“In sole tre settimane, più di 370.000 bambini sono stati costretti a lasciare le proprie case in Libano, in media almeno 19.000 ragazze e ragazzi sono sfollati ogni giorno. Per rendersi conto della portata del fenomeno, è come se ogni 24 ore centinaia di scuolabus pieni di bambini scappassero per salvarsi la vita”. E’ quanto afferma in una nota Marcoluigi Corsi, rappresentante dell’Unicef in Libano. In meno di un mese, circa il 20% della popolazione del Libano è stata sfollata, ha aggiunto, sottolineando che “la rapidità e la portata di questo fenomeno sono sconcertanti”. In tutto il Paese, oltre 1 milione di persone si trovano ora sfollate, molte delle quali per la seconda, terza o addirittura quarta volta. Si tratta di uno sfollamento di massa improvviso e caotico, che sta separando le famiglie e svuotando intere comunità, con conseguenze che si faranno sentire a lungo anche dopo che la violenza si sarà placata, sottolinea l’Unicef. “L’esaurimento mentale ed emotivo che grava sui bambini del Libano è devastante. Senza aver avuto nemmeno un attimo per riprendersi dal trauma dell’ultima escalation, avvenuta appena 15 mesi fa, (i bambini) vengono nuovamente sradicati con la forza. Questo ciclo senza sosta di bombardamenti e sfollamenti sta aggravando gravemente le loro ferite psicologiche, radicando una paura profonda e minacciando di causare danni emotivi gravi e duraturi”, ha rimarcato il rappresentante dell’Unicef in Libano, Marcoluigi Corsi.
Oggi, oltre 135.000 sfollati interni, molti dei quali sono bambini, hanno trovato rifugio in più di 660 centri di accoglienza collettivi. Le condizioni di vita sono sempre più difficili. Molte famiglie sfollate vivono in contesti informali, sovraffollati e insicuri, tra cui edifici in costruzione, spazi pubblici e veicoli. La crisi economica del Libano e l’infrastruttura ormai logora limitavano già la capacità del Paese di soddisfare i bisogni primari; oggi, quell’infrastruttura sta cedendo sotto la pressione, sottolinea l’Unicef, i servizi essenziali di cui i bambini hanno bisogno per la loro sopravvivenza e il loro futuro stanno subendo gravi interruzioni. In zone come la Bekaa e Baalbek, i bombardamenti hanno distrutto serbatoi idrici e stazioni di pompaggio fondamentali, privando decine di migliaia di persone dell’accesso all’acqua potabile. Inoltre, con circa 435 scuole pubbliche che ora fungono da centri di accoglienza, l’istruzione di oltre 115.000 studenti è stata bruscamente interrotta.
