di Riccardo Bizzarri (*)
Pare, dicono le voci, e in Italia le voci contano più dei fatti, che l’avvocato Lovati (nella foto) potrebbe entrare nella casa del Grande Fratello VIP.
Sì, proprio lui, il legale che ha difeso il difendibile, quello che ha partecipato a un processo che un tempo scuoteva le coscienze e oggi serve solo come base per un podcast su Spotify.
Nel frattempo, l’Italia applaude.
Perché qui la tragedia è solo una stagione televisiva, il dolore una sigla d’apertura, e la memoria un hashtag che dura 24 ore.
Chiara Poggi? Un nome lontano, sfocato, quasi una fiction RAI che nessuno ricorda più. Non interessa più a nessuno, e non perché non importi ma perché non intrattiene.
In un paese dove la giustizia si misura in share, dove l’indignazione dura meno di un reel, e dove un avvocato diventa un personaggio da prima serata, il paradosso non è più un incidente: è la regola.
Immaginate le nomination:
«Nomino il pubblico ministero perché mi ha guardato male durante la settimana.»
E la telecamera che indugia su una lacrima costruita, una sigla epica, e poi la pubblicità del nuovo profumo D&G.
L’Italia è un paese meraviglioso. Assurdo, decadente, tragicomico.
Un paese dove il confine tra cronaca e cabaret non esiste più, dove il dolore viene truccato e mandato in onda in diretta HD, con sottotitoli e sponsor ufficiale. E allora sì, forse è giusto così.
Perché se tutto deve diventare spettacolo, almeno facciamolo bene: che entri pure l’avvocato Lovati nella casa, con toga, codici e microfono.
Perché ormai il vero reality è fuori, tra chi guarda e non vede, tra chi commenta e non pensa.
Italia, reality permanente.
Un applauso. Poi pubblicità.
(*) giornalista
