Tutte le principali associazioni dei consumatori hanno commentato, con le necessarie proiezioni economiche sui riflessi nei conti delle famiglie italiane, dei numeri diffusi da Istat nella consueta analisi.
Codacons, da guerra Iran maxi-stangata su famiglie da 23 mld
Con i dati definitivi sull’inflazione di aprile l’Istat conferma l’allarme lanciato dal Codacons: la guerra in Medio Oriente, in termini di aumento di prezzi e tariffe, sta generando una maxi-stangata da complessivi 23 miliardi di euro sulle tasche delle famiglie italiane. Secondo i calcoli del Codacons, infatti, una inflazione al +2,7% si traduce, a parità di consumi e considerata la spesa totale delle famiglie, in una stangata media da +893 euro annui per la famiglia “tipo” che sale a +1.233 euro annui per un nucleo con due figli: se si considera la totalità delle famiglie italiane, il conto totale della stangata raggiunge i 23 miliardi di euro su base annua. Solo per la spesa alimentare, con i prezzi del comparto che salgono del +2,9% su anno con punte del +5,9% per i non lavorati, l’aggravio di spesa è pari a +185 euro per la famiglia tipo, +269 euro per quella con due figli. Tra le voci che stanno risentendo maggiormente della guerra in Iran troviamo gli alimentari freschi, con gli ortaggi che aumentano in media del 21,5% su anno, i traghetti che segnano un +14,8%, il gas che sale del +11,8%, mentre l’elettricità sul mercato libero sale del +8,2%; i combustibili liquidi rincarano addirittura del +38,1% rispetto allo stesso periodo del 2025 – evidenzia il Codacons. Alcune voci registrano invece un sensibile calo: è il caso del trasporto aereo, col crollo della domanda di viaggi che sta portando ad una sensibile riduzione delle tariffe. I prezzi dei voli intercontinentali scendono del -22,5% su anno, quelli europei del -11,5%, i voli nazionali -4,2%. Le misure messe in campo dal governo non hanno evitato l’impatto devastante della crisi in Medio Oriente sulle tasche degli italiani – afferma il Codacons – Un quadro purtroppo destinato a peggiorare se la chiusura dello stretto di Hormuz proseguirà e se i prezzi del comparto dell’energia, dei carburanti, dei trasporti e degli alimentari continueranno la corsa al rialzo.
Federconsumatori, si sente il primo impatto del conflitto
“Come purtroppo abbiamo già annunciato e largamente previsto sta aumentando l’impatto del conflitto in Medio Oriente sui prezzi”. Lo afferma Federconsumatori in una nota. “È di oggi la notizia dell’Istat che, a marzo, l’inflazione sale a ben +2,7% (dal +1,7% del mese precedente). L’Istituto di Statistica spiega che “la salita dell’inflazione è sostenuta essenzialmente dalle tensioni che si registrano sui prezzi degli Energetici (da -2,1% a +9,2%) e degli Alimentari non lavorati (da +4,7% a +5,9%).” Settori che destano forte preoccupazione, in quanto riguardano consumi vitali e necessari per le famiglie – afferma -. Addirittura, il tasso relativo al carrello della spesa passa al +2,3%, mentre i prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto crescono del +4,2%. Un andamento che rispecchia ampiamente, purtroppo, le nostre stime: nei giorni scorsi l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha diffuso uno studio relativo agli impatti del conflitto sui prezzi nei settori maggiormente interessati (dall’energia ai trasporti, ai prodotti alimentari), da cui è emerso che le spese degli italiani sono aumentate, già oggi, di +204,31 euro a famiglia (rispetto a fine febbraio). Un aggravio che, in termini annui, si traduce in ricadute di +1.225,90 a famiglia”. “Temiamo – aggiunge Federconsumatori – che questo sia solo l’inizio: se il conflitto dovesse proseguire a lungo, l’impatto su fertilizzanti, plastiche, logistica, energia e trasporti potrebbe essere ancora più grave. Per questo è necessario intervenire con urgenza e determinazione per arginare, prima di tutto, fenomeni speculativi. Le misure che chiediamo e che riteniamo non più rinviabili riguardano: Il ripristino di un taglio più consistente delle accise sulla benzina (che è stato prematuramente alleggerito). Una rimodulazione, anche temporanea, delle aliquote IVA su un paniere di beni essenziali. Introdurre criteri per la determinazione del prezzo che realizzino il disaccoppiamento tra energia elettrica e gas. Un bonus energia più consistente, ed esteso a una platea di famiglie più ampia. Creare un Fondo di contrasto alla povertà energetica ed alimentare per aiutare e sostenere i nuclei più vulnerabili. Mettere in atto la promessa riforma degli oneri di sistema su beni energetici, spostandone alcuni sulla fiscalità generale. Aumentare monitoraggio, controlli e interventi sanzionatori contro le speculazioni lungo le filiere, in particolare per i prodotti di largo consumo e i carburanti. Tassare adeguatamente gli extraprofitti delle aziende energetiche e non solo per finanziare misure di sostegno”.
