di Dario Rivolta (*)
Se qualcuno volesse capire, di là dalle versioni offerte dalle contrapposte propagande, quali siano davvero state le origini dell’attuale confronto tra l’Occidente e la Russia non deve limitarsi a leggere gli eventi cominciati nel 2022 e nemmeno nel 2014. Servirà andare molto più indietro nel tempo e far partire le osservazioni dal momento della caduta dell’Unione Sovietica, il 26 dicembre 1991, quando il Soviet Supremo dell’URSS dichiarò formalmente lo scioglimento dello Stato sovietico.
Sgombriamo però il campo da alcuni equivoci frutto di disinformazione voluta dalle parti. Innanzitutto è chiaro che non si tratta di una lotta dell’Occidente democratico contro le autocrazie. Se davvero così fosse dovremmo guerreggiare o porre sanzioni economiche all’ottanta per cento degli Stati del mondo. Inoltre, non si spiegherebbe perché si continuino a considerare alleati e ad armare Paesi come l’Arabia Saudita, a stringere accordi commerciali (e non solo) con il Vietnam, a tenere la Turchia quale partner nella NATO, a importare gas e petrolio dall’Azerbaigian ecc. Vogliamo poi dirci cos’è l’Ucraina? Una democrazia o, sin dall’indipendenza e come dimostrato anche dagli ultimi avvenimenti, una cleptomanzia?
Un altro equivoco è continuare a sostenere che la NATO sia un’alleanza difensiva. Certamente lo fu quando fu creata e lo rimase per tutto il tempo della Guerra fredda ma, caduta l’URSS e venuto quindi a mancare il “nemico”, la ragione di esistere dell’Alleanza è cambiata. Infatti, pur senza modificare formalmente il Trattato, nel 1999 con il “The Alliance’s Strategic Concept” fu deciso che nella “missione” ci sarebbero state anche le possibilità di “azioni preventive”, fu prevista anche la proiezione degli interventi militari al di fuori del territorio dei membri e la possibilità di intervenire nei casi in altre parti del mondo giudicati da noi “critici”. La prima applicazione di questa nuova filosofia fu la guerra contro la Jugoslavia nel 1999, condotta senza alcun mandato dell’ONU. Ne seguirono poi altre.
Il terzo equivoco di cui dovremmo liberarci riguarda il Diritto Internazionale. In questo caso non c’è alcun dubbio che la Russia lo abbia violato e stia continuando a farlo ma, anche qui, occorre guardare i fatti con la massima obiettività e siamo costretti ad ammettere che i primi ad averlo palesemente violato siamo stati noi Occidentali proprio con l’intervento già citato in Kossovo, contro la Serbia, in Iraq nel 2003 e ancora in Libia nel 2011 (con una nostra interpretazione molto estensiva del mandato ONU). Senza contare le uccisioni di “terroristi” avvenute in altri Stati “sovrani” e il recente “sequestro” del Presidente venezuelano Maduro. In realtà, anziché rifarsi al “diritto internazionale”, tutti coloro che possono permetterselo creano da sé la propria giurisprudenza politica reinterpretando le norme a proprio piacimento e inventandosi, ad esempio, la “responsabilità di proteggere”. È da sempre che le potenze mondiali decidono esse stesse quando applicare il concetto della “sovranità nazionale” e quando ignorarla. Anche i trattati sono rispettati o abbandonati secondo gli interessi strategici e così è per i diritti e la protezione delle minoranze etniche. In ogni caso, comunque, quando quel “diritto” viene violato chi lo fa ricorre sempre a narrazioni mediatiche di comodo per convincere i popoli che i “cattivi” sono gli altri. Usciamo dunque dall’ambiguità e ammettiamo che la politica internazionale non è mai davvero basata su “valori” ma sempre e soltanto su interessi nazionali.
