La Cina stringe il cappio attorno a Taiwan. Per ora l’accerchiamento è solo simulato. L’esercito ha avviato una seconda esercitazione attorno all’isola, con forze aeree, di terra, navali, e missilistiche, con prove di combattimento, blocco dei porti e assalto di obiettivi non meglio specificati. Le esercitazioni si stanno svolgendo sulla costa orientale dell’isola, sulla quella occidentale, una a nord e tre intorno alle isole controllate da Taiwan vicino alla costa cinese. Non è stata comunicata una data di fine operazioni. Si tratta di un avvertimento, dicono, contro le forze separatiste di Taiwan. Il ministro della Difesa taiwanese ha definito il comportamento cinese “irrazionale e provocatorio”. Quella cinese è una reazione al discorso pronunciato giovedì scorso dal presidente taiwanese Lai Ching-te, in cui aveva ribadito che la Cina non “ha alcun diritto di rappresentare Taiwan”. Il governo cinese aveva già risposto diplomaticamente definendo il discorso provocatorio e pericoloso, e poi aveva immediatamente mostrato i muscoli con l’esercitazione militare. Impressionanti i numeri dell’operazione militare cinese. Taiwan ha rilevato un numero record di 153 aerei cinesi in un solo giorno vicino all’isola, secondo i dati pubblicati dal ministero della Difesa taiwanese, al termine di una giornata di manovre militari di Pechino. Questi movimenti si sono verificati durante un periodo di 25 ore terminato alle 6 del mattino di lunedì, ora locale, ha affermato il ministero, aggiungendo che nello stesso periodo sono state rilevate anche 14 navi cinesi. Da parte sua, il governo di Tokyo ha reso noto di avere espresso le sue “preoccupazioni” a Pechino e di avere inviato aerei da combattimento vicino all’isola di Yonaguni, nel sud del Giappone. “Il governo sta monitorando attentamente attività rilevanti con estrema attenzione e ha trasmesso le preoccupazioni del Giappone alla parte cinese”, ha detto ai giornalisti il vice segretario generale del governo Kazuhiko Aoki.
