di Sara Valerio
Il Museo delle Civiltà all’Eurha finalmente riaperto le sue porte ai cittadini, in una nuova veste “multispecie” dinamica e plurale. I visitatori si trovano di fronte a spazi rinnovati, nuovi allestimenti e un processo in fieri di ricatalogazione, ricerca e relazione anche con l’arte contemporanea, che vuole riportare a conoscenza collezioni che da diversi decenni erano inaccessibili.
Oltre 80mila metri quadri di superficie e ben 2 milioni di opere e documenticonservati tra depositi (il 90% della collezione) e spazi espositivi, sono le ricchezze di questo museo nazionale ad autonomia speciale che si presenta ora come uno spazio in divenire, che della complessità vuole fare il proprio punto di forza.
Si tratta infatti di un museo di musei, al cui interno si trovano le collezioni storiche del Museo Nazionale Preistorico Etnografico Pigorini, di quello di Arte Orientale, di quello Nazionale dell’Alto Medioevo, del disciolto Museo Africano e di geo-paleontologia dell’ISPRA e infine di quello Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari; collezioni che saranno progressivamente riallestite e riconfigurate entro il 2024.
Una delle novità più evidenti si scopre al primo piano del Palazzo delle Scienze (al pian terreno si ripercorrono, invece, le origini del museo), dov’è stata completata la sezione dedicata alla preistoria.
Preistoria? Storie dell’Antropoceneè il titolo che introduce a una nuova lettura della più ampia e articolata collezione preistorica italiana(con oltre 150mila reperti). Il percorso espone le opere più conosciute al pubblico accanto a materiali inediti provenienti dai depositi, fino ad arrivare alla bellissima Fibula Prenestina, che ha tramandato uno dei più antichi esempi di scrittura latina.
Il secondo nuovo allestimento è stato dedicato alle collezioni paleontologiche e lito-mineralogiche dell’ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, con il percorso: Animali, Vegetali, Rocce e Minerali, presso il Salone d’Onore, concepito come introduzione alla storia e ai metodi di ricerca di queste collezioni. Il progetto costituisce l’avvio della progressiva musealizzazione delle collezioni ISPRA al Museo delle Civiltà, che si completerà entro il 2024 al secondo piano del museo, integrando e completando il percorso delle collezioni preistoriche.
Si tratta di oltre 150.000 fossili animali e vegetali, campioni di rocce e minerali, rilievi geologici, strumentazioni scientifiche, busti, ritratti, cimeli e documentazioni che formavano le Collezioni Paleontologiche, Lito-Mineralogiche e Storiche del Servizio Geologico d’Italia.
Questi reperti e manufatti costituiscono la testimonianza oggettiva di una costante relazione tra le comunità non solo umane che vivono sul territorio italiano e di come gradualmente, come esseri umani, abbiamo non solo conosciuto sempre meglio questo ambiente, ma anche programmato uno sviluppo economico basato sulle sue risorse, anche senza valutarne le conseguenze.
Secondo il nuovo direttore del Museo Andrea Viliani: “come per le collezioni preistoriche, il Museo delle Civiltà propone un’interpretazione di queste collezioni quale possibile premessa di un museo antropologico multi-specie che documenta le forme di coesistenza fra le specie animali, minerali e vegetali e trae da esse sollecitazioni che contribuiscono a reimpostare il nostro rapporto con l’ecosistema in cui anche noi, come esseri umani, conviviamo con le altre specie”.
Oggi, infatti, di fronte a crisi climatiche o alla crescente difficoltà di accesso alle risorse, occorre ripensare proprio al paradigma di una relazione tra esseri umani, altre specie e i territori in cui, insieme, conviviamo, e considerare la delicatezza dell’ecosistema naturale e culturale che condividiamo.
Per maggiori informazioni: https://museocivilta.cultura.gov.it/