Unc, effetto Iran, stangata per blocco Hormuz
“Un rialzo shock. L’inflazione annua al 2,7% è un record che non si registrava dal settembre 2023, mentre il balzo di quella mensile che decolla dell’1,1% è un primato che non si aveva addirittura dall’ottobre del 2022 per via della guerra in Ucraina. Insomma, l’Effetto Iran sta producendo effetti devastanti come quelli già visti in occasione del precedente conflitto del 2022.
Il blocco di Hormuz sta determinando una vera e propria stangata e più proseguirà e peggio sarà” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando i dati Istat sull’inflazione di aprile secondo i quali quella tendenziale sale del 2,7%, quella congiunturale dell’1,1%.
“L’inflazione tendenziale a 2,7% significa, per una coppia con due figli, un aumento complessivo del costo della vita pari a 1024 euro su base annua, 269 euro per i soli Prodotti alimentari e le bevande analcoliche, 286 per il carrello della spesa. Per una coppia con 1 figlio, la spesa aggiuntiva annua totale è pari a 940 euro, 236 euro soltanto per cibo e bevande, 252 per il carrello. In media, per una famiglia la sberla è di 731 euro, 185 per mangiare e bere” conclude Dona.
Assoutenti, guerra in Iran fa schizzare a rialzo prezzi alimentari
La guerra in Iran fa schizzare al rialzo i prezzi alimentari in Italia impattando in particolare sui prodotti freschi trasportati su gomma. Lo afferma Assoutenti dopo i numeri dell’Istat sull’inflazione di aprile.
Il comparto alimentare risulta uno di quelli più colpiti dalla situazione in Medio Oriente e dall’aumento dei costi di trasporto, al punto che per alcuni prodotti si registrano aumenti a due cifre – denuncia Assoutenti – Tra i beni alimentari più rincarati il primato spetta ai pomodori, i cui prezzi risultano in aumento del +33,6% su base annua, seguiti dalle melanzane (+28,5%) e dai piselli (+27,3%). I legumi salgono in media del 20,4%, i carciofi del 17,3%, i limoni del 14,2%. La sfilza di rincari prosegue con i fagiolini freschi (+14,1%), cavolfiori e broccoli (+13,4%), peperoni (+8,9%), carne bovina e uova (+8,3%).
“L’escalation dei carburanti ha aggravato i costi di trasporto che sono stati scaricati sui consumatori finali attraverso rincari dei prezzi al dettaglio: per questo il governo deve proseguire sul taglio delle accise e agevolazioni per gli autotrasportatori, e vigilare con la massima attenzione su speculazioni o andamenti anomali dei listini, per evitare un drammatico calo dei consumi che avrebbe conseguenze disastrose per l’economia italiana” – conclude il presidente Gabriele Melluso.
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