Primo piano

“Il Meteo e il tutelato: quando il cielo rema contro il piano ferie perfetto”

di Riccardo Bizzarri (*)

C’e un eroe silenzioso nella pubblica amministrazione, non il poveraccio che risponde al centralino del Comune ma il collezionista di ponti, il professionista del calendario, lo stratega dell’almanacco. Quello che da gennaio ha già segnato in rosso, blu e fluorescente i giorni giusti per prendersi sei mesi di vacanza con tre ore di ferie. Un artista della pianificazione, un Houdini del badge.

Il ponte del 25 aprile e del 1° maggio è il Tuo Super Bowl. Con un solo giorno di ferie  (1) riesci a sparire dagli uffici per venti (20) giorni. Non si vede dai tempi dei gesuiti in Paraguay.  Ti immagini già il Tuo rientro, i colleghi che Ti accolgono come si accoglie un reduce di guerra: “Allora? Dove sei stato?” E Tu con un po’ di spocchia …“Un po’ qua, un po’ là…”  mentre scrolli dal cellulare le Stories di 19 giorni di mojito, camminate pseudo-spirituali e grigliate a base di costine e presunzione.

Ma caro il mio eroe tutelato, veterano delle ferie strategiche, architetto di ponti più audaci di quelli di Calatrava, mi sa che Ti troverai a combattere non contro i colleghi per accaparrarTi il giorno jolly, ma contro l’unico nemico invincibile: il meteo.

Perché sì, caro funzionario della Repubblica, avevi fatto tutto per bene. Un’operazione chirurgica da manuale della Settimana Enigmistica: con un solo giorno di ferie, dal 25 aprile al primo maggio avevi costruito un monumentale ponte di 20 giorni a casa, degno di un premio al merito sindacale. Avevi già pronto l’hashtag per Instagram: #MeLoSonoMeritato. E invece…

E invece pioggia.

Pioggia come se non ci fosse un domani. Nuvole nere come i tuoi pensieri mentre ti affacci al balcone, col plaid sulle spalle e la tazza di tè in mano, a guardare l’acqua scendere come le lacrime di Aldo Fabrizi nei film neorealisti.

Le Maldive? Solo sullo sfondo della schermata del PC che hai abbandonato il 24 aprile alle 17:29 con un sorriso beato. Il barbecue con gli amici? Rimandato. Il trekking? “Ma sei scemo che piove”. Il campeggio? Hai piantato la tenda… in salotto.

E intanto i colleghi rimasti in ufficio – quelli che hai salutato con paternalistica commiserazione – si sono fatti due giorni tranquilli, senza telefonate, senza richieste folli, con la macchinetta del caffè libera e lo schermo del computer che per la prima volta non diceva “Aggiornamento obbligatorio”.

E tu, ferito nell’orgoglio, nel morale e nelle ciabatte da giardino, realizzi che Dio non gioca a dadi, ma forse qualche fulmine sì. E magari ha visto la tua richiesta ferie approvata e ha pensato: “Ma guarda questo…”

“Gli dei accecano coloro che vogliono perdere… le ferie.” – (libera interpretazione di Euripide, probabilmente)

Ma tranquillo, impavido servitore dello Stato. L’Italia è lunga, il calendario è generoso e i ponti non finiscono mai. Si riprova a giugno. Basta solo un giorno, no? E magari, stavolta, pure il sole si prende ferie.

Ma quest’anno… il karma ha deciso di presentare il conto.

Pioggia. Grandine. Nebbia che manco a Mordor. Il cielo grigio che pare la facciata dell’INPS.

E lì il nostro impiegato modello, che aveva già lavato l’amaca, stirato i pantaloncini da trekking e messo nel baule la crema solare SPF 50, si ritrova sotto il plaid a guardare “Don Matteo” in replica, mentre fuori le gocce battono contro i vetri come se volessero entrare a prenderlo per i fondelli.

“Programmare le ferie è l’arte di fare piani che Dio trova divertenti.”

Il meteo lo aveva detto, ma tu no. Tu ci credevi. Perché hai lo spirito dell’ottimista e l’arroganza dell’aspettativa. Perché da bravo dipendente pubblico ti sei detto: “Con tutto quello che ho passato quest’anno (cioè due riunioni su Teams e un conflitto per il toner), me lo merito.”

E invece no. Ti ritrovi in casa, con il frigo vuoto perché “tanto siamo sempre fuori”, i bambini che ti guardano in cagnesco perché “avevi promesso Gardaland”, e tua moglie che ti ripete:

“Lo vedi? Se restavi a lavorare almeno ti passava il tempo.”

Nel frattempo, il collega che hai sbeffeggiato perché “hai fatto il fesso a non prenderti il ponte” se ne sta beato in ufficio, con la radio accesa, leggendo La Gazzetta dello Sport, rispondendo a un’email ogni tre ore e con la soddisfazione feroce di chi SA di averla scampata. Ogni tanto ti scrive su WhatsApp una foto della finestra dell’ufficio con scritto “Oh, qui si sta meglio che in ferie…”

E tu, nel tuo pigiama triste, con le ciabatte che sanno di umidità e di fallimento, ti domandi dove sia finita la giustizia divina. Perché in fondo, tu sei un servitore dello Stato! Uno che ha retto il peso della Repubblica (fino alle 14:00, ma tutti i giorni, eh!). Non meriti certo questa beffa meteorologica, questo schiaffo celeste!

Eppure eccoci qui: 17 giorni di pioggia, due di vento, uno di nuvolo. L’unico sole? Quello sul calendario del bar, dove non sei nemmeno riuscito ad andare perché “piove troppo anche per il caffè”.

“La pioggia sul ponte non è solo meteorologia. È una lezione di umiltà.”
Ma tu, instancabile burocrate delle ferie intelligenti, non mollerai mai. Lo sappiamo. Stai già guardando il calendario. Perché se c’è una cosa che nemmeno il tempo può fermare… è il sacro diritto del ministeriale alla fuga calcolata.

E chissà, magari a ottobre, con due giorni messi giusti tra il 31 e l’1, ti fai di nuovo 12 giorni di vacanza.

Sotto l’ombrello, certo. Ma col sorriso amaro dell’uomo che ci ha creduto. E ci crederà ancora.

(*) giornalista

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