Economia e Lavoro

Imprese: indice Pmi composito Eurozona cala a marzo a 50,7 ai minimi da 9 mesi

A fine primo trimestre, l’economia del settore privato dell’eurozona ha segnalato un’espansione più lenta: questa è la lettura che emerge dai dati raccolti nell’ultima indagine S&P Global PMI. L’indice ha registrato la crescita più debole dell’attività degli ultimi nove mesi. Per la prima volta da luglio scorso, le condizioni della domanda sono peggiorate, il che fa eco al nuovo crollo dei nuovi ordini ricevuti dal terziario. Un altro importante elemento da segnalare è la pressione dei costi sostenuti dalle aziende, molto più elevata di febbraio, e con un tasso di inflazione balzato al record da febbraio 2023. Una volta destagionalizzato, l’Indice S&P Global PMI della Produzione Composita dell’Eurozona – una media ponderata dell’Indice PMI della Produzione Manifatturiera e dell’Indice PMI dell’Attività Economica Terziaria – da 51.9 di febbraio è sceso a marzo a 50.7, valore minimo in nove mesi. Questa lettura – spiega S&P Global – mostra l’indebolimento dell’espansione economica dell’eurozona, che segna un valore molto inferiore alla media storica di 52.4. “L’Indice PMI di marzo – commmenta Chris Williamson, Chief Business Economist presso S&P Global Market Intelligence – ci ha segnalato che l’economia dell’eurozona è già stata colpita dagli effetti della guerra in Medio Oriente. Gli incoraggianti segnali di crescita visti ad inizio anno sono stati debellati dall’impennata dei prezzi energetici, dallo strangolamento della catena distributiva, dalla volatilità dei mercati finanziari e dal nuovo calo della domanda. Il conseguente forte rialzo dei prezzi innalza nel breve termine lo sgradito spettro della stagflazione, o peggio”. “I livelli di crescita quasi stagnanti di marzo hanno trascinato in basso l’espansione del Pil del primo trimestre che ha registrato 0.2%. E, per il secondo trimestre, preoccupa di più il chiaro profilarsi di un rischio di contrazione economica a meno che il conflitto non veda una rapida risoluzione, e comunque anche in quel caso ne vedremo probabilmente i dannosi effetti sui mercati economici nei prossimi mesi – aggiunge -. A marzo, e per la prima volta da luglio, il flusso dei nuovi ordini ha segnato una contrazione, sebbene la stretta ai consumi dovuta all’aumento del costo della vita sia probabilmente solo all’inizio. Le diffuse notizie di blocchi degli approvvigionamenti, causati dal conflitto, aumentano il rischio di un ulteriore limitazione alla crescita e di un incremento della pressione dei prezzi”. “L’aumento dei prezzi innalza anche la prospettiva di un’impennata dei tassi di interesse, con un aggressivo capovolgimento della politica economica della Banca Centrale Europea, finalizzata a prevenire il radicamento delle pressioni inflazionistiche di breve termine. Da qui, l’ottimismo sulle prospettive future è crollato e, dopo aver già colpito l’occupazione, smorzerà anche gli investimenti. In questo contesto, è probabile che molte proiezioni economiche per il 2026 saranno revisionate al ribasso o potrebbero addirittura mettere in conto una contrazione del PIL per il prossimo trimestre”, conclude.

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