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Il diavolo sta nei dettagli anche in Italia. Il rapporto SIPRI sul mercato delle armi

Andrew Korybko, analista e giornalista di numerose testate internazionali on line, riporta alcuni dettagli dal rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI).  

L’istituto, che è considerato la massima autorità sul commercio internazionale di armi, ha pubblicato il mese scorso il suo ultimo rapporto sulle tendenze correlate dal 2020 al 2024 sottolineando il calo del 64% delle esportazioni di armi russe tra il 2015-2019 e il 2020-2024.Evidentemente dovuto al loro massiccio impiego nel conflitto ucraino.Così come il Qatar che ha più che raddoppiato le sue importazioni di armi diventando il terzo importatore al mondo.

Tuttavia  ci sono ancora cinque dettagli che secondo l’autore dell’articolo sono sfuggiti alla maggior parte degli osservatori:

 Israele non è tra i primi dieci destinatari di armi dagli Stati Uniti

Israele è stato l’undicesimo destinatario delle esportazioni di armi statunitensi nel 2020-24 con una quota del 3,0%, mentre  l’Arabia Saudita ha ricevuto il 12% di armamenti globali  e il Qatar il 7,7%. Risulta quindi che i sauditi hanno ricevuto quattro volte più armi di Israele e il Qatar due volte e mezzo in più, il che sfida la percezione diffusa del ruolo di Israele nel complesso militare-industriale degli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti stanno imitando la “diplomazia militare” della Russia

La Russia è nota per praticare una politica di “diplomazia militare” con cui arma coppie (amiche) fra loro rivali (Armenia-Azerbaijan, Cina-India, Cina-Vietnam, ecc.) con l’intento di mantenere l’equilibrio di potere tra loro e quindi promuovere soluzioni politiche alle controversie.

Gli Stati Uniti stanno ora replicando questa politica nel Golfo armando l’Arabia Saudita e il Qatar, che si guardano ancora con sospetto nonostante il loro riavvicinamento nominale, ma non è chiaro se questo possa aiutare a mantenere la pace tra loro.

L’Italia ha raddoppiato le sue esportazioni nel mondo e in Medio Oriente

L’Italia ha sorpreso gli analisti  più che raddoppiando le sue esportazioni di armi, diventando il sesto fornitore al mondo dopo essersi ritagliata una comoda nicchia in Medio Oriente.

Qatar (28%), Egitto (18%) e Kuwait (18%), percentuali che  costituiscono complessivamente quasi 2/3 delle sue vendite nell’ultimo quinquennio. Poco meno di un quarto (24%) delle esportazioni di armi in Turchia provenivano dall’Italia durante questo periodo. Inoltre  dispone altre di  “altri veicoli blindati” ordinati o preselezionati per vendite future, più numerosi  rispetto a tutti i suoi concorrenti.

 I trasferimenti di armi della Polonia all’Ucraina erano donazioni…ma non si dice

ILa Polonia è oggi  il 13° esportatore al mondo di armi. Infatti nello stesso periodo ha trasferito o 40 volte più equipaggiamento rispetto all’anno precedente, il 96% del quale all’Ucraina, ma ha omesso di menzionare che si trattava di “donazioni”

Secondo il sito ufficiale Web del suo Presidente, Varsavia ha donato all’Ucraina più carri armati, veicoli da combattimento di fanteria e aerei di chiunque altro. Tuttavia, poiché sono stati tutti trasferiti pro bono, ciò avrebbe dovuto essere esplicitamente menzionato nel rapporto del SIPRI.

 Il commercio di armi tra Cina e Serbia merita attenzione

Una delle tendenze più intriganti del rapporto SIPRI è che il secondo mercato di armi più grande della Cina è la Serbia con il 6,8% delle sue esportazioni, che rappresenta il 57% delle importazioni serbe, quasi tre volte di più rispetto alla Russia (20%).

Ciò dimostra che il perno militare filo-occidentale della Serbia, analizzato  a gennaio dopo che il suo Capo di Stato maggiore ha ammesso che le sanzioni hanno portato alla perdita di contratti di armi russi, è più mite di quanto si pensasse. Evidentemente la Serbia riequilibra le sue importazioni fra Cina e UE, con una politica unica.

Conclusione

Per l’autore i cinque dettagli sopra menzionati non sono significativi quanto i principali punti chiave del fact sheet pubblicato dal  SIPRI, ma sono comunque abbastanza importanti da far sì che gli osservatori ne siano consapevoli e poi monitorino come potrebbero svilupparsi.

La “diplomazia militare” ispirata alla Russia degli Stati Uniti nel Golfo e l’inaspettata ascesa dell’Italia come importante trafficante di armi in Medio Oriente, sono le principali novità che potrebbero avere un impatto geopolitico molto maggiore rispetto agli altri tre punti riportati.

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