“Il nostro modello di crescita sta svanendo. L’inazione minaccia la sovranità dell’Unione”
“A un anno di distanza, l’Europa si trova in una situazione più difficile. Il nostro modello di crescita sta svanendo. Le vulnerabilità stanno aumentando. E non esiste un percorso chiaro per finanziare gli investimenti di cui abbiamo bisogno. Ci è stato dolorosamente ricordato che l’inazione minaccia non solo la nostra competitività, ma anche la nostra stessa sovranità”. Lo ha detto Mario Draghi alla conferenza di alto livello ‘A un anno dal rapporto Draghi’, con Ursula von der Leyen. “I cittadini e le aziende europee apprezzano la diagnosi, le priorità chiare e i piani d’azione. Ma esprimono anche una crescente frustrazione. Sono delusi dalla lentezza dell’Ue. Ci vedono incapaci di tenere il passo con la velocità del cambiamento altrove. Sono pronti ad agire, ma temono che i governi non abbiano compreso la gravità del momento”. Lo ha detto l’ex premier Mario Draghi alla conferenza a Bruxelles sul primo anno del suo report sulla competitività. “Troppo spesso si trovano scuse per questa lentezza” e “questo è compiacimento”, ha sottolineato, esortando a “nuova velocità” e risultati “nel giro di mesi, non di anni”.
“Ci sono tre aree di cui serve più ambizione in Europa” su innovazione e sviluppo. La prima è “rimuovere le barriere al rafforzamento delle nuove tecnologie”, consentendo alle imprese innovative di operare, commerciare e raccogliere i finanziamenti presso i 27 Stati membri, così come in altre giurisdizioni e per questo il cosiddetto “28º regime deve diventare una realtà”. La seconda area di intervento che ha citato in questa sua ricetta per rafforzare l’innovazione è la regolamentazione comunitaria:”una delle richieste più chiare che arriva dalle imprese è quella di una semplificazione radicale del Gdpr”, il Regolamento Ue sulla tutela dei dai. E non solo a livello generale ma anche rispetto a normative e regolamenti attuativi ulteriori che vengono aggiunte dagli Stati membri, ha precisato.
“L’incertezza sta creando costi e ritardi e sta rallentando lo sviluppo dell’intelligenza artificiali in Europa”. Secondo Draghi il solo Gdpr ha fatto salire “i costi dei dati per le imprese Ue a circa il 20% in più rispetto alle concorrenti Usa”.
La terza area di azione è “l’integrazione verticale dell’intelligenza artificiale nell’industria”. Secondo Draghi le applicazioni di IA “sono perfino più importanti delle capacità sui supercomputer e qui l’Europa ha un vero vantaggio: le sue aziende detengono metà del mercato globale delle soluzioni di automazione. Eppure solo il 10% dei manifatturieri lo scorso anno hanno utilizzato l’intelligenza artificiale”.
“Industria e Stati devono lavorare assieme per mettere questo al cuore delle soluzioni europee e la strategia “Apply IA” che la Commissione europea presenterà quest’autunno “sarà un banco di prova”.
