di Gianfranco Piazzolla (*)
Nel 2025 sentiamo parlare di intelligenza artificiale, di grandi progressi nel comunicare con la PA e nell’essere agevolati da questi nuovi sistemi digitali.
In realtà tutto ciò è vero solo in minima parte perché proprio dalla pandemia in poi il tutto ha preso un verso peggiore rispetto a prima, dove già si registravano delle doglianze da gran parte dei cittadini.
Non possiamo certo dire che è tutto da buttare ma almeno il 75 per cento dei sistemi di interazione con la PA sono estremamente complessi e creano non solo forti rallentamenti dei servizi e perdita della qualità degli stessi ma obbligano anche coloro che non hanno le capacità di utilizzare questi sistemi a dover ricorrere a terzi pagando un servizio che il pubblico dovrebbe garantire gratuito e accessibile.
Pensiamo a chi non ha scolarizzazione, alle persone anziane costrette ad utilizzare identità digitali e smartphone per fare 730, chiedere agevolazioni ai comuni, fare l’isee ed altro.
Se analizziamo bene il tutto ne viene fuori una vera e propria discriminazione verso questi soggetti.
E quello che non conforta è la recente classifica stilata dal rapporto e-government delle nazioni unite che relega il nostro paese all’ultimo posto in Europa per le performance dell’amministrazione pubblica digitale.
Non un mistero, basta chiedere a cittadini, professionisti e imprese per avere un giudizio pessimo dei servizi offerti dalla pa.
Alcuni, ma veramente pochi, funzionano molti altri sono talvolta complicati sia per accesso e format di compilazione.
Se vogliamo fare un esempio di mala digitalizzazione pensiamo a ciò che una volta era una semplice comunicazione cartacea di un indirizzo di un meccanico artigiano. Un tempo per fare una variazione di indirizzo di un meccanico lo si faceva solo all’albo artigiani e occorrevano mediamente 3 minuti per compilare e 10 minuti di media per consegnare allo sportello. Dopo l’avvento del digitale lo si faceva tramite portale, meno complicato di oggi, e si impiegava di media 20 minuti tra compilazioni salvataggi, scansioni ecc.
Con la cattiva gestione normativa procurata nel tempo a scopo di lucro dai vari governi susseguitesi si è attivata nel tempo una burocrazia malevole che ha complicato persino una semplice comunicazione del genere.
Oggi per fare detta pratica occorrono almeno 35 minuti di media poiché occorre riportare, anche al suap del comune di appartenenza oltre che all’albo artigiani presso la camera di commercio, tutti i dati dei titoli abilitativi, dello stato dei locali, della loro areazione e dove viene chiesta altresì di illustrare 4 fasi del lavoro di meccanico.
Ma quello che è più sconvolgente è che oggi i servizi di assistenza non sempre riescono a soddisfare le soluzioni a questi complicati sistemi che avvantaggiano di fatto solo il personale pubblico che non deve più caricare alcun che e che si ritrova il lavoro, che un tempo veniva svolto dagli stessi , preparato dall’utente o dai delegati alla pratica.
Un vantaggio totalmente a sfavore dell’artigiano che , non solo paga la pratica a terzi per farla, ma si trova costretto a produrre una serie di dati inutili e figli di una vergognosa e degenerata burocrazia figlia dell’incompetenza di scrive le leggi e che viene sdoganata con la benedizione del fascicolo elettronico che serve a tutti fuorchè all’impresa poiché ogni volta che si produce una variazione vengono richieste molte delle stesse cose di cui la PA è già in possesso compresi i titoli abilitativi.
Potremmo indicare tanti tantissimi altri problemi derivanti a altri portali, compresi quelli fiscali, ma non basterebbe un anno intero per descriverli tutti.
Ecco perché questo paese è ultimo in Europa nella digitalizzazione PA e se lo dicono le nazioni unite ci sarà un perché.
(*) Presidente Confimprese Viterbo – Giunta Esecutiva Nazionale ConfimpreseItalia
