di Lucrezia Clemente (*)
Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha messo in chiaro il no di Madrid alla guerra in Iran, tenendo testa al presidente Usa Donald Trump che ha minacciato di rompere le relazioni commerciali con il Paese iberico. A scatenare l’ira del tycoon è stato il veto della Spagna all’utilizzo delle basi militari di Rota e Moron per supportare l’attacco al regime degli Ayatollah. Trump, che è tornato poi a lamentarsi per la spesa militare spagnola, considerata troppo bassa, ha definito Madrid un “alleato terribile”. A poche ore dalle minacce del leader Usa, Sanchez ha pronunciato un discorso dal Palazzo della Moncloa in cui ha rimarcato che “la posizione del governo spagnolo si riassume nel no alla guerra”. L’ultimo leader progressista di spicco dell’Ue ha assicurato che Madrid non sarà “complice” di un conflitto “dannoso per il mondo per paura di ritorsioni” e ha rifiutato “un’obbedienza cieca e servile”. Sanchez ha quindi esortato Usa, Israele e Iran a fermarsi “prima che sia troppo tardi”. “Non possiamo giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone”, ha avvertito, chiedendo di evitare gli “errori del passato della guerra in Iraq”. In un passaggio del discorso ha citato il cosiddetto trio delle Azzorre, in riferimento al vertice nell’arcipelago portoghese in cui si riunirono gli allora leader di Usa, Regno Unito e Spagna, George W. Bush, Tony Blair e José María Aznar, del Partito popolare, e che fu il preludio della guerra in Iraq. E proprio il ‘No alla guerra’ rilanciato da Sanchez era lo slogan che riempì le piazze spagnole nel 2003.
Ore dopo, nel quotidiano briefing con i giornalisti, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha spiazzato i presenti annunciando che la Spagna aveva “accettato di collaborare” con le forze armate Usa in relazione alla guerra in Iran. Dichiarazione subito smentita categoricamente dal ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares. “La nostra posizione non è cambiata di una virgola”, ha assicurato in un’intervista a Cadena Ser, precisando di non avere idea a cosa Leavitt si riferisse.
Alla Spagna è nel frattempo arrivata la solidarietà del presidente francese Emmanuel Macron, che ha chiamato il premier socialista, della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. “Siamo solidali con tutti gli Stati membri e tutti i suoi cittadini e, attraverso la nostra politica commerciale comune, siamo pronti ad agire, se necessario, per salvaguardare gli interessi dell’Ue”, ha chiarito il portavoce della Commissione europea per il Commercio, Olof Gill, mentre il vicepresidente esecutivo della Commissione Stéphane Séjourné, ha avvertito che la minaccia a uno stato membro è una minaccia a tutta l’Ue. La solidarietà a Sanchez è arrivata anche dalla segretaria del Pd, Elly Schlein, che ha rimproverato al governo italiano il “silenzio” nei confronti dell’atteggiamento di Trump. Madrid si è detta grata per il sostegno ricevuto mentre non ha nascosto il malcontento per il comportamento del cancelliere tedesco. Friedrich Merz è stato infatti il testimone alla Casa Bianca delle minacce lanciate da Trump. Il leader è rimasto per lo più in silenzio unendosi poi alle critiche a Madrid rispetto alle spese per la difesa. Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha espresso “sorpresa” per la mancata solidarietà mentre Berlino ha cercato di minimizzare affermando che Merz ha difeso l’unità europea davanti al presidente Usa. Lo stesso cancelliere, parlando con la stampa prima di rientrare a Berlino, si è giustificato dicendo di aver affrontato la questione con Trump “in privato” per evitare di alzare i toni in pubblico, mostrando un certo nervosismo che non è passato inosservato agli occhi dei cronisti iberici. Sanchez non è stato l’unico leader nel mirino del tycoon, che ha criticato anche il premier britannico, Keir Starmer. Il laburista ha dichiarato che non è pronto a far partecipare il Regno Unito a una guerra senza un piano.
Quelle di Trump non sono le prime minacce che rivolge alla Spagna. In più occasioni il leader ha ventilato ritorsioni commerciali contro Madrid qualora non avesse aumentato la spesa per la difesa. Non è chiaro se il presidente Usa darà seguito alle intimidazioni e come possa interrompere gli scambi commerciali con un Paese che è membro dell’Unione Europea, la quale negozia per conto di tutti i suoi 27 Stati membri. Gli imprenditori spagnoli hanno espresso “profonda preoccupazione” mentre il ministro dell’Economia Carlos Cuerpo ha invitato alla calma. Rispondendo alla domanda se sia possibile un embargo commerciale con la Spagna, il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent ha affermato che si tratterebbe di “uno sforzo congiunto”, senza fornire ulteriori spiegazioni. Il rifiuto della Spagna di consentire agli Stati Uniti di utilizzare le basi di Rota e Moron, ha sostenuto Bessent, “ha messo in pericolo la vita dei cittadini americani”.
(La Presse)