Infine, sempre per essere obiettivi. è bene ricordare cos’è la cosiddetta “Dottrina Monroe”, emanata dagli Stati Uniti il 2 dicembre 1823 e da allora sempre applicata da Washington. Quella dottrina afferma che qualsiasi intromissione di potenze straniere negli affari politici del continente americano sarà considerata come ostile agli Stati Uniti. Di conseguenza, ogni tentativo di estendere un sistema politico europeo (o, oggi, asiatico) a qualsiasi territorio dell’emisfero occidentale sarebbe stato giudicato pericoloso per la loro pace e sicurezza e ogni tentativo di controllo del destino degli Stati americani sarebbe stato interpretato come esplicita manifestazione di inimicizia verso gli USA causandone la reazione. Tale filosofia fu ripresa in occasione dell’annessione del Texas a seguito della guerra messico-statunitense (1846-1848) ma la sua interpretazione fu applicata da Theodore Roosevelt fino ad affermare esplicitamente il diritto di affermazione dell’egemonia statunitense in tutto il continente americano (corollario Roosevelt). Successivamente, essa fu posta a fondamento, insieme con il Manifest Destiny (vedi: https://it.wikipedia.org/wiki/Destino_manifesto), dell’idea di formale protettorato USA in tutta l’area centroamericana e caraibica, e fu invocata durante la guerra fredda per giustificare interventi politici e militari statunitensi in America centrale e meridionale. In un primo tempo, la “dottrina Monroe” prevedeva che gli USA non si sarebbero mai impegnati al di fuori del continente americano ma il principio fu violato nelle due guerre mondiali e durante tutta la Guerra Fredda. In altre parole il concetto era (ed è) che gli USA avevano (e hanno) il diritto “per la propria sicurezza” di impedire a qualunque altra potenza con tutti i mezzi, ivi compresa la guerra, di avvicinarsi non solo ai propri confini ma all’intero continente e insidiare, anche altrove, l’egemonia statunitense. Accettiamo che garantire la propria sicurezza sia una regola valida solo per loro?
Fatte queste doverose premesse, richiamiamo alcune delle date significative che ci aiutano a spiegare come si sia arrivati all’invasione russa dell’Ucraina.
1990- Trenta documenti declassificati dal National Security Archive di Washington rivelano gli impegni verbali assunti nel 1990 dai leader occidentali con l’allora leadership sovietica di non espandere l’Alleanza Atlantica. Figure di rilievo come il presidente George Bush (che ritrattò), il segretario di Stato James Baker e il cancelliere Helmut Kohl avevano garantito che la giurisdizione della NATO non si sarebbe estesa oltre il fiume Oder. In cambio l’URSS accettava la riunificazione della Germania.
1991 e oltre- Visito la nuova Ucraina e incontro alcuni politici locali. Noto da quasi subito la presenza di molte ONG, soprattutto americane, che “insegnano” la democrazia. Alcuni giovani funzionari e politici promettenti sono invitati gratuitamente per circa un mese negli Stati Uniti per conoscere le locali istituzioni. Molti di loro diventeranno poi gli sponsor degli Usa in Ucraina.
1994- su pressioni di Svezia e Polonia (e l’appoggio soprattutto britannico) la Commissione Europea crea la Partnership for Peace indirizzata ai Paesi dell’ex blocco sovietico con programmi di addestramento ed esercitazioni militari.
1995- Intervento NATO in Bosnia. In quel caso la Russia, politicamente, economicamente e militarmente indebolita, rimane totalmente esclusa dal ruolo di co-garante per la sicurezza europea.
1997- Viene firmato tra la Nato e la Russia il Founding Act, che inaugura la costituzione di un Consiglio Permanente tra le due parti. Con questo accordo gli alleati ottengono di poter agire in paesi terzi senza l’interferenza russa, ma si impegnano a consultare, a cooperare e persino ad organizzare operazioni in collaborazione con la Russia.
1997- È pubblicato negli Stati Uniti il libro di Zbigniew Brzezinski “The great chessboard- American Primacy and Its Geostrategic Imperatives” tradotto presto in varie lingue. Brzezinski era stato consigliere per la politica estera di Jimmy Carter e poi suggeritore di molti altri Presidenti. Da tempo, pur essendo solamente docente universitario era considerato un nume importantissimo per la politica estera americana. In quel libro sostiene che occorrerà usare l’Ucraina per distruggere la Russia, spezzettarla (se possibile) e impadronirsi delle sue risorse naturali. Sia Clinton sia Obama lo consultano spesso, seppur informalmente, per orientare le loro politiche verso la Russia, i Balcani e l’Asia Centrale. Un importante funzionario americano di altissimo livello, Tom Donilon, ha scritto un’analisi dettagliata sul ruolo determinante di Brzezinski nella strategia globale estera americana.
1999- Allargamento della NATO a Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca. La Russia non è d’accordo ma subisce.
(*) Già parlamentare, esperto di politica e commercio internazionali
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