di Giuliano Longo
“Il puzzle strategico geopolitico che gli Stati Uniti devono affrontare oggi, è come gestire il loro relativo declino della potenza economica e militare , pur mantenendo la leadership e l’influenza per proteggere la sicurezza e la prosperità del Paese. Dopo una lunga era di indiscusso primato globale, gli Stati Uniti devono capire come continuare a guidare con meno strumenti di egemonia di quelli che avevano a disposizione in passato”.
Questo l’esordio di un articolo pubblicato il 25 settembre sulla prestigiosa e influente rivista americana, “Foreign Policy”
Secondo FP gli stati che hanno una egemonia globale quasi assoluta non hanno bisogno di strategie particolarmente sofisticate, ma – prosegue l’articolo- gli Stati Uniti di oggi, non sono proprio così dominanti.
La preoccupazione nasce dalla prossima e combattuta chiusura del bilancio USA stretto tra le ali radicali e mainstream del Partito Repubblicano al Congresso, che il presidente della Camera Kevin McCarthy non è stato in grado di controllare.
Limiti che non tengono conto di “una grande guerra europea”, accezione che raramente compare sulla stampa occidentale, che si limita a scrivere di conflitto russo- ucraino.
Ma ancora più importanti per gli interessi degli Stati Uniti sono le tensioni con la Cina, i rischi derivanti dai progressi nel campo dell’intelligenza artificiale e dalla difficile situazione economica globale.
A fronte di queste sfide “ la ricorrente incapacità del Congresso degli Stati Uniti di approvare in modo affidabile un bilancio federale non solo distrae, ma porta anche a una spesa inefficiente – prosegue l’articolo” e questo impedisce di allocare la spesa in modo strategico evitando le misure tampone.
Quando gli Stati Uniti avevano denaro e potere da spendere per raggiungere i propri obiettivi in materia di sicurezza interna, difesa, commercio e affari esteri, gli sprechi fiscali e le risorse disallineate non hanno avuto un impatto così grande, ma mentre il paese naviga in un mondo più competitivo, un processo di bilancio ostacolato è un “albatros strategico”dove come noto, l’albatros è il volatile più grande esistente sulla terra.
Per FP attuali le manovre di bilancio sembrano infantili e i media di tutto il mondo che ne riferiscono in modo non lusinghiero, mentre “gli imbrogli del bilancio annuale…danno un pessimo esempio per la democrazia avanzata” Anzi “se il Partito Comunista Cinese è convinto che gli Stati Uniti siano entrati in un’era di inesorabile decadenza e declino, il circo del bilancio è una prova che corrobora la sua ipotesi”.
In questo circo del bilancio ci sono diverse piste, fra le quali il finanziamento delle campagne elettorali, in cui il denaro determina i risultati politici a tal punto che “i politici devono dare priorità alla raccolta fondi se vogliono avere qualche possibilità di essere eletti o rieletti. I donatori della campagna – siano essi miliardari solitari o eserciti di piccoli contribuenti – hanno un’influenza smisurata sull’azione di governo”.
Alcuni sostengono che i piccoli donatori di base offrano un antidoto favorevole alla democrazia nei confronti dell’influenza politica dei miliardari e Donald Trump ha fatto la storia nel 2020 quando è diventato il primo candidato presidenziale nella politica americana con le piccole donazioni inferiori a 200 dollari che costituivano la maggior parte della sua raccolta fondi.
Ma FP, pubblicazione dei poteri che contano, non è d’accordo perché questo tipo di raccolta la raccolta “utilizza la paura, la rabbia per aprire i portafogli di che puniscono il compromesso con la stessa efficacia di qualsiasi miliardario”.
Il rifiuto, ad esempio di McCarthy aZelenskyj di rivolgersi al Congresso probabilmente era rivolto a soddisfare gli scettici del suo partito che hanno inserito il sostegno all’Ucraina nella più ampia lotta sul bilancio.
Anche se Mitch McConnellleader della minoranza Democratica al Senato degli Stati ha sottolineato che “il sostegno americano all’Ucraina non è beneficenza, ma un investimento nei nostri interessi diretti, anche perché sminuire la potenza militare della Russia aiuta a scoraggiare il nostro principale avversario strategico, la Cina”.
Tornando ai piccoli donatori, sono un esercito che condiziona gli eletti che “apprezzano le loro provocatorie opinioni anti-establishment, o che hanno semplicemente deciso che, poiché il presidente degli Stati Uniti Joe Biden sostiene l’Ucraina, non lo sostengono”.
Quindi, prosegue l’articolo “mentre gli Stati Uniti cercano di destreggiarsi in un mondo sempre più complicato e pericoloso, in cui i poteri autoritari rappresentano un pericolo chiaro e attuale per la sicurezza e la prosperità a lungo termine degli americani, è più importante che mai che gli Stati Uniti funzionino come un’impresa condivisa”.
“Che si tratti di adattare il bilancio della difesa statunitense alle nuove realtà geopolitiche e tecnologiche, di rispondere al cambiamento climatico o di garantire le catene di approvvigionamento da cui dipendono i lavoratori americani, Washington ha bisogno di un approccio coerente e mirato che non sia sovvertito da interessi (come quelli dei) piccoli donatori al Congresso degli Stati Uniti”.
A giudizio di chi scrive, è un po la situazione di tutte le democrazie avanzate il contrasto fra “governo e consenso” dove in generale, come di mostra il nostro Paese, in genere prevale il secondo soprattutto a ridosso di campagne elettorali.
Ma la posizione di FP dimostra che anche la macchina USA può incepparsi, proprio per le ragioni illustrate nel ma forse andrebbe vista la questione proprio in quello che nel prologo dell’articolo.
Insomma se la “ditta” non funziona bene non è tanto e solo per colpa “dei legislatori” ma probabilmente anche perché il suo “mercato” si è ristretto e non garantisce più i profitti geopolitici di un tempo.
