Inflazione: Confesercenti, spinta da energia, rischio al 4% entro anno
“Il caro energia riaccende la miccia dell’inflazione. Con il rischio che si arrivi al 4% entro la fine dell’anno”. Così Confesercenti sui dati Istat.
Secondo la stima – continua Confesercenti – “ad agosto l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività aumenta dello 0,5% rispetto a luglio e del 3,3% su base annua, in accelerazione dal +2,9% del mese precedente. È il livello più alto registrato dall’inizio del 2026”. A sostenere la crescita dell’indice dell’inflazione – prosegue Confesercenti – sono infatti “soprattutto gli energetici. Già a luglio i prezzi di quelli regolamentati avevano segnato un aumento del 14,8% su base annua, dopo il +9,2% di giugno. Più contenute, invece, le dinamiche dell’alimentare e del cosiddetto ‘carrello della spesa’, stabile al +1,0%. Anche il lieve rallentamento dell’inflazione di fondo, calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, conferma come le pressioni sui prezzi rimangano concentrate soprattutto sul fronte dell’energia”.
“Un’accelerazione che arriva dopo un’estate già pesante per famiglie e imprese – rileva Confesercenti – tra luglio e agosto il caro carburanti ha comportato fino a 1,8 miliardi di euro di spesa in più rispetto al 2025, mentre le imprese del commercio, della somministrazione e dell’accoglienza hanno sostenuto circa 870 milioni di maggiori costi per le bollette, con rincari superiori al 40% e punte vicine al 50% per ristoranti e alberghi”.
“L’accelerazione dell’inflazione al +3,3% rischia ora di tradursi in una nuova compressione del potere d’acquisto delle famiglie e della capacità di spesa – continua Confesercenti – un elemento di particolare preoccupazione per i consumi, già caratterizzati da una dinamica debole, e di conseguenza per le imprese del commercio e dei servizi”.
“Gli attuali livelli dei prezzi internazionali dell’energia potrebbero valere circa due decimi di inflazione aggiuntiva nel 2026 e altri tre decimi nel 2027: mezzo punto complessivo, nell’ipotesi che non si verifichino ulteriori peggioramenti – mette ancora in evidenza Confesercenti – dopo un’inflazione media del 2,3% nei primi sette mesi dell’anno, l’accelerazione in corso rende dunque concreto il rischio di avvicinarsi al 4% già nel corso dell’ultimo trimestre”.
“Come da noi anticipato, gli effetti climatici e le guerre spingono i prezzi degli energetici, con effetti diretti e indiretti su tutta l’economia – dice Nico Gronchi, presidente nazionale di Confesercenti – il caro energia rischia di essere tale da portare il tasso di inflazione al 4% entro la fine dell’anno. Gli effetti sull’economia del Paese, che fino ad ora aveva mostrato segnali di resilienza, rischiano di avere un impatto pesantissimo sulle famiglie meno abbienti e anche sui ceti medi. Interi settori potrebbero entrare in crisi: l’intervento strutturale sul costo degli energetici non è più rinviabile”.
Inflazione: Confcommercio, nessun allarme ma preoccupano i costi dell’energia
“L’aumento rilevato ad agosto sul versante dei prezzi era un dato in parte atteso, in considerazione dei consueti incrementi stagionali che si rilevano in alcuni specifici segmenti accentuati in alcuni casi, trasporti, dal riacutizzarsi delle tensioni sugli energetici. Al netto di queste dinamiche la situazione, se si guarda anche al complesso dell’euro area, appare ancora sotto controllo con un’inflazione di fondo che si mantiene su valori contenuti, a segnalare come le frizioni all’interno del sistema siano ancora limitate, e in linea con i target della politica monetaria”. È il commento dell’Ufficio Studi di Confcommercio ai dati Istat di oggi. “Al momento – sottolinea – la progressiva, anche se non costante, tendenza all’aumento dei prezzi delle materie prime energetiche, registrata dall’inizio dell’anno, continua a produrre effetti essenzialmente sui settori più direttamente collegati. Dato che non deve far trascurare le preoccupazioni sulle dinamiche attese nei prossimi mesi che potrebbero condizionare, in negativo, le prospettive di crescita dell’ultima parte dell’anno e soprattutto del 2027. Con il riacutizzarsi dell’inflazione vi è il rischio che le famiglie, nonostante il permanere di una stabilità del mercato del lavoro, con l’occupazione che anche a luglio si mantiene su livelli storicamente elevati, interrompano il processo di graduale recupero della domanda che ha sostenuto la crescita nel primo semestre”.
