive Wikipedia, è un’associazione culturale di uomini liberi, combatte in maniera non violenta l’Unità ideale della nostra Nazione ed è composta da uomini ossequienti delle leggi dello Stato, ma risoluti a far rivivere gli ideali del Risorgimento. Parole semplici assai vicine alla realtà che oggi grazie all’impegno di Garrone continua la sua strada certamente non semplice ma entusiasmante.
La giustificazione che i carbonari danno del segreto e del giuramento è di tradizione libertina e illuministica, perché configura la società segreta come unione di ricercatori del vero, che necessariamente nascondono al popolo
le verità ultime, mentre cercano di educarlo col mito e con la gradualità dell’apprendimento.
In una intervista al professore Gian Mario Cazzaniga, dell’Università Normale di Pisa e depositario intellettuale della Carboneria, ci sono delle piccole e grandi chicche sull’attualità della carboneria. Il professore sostiene che un richiamo alla tradizione carbonara significa credere nell’identità morale e laica. Inoltre la Carboneria ha avuto una vita prolungata nelle regioni pontificie. Possiamo dire che il Papa Re è il padre spirituale della Carboneria. E’ stato assai utile perché ha creato e fortificato un’identità carbonara di forte moralità: l’utilità del nemico. La Carboneria ha una visione del mondo e un sistema di valori così importanti, sostiene Cazzaniga, che non solo resistono nel tempo ma penetrano con forza e passione nella nostra attualità, nella storia dei nostri giorni.
Il professore afferma inoltre che i partiti sono comitati elettorali mentre “oggi un bravo carbonaro, per prima cosa, dovrebbe misurarsi con i problemi del Paese che oggi, nella campagne elettorali, vengono frammentati.
E poi il segreto. Il segreto che ha creato tante critiche. Oggi la Carboneria non ha
bisogno del segreto perché si occupa di cose che altri hanno completamente dimenticato, volontariamente e non: la povertà, la disoccupazione, la prevaricazione, la violenza sessuale. “Ecco, la Carboneria e i carbonari dovrebbero occuparsi di questi temi” dice Cazzaniga e i carbonari di Roma con l’aiuto delle istituzioni sane questo stanno facendo. Il libro di Garrone sta a testimoniarlo.
(*) Giornalista
