Cronaca

“Il mare della Calabria è inquinato”, l’allarme di Legambiente: ecco i siti oltre i limiti di legge

Il 57% dei punti campionati lungo le coste calabresi è risultato oltre i limiti di legge, è quanto emerso dal monitoraggio di Goletta Verde di Legambiente, svolto quest’anno tra la fine di giugno e i primi giorni di luglio, in 23 punti di campionamento. Dieci i punti risultati entro i limiti, dei restanti 13 sono stati 9 quelli giudicati fortemente inquinati e 4 inquinati evidenziando delle criticità importanti per una scarsa o inefficiente depurazione. Il monitoraggio ha riguardato 9 punti a mare e 14 punti in situazioni critiche di scarico, foci di fiumi, dove comunque, per legge, vige il divieto di balenazione. Sei punti in provincia di Cosenza, di cui 5 prelevati a mare e 1 presso una foce, risultati tutti entro i limiti di legge: la spiaggia presso la foce del fiume Noce a Tortora Marina, la spiaggia presso la Foce fiume Bagni presso via Cristoforo Colombo tra i comuni di Acquappesa/Guardia Piemontese, la spiaggia presso la foce del torrente Coriglianeto, il mare presso la foce del fiume Crati, la spiaggia fronte lido e area di sosta in località Faro a Faro Capo Trionto e la foce del torrente Colognati. Sono 3 i punti monitorati in provincia di Catanzaro, che conferma la tendenza dello scorso anno con tutti i risultati oltre i limiti. I campioni sono stati prelevati in due foci, quella del torrente Spilinga tra il comune di Lamezia Terme e Gizzeria risultato fortemente inquinato secondo il giudizio di Goletta Verde e la foce del Corace a Marina di Catanzaro risultato inquinato. L’ultimo punto è stato campionato a mare, tra Montepaone Lido e Soverato alla spiaggia presso il fosso Beltrame, anch’esso risultato inquinato. In provincia di Crotone sono stati prelevati 4 campioni: 2 a mare che sono risultati uno fortemente inquinato in località le Castella a Isola di Capo Rizzuto, la spiaggia a destra del castello presso la foce del canale, ed uno entro i limiti, quello alla spiaggia nei pressi del torrente Passovecchio a Crotone. Gli altri due punti sono stati campionati in punti critici quali la foce del fiume Esaro a Crotone risultando fortemente inquinata e la foce del fiume Nicà a Crucoli Torretta, risultata entro i limiti. I 6 punti campionati nella provincia di Reggio Calabria risultano tutti compromessi da inquinamento fecale. I punti nel dettaglio sono 5 foci ed un punto a mare: la foce del fiume Mesima risultato inquinato al monitoraggio di Goletta Verde a San Ferdinando, la foce del fiume Petrace a Gioia Tauro, la foce del torrente Annunziata e torrente Caserta nei pressi del lido comunale di Reggio Calabria, il mare presso lo scarico del depuratore a Pellaro e la foce del torrente Menga a San Gregorio. Quattro i punti in provincia di Vibo Valentia, tutti campionati in punti critici e con un solo risultato positivo riguardo all’inquinamento fecale, il punto presso la foce del fiume Angitola a Pizzo; gli altri punti sono risultati fortemente inquinati: la foce del torrente Murria a Briatico e la foce del torrente Ruffa a Ricadi, mentre è risultato inquinato il punto al Torrente Mandricelle presso Spiaggia di Coccorino a Joppolo.

Related posts

Muore precipitando da un tetto in ristrutturazione a Opera (Mi). In soli 7 giorni sono 13 le vittime sul lavoro

Redazione Ore 12

Questa volta i controlli dei Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Trapani, in sinergia con l’Arma territoriale, hanno interessato diverse aziende agricole del capoluogo siciliano e provincia per il contrasto del triste fenomeno del caporalato e l’abuso del lavoro sommerso, scaturenti dallo stato di bisogno da parte di alcune fasce di cittadini più deboli, nell’ambito del più ampio piano nazionale della lotta al sommerso disposto a livello centrale. A finire sotto l’attività ispettiva dei Carabinieri specializzati nella tutela del lavoro, sono state 6 imprese nel settore agricolo, di cui 4 risultate irregolari; tra le violazioni in materia di lavoro più ricorrenti sono state rilevate: mancata formazione e informazione dei lavoratori, mancata sorveglianza sanitaria e mancata consegna dei dispositivi di protezione individuale. In sede di ispezione è stata accertata anche la presenza di 2 lavoratori in nero su un totale di 24 controllati, di cui anche 1 minore extracomunitario. È stato adottato un provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale per gravi violazioni in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e per aver occupato “in nero” oltre il 10% dei lavoratori, irrogando contestualmente una sanzione aggiuntiva pari a € 3.700,00, impedendo – così – alla ditta di continuare a lavorare in circostanze di illegalità nelle posizioni lavorative dei propri dipendenti. Sono state, inoltre, elevate ammende per un totale di € 82.317,76, e sanzioni amministrative per un totale di € 7.800,00. Si è provveduto al deferimento alla Procura della Repubblica degli imprenditori titolari delle aziende risultate irregolari.

Redazione Ore 12

Inaugurato il primo centro d’eccellenza medico di Poste Italiane

Redazione Ore 12