di Wladymiro Wysocki (*)
Incidenti, infortuni, morti sul lavoro, malattie professionali, itinere, tutti temi che ogni giorno arrecano un dramma più o meno grave in tutta Italia, ogni regione, ogni tipologia di lavoro.
Da pochi giorni si è chiuso il mese di luglio, che da stime non ufficiali comunicate da Inail, ma da attente analisi di notizie sembra essere il mese con più morti e incidenti sul lavoro da inizio anno.
Restiamo ovviamente in attesa dei dati ufficiali degli open data, che sappiamo avere sempre un periodo di ritardo rispetto alla contemporaneità dei fatti, ma al momento da articoli e comunicati di varie associazioni come Anmil il mese di luglio sembra avere registrato 113 morti di cui 85 sul lavoro e 28 in itinere.
A questi, non dobbiamo dare poco conto agli incidenti gravi che si sono verificati come crolli, cadute da ponteggi, ribaltamenti ecc. che fanno impennare l’indice infortunistico.
Solo per citare gli ultimi eventi del mese scorso, che hanno riportato l’attenzione al tema, ricordo i tre operai morti a Napoli il 25 luglio a causa di una caduta dal montacarichi presso il cantiere del Vomero.
Così come l’operaio a Modugno, Bari, precipitato dal ponteggio e il 39enne di Capoterra, Cagliari, caduto da sei metri in cantiere e morto poche ore dopo il ricovero in ospedale.
Ma la lista purtroppo è lunga, una lista nera dove nel quotidiano si registrano eventi ripetuti sempre nelle stesse dinamiche.
Allo stesso modo, il dolore dei familiari si ripete incessante nelle stesse modalità.
Ma ogni anno, ogni mese, giorno che passa si ripete la stessa drammatica sceneggiatura.
Siamo al mese di agosto, nulla cambia, e tutto si ripete come se nulla fosse accaduto.
Montecorvino Pugliano, Salerno, nel venerdì del 1 agosto tre operai nel sistemare una insegna pubblicitaria restano feriti a causa di un improvviso ribaltamento del cestello del mezzo.
Roma, due operai rimangono feriti e in gravi condizioni a seguito di una esplosione in una cabina elettrica durante i lavori di manutenzione.
Ancora stesso giorno, a Malo (Vicenza), due lavoratori sono precipitati da una impalcatura con un volo di otto metri riportando lesioni multiple e rimangono in gravi condizioni.
Nel giorno del 2 agosto a distanza di poche ore nelle città, Salerno, Andria, Roma e Verbano si sono registrati un morto e diversi infortunati gravi.
Villadossola, nel Verbano, muore un giovane di 21 anni folgorato mentre stava lavorando su una piattaforma a una altezza di sei metri.
Sul posto erano accorsi immediatamente il personale del 118 per rianimarlo ma per la vittima non c’è stato nulla da fare.
Stesso giorno ma diversa città, Andria, un uomo di 62 anni è precipitato da quattro metri di altezza mentre stava posando lastre metalliche su un capannone industriale riportando gravi ferite.
Passiamo a Eboli (Salerno), a poche dello stesso giorno, un 39enne è caduto dal tetto di un capannone durante la lavorazione di installazione di pannelli fotovoltaici riportando lesioni multiple e interessando diversi organi del corpo.
Una lunghissima lista che si aggiorna giorno dopo giorno, un intero Paese dilaniato da incidenti che ormai si ripetono con le medesime modalità e con una sconfortante regolarità.
Sveglia presto, colazione, un saluto frettoloso e già oppressi dalla velocità della quotidianità si corre subito via al lavoro.
Questo è un rito che per molti italiani si ripete ogni giorno ma troppo spesso quel rapido saluto, frettoloso, quasi rituale, è l’ultimo che il proprio caro lascia ai familiari, ai figli, alle mogli o mariti.
L’ultimo saluto che rimarrà impresso nella memoria come una cicatrice e un dolore per non avere dato troppa importanza e valore al quel “ciao a stasera”.
Un momento che si vorrebbe rivivere altre mille volte, ma è solo un ricordo ormai.
Resta il dolore, restano le lacrime dei familiari, resta il grido di vendetta e giustizia che tarda sempre ad arrivare e quella prevenzione, cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro che nonostante le leggi, regolamenti, campagne di sensibilizzazione, controlli carenti, e una formazione sempre carente non incide in un cambiamento.
Si stanziano fondi, si attivano protocolli di sicurezza, si cerca di cambiare la formazione ma la prevenzione e sicurezza sul lavoro nella realtà non da segnali di cambiamento.
Anzi, sembra di assistere a una sorta di controtendenza maggiori sono le regole e maggiori sono gli incidenti.
Dietro a ogni numero si nasconde una storia, una realtà di dolore, delle persone.
Famiglie spezzate, vite interrotte, sogni cancellati.
La sola certezza è un dolore dilaniante e persistente che nessuno potrà mai cancellare, resta solo la forza di condividere il dramma nella vita.
Ogni giorno abbiamo il dovere morale di evitare questi eventi, perché la vita è un dono che deve essere preservato e lavorare in sicurezza è un diritto e non una scelta facoltativa.
(*) Esperto di sicurezza sul lavoro
