Primo piano

I Trasporti e la Filosofia del Non‑Movimento

di Loredana Vaccarotti

 

In Italia la primavera non porta solo pollini, allergie e la voglia di mollare tutto per aprire un botteghino a Fuerteventura. No! Porta scioperi. Una valanga di scioperi. Così tanti che ormai i calendari sindacali sembrano il menù di un ristorante all you can eat: c’è tutto, e non sai da dove cominciare. “Vuole aggiungere anche uno sciopero dei treni? È compreso nel prezzo.”

Lunedì 9 marzo: il Paese si sveglia e dice “No, oggi non ce la posso fare”

Sciopero generale nazionale. Pubblico, privato, semipubblico, semiprivato, e probabilmente anche il bar sotto casa che ti guarda con aria di rimprovero e ti dice:

“Cappuccino? No, oggi no. Oggi siamo in lotta. Ti va un bicchiere d’acqua del sindacato?”

I vigili del fuoco scioperano dalle 9 alle 13, giusto il tempo di un brunch sindacale con focaccia, olive e discussione sulle pensioni.

La scuola sciopera. L’università sciopera. La ricerca sciopera. A questo punto anche il tuo cervello sciopera: “Non chiedermi di capire cosa succede. Torna domani. Forse.”

Trasporti locali: la tombola del pendolare

Bus, tram e metro potrebbero esserci. Oppure no. Oppure esserci ma solo in modalità “fantasma”: li vedi passare, ma non si fermano. Ti guardano. Tu li guardi. È un amore impossibile.

Le aziende hanno aderito “a macchia di leopardo”, che in Italia significa:

“Tu esci di casa. Poi vedi se la città ha deciso di collaborare o se oggi vuole giocare a Survivor: Edizione Metropolitana.”

Mercoledì 11 marzo: Italo prende ferie

Il personale Italo sciopera dalle 9:01 alle 16:59. Sì, 9:01. Perché 9:00 era troppo banale, troppo commerciale, troppo “da Trenitalia”.

Durante quelle ore i treni potrebbero:

  • non partire
  • partire ma tornare indietro
  • partire, ma solo spiritualmente
  • partire, ma solo se li motivi con un discorso alla Braveheart
  • partire, ma solo per andare a prendere un caffè e tornare

Le fasce garantite ci sono, ma sono timide come un adolescente al primo appuntamento:

“Ciao… forse… arrivo… non lo so… vediamo… ti scrivo dopo…”

Domenica 16 marzo: il TPL entra in crisi esistenziale

Alcune regioni avranno scioperi nel trasporto pubblico locale. Perché anche i bus, ogni tanto, si guardano allo specchietto retrovisore e pensano:

“Ma io, nella vita, voglio davvero fare il bus? O voglio aprire un B&B in Puglia e chiamarlo ‘La Sosta Felice’?”

Martedì 18 marzo: il cielo si ferma, letteralmente

Il settore aereo decide che è il momento di una pausa spirituale.

  • Ita Airways ed EasyJet scioperano dalle 13 alle 17: quattro ore perfette per distruggere qualsiasi coincidenza, appuntamento, matrimonio o fuga romantica.
  • A Linate, Malpensa e Montichiari scioperano per 24 ore le società di handling. Gli aeroporti funzionano solo se li guardi con amore, rispetto e un pizzico di superstizione. Tipo basilico sul balcone: se lo guardi male, muore.

ENAC garantisce i voli tra 7–10 e 18–21. Che è un po’ come dire:

“Ti faccio partire, ma solo se oggi mi sei simpatico. E se hai fatto i compiti.”

Reazioni degli italiani: zen forzato

Gli italiani, come sempre, hanno reagito con la consueta eleganza:

  • chi è rimasto bloccato in stazione ha aperto un podcast improvvisato: “Benvenuti a Pendolari Disperati, episodio 1: la mia vita in binario 4.”
  • chi aspettava il bus ha sviluppato un rapporto spirituale con la fermata: “Ormai siamo una coppia di fatto.”
  • chi doveva prendere un aereo ha iniziato a considerare il teletrasporto come opzione realistica
  • chi doveva prendere Italo ha scritto una lettera d’addio ai propri progetti di vita
  • chi doveva andare al lavoro ha semplicemente detto: “Vabbè, smart working. Anche se lavoro in un panificio.”

Diritti dei passeggeri: la speranza è l’ultima a decollare

Se il tuo volo ritarda o viene cancellato, puoi chiedere:

  • assistenza
  • rimborso
  • riprotezione
  • un abbraccio morale
  • un rosario

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