Esteri

La Norvegia mette in guardia sull’alleanza artica Russia- Cina

La Norvegia, stato membro della NATO e del Consiglio Artico, ha lanciato l’allarme per la presenza cinese in costante crescita nell’estremo nord, affermando ironicamente che l’influenza della Cina nella regione è attualmente “limitata ma in crescita”, poiché collabora più strettamente con l’alleato Russia, come evidenziato da un ultimo rapporto di Newsweek.

Il rapporto del Servizio di intelligence norvegese (NIS) pubblicato a febbraio scrive “la Cina ha l’ambizione di rafforzare la sua presenza, capacità e influenza nell’Artico nei prossimi anni. La Cina sta facilitando questo rafforzando la cooperazione con la Russia in materia di ricerca e attività commerciali e aumentando la capacità dei suoi rompighiaccio”.

Le preoccupazioni della Norvegia sono degne di nota, in quanto è sede del quartier generale dell’Arctic Council, un forum intergovernativo che promuove la cooperazione e il coordinamento tra gli stati artici. Il consiglio comprende otto membri: Stati Uniti, Russia, Svezia, Norvegia, Islanda, Danimarca, Finlandia e Canada.

Mentre le ambizioni artiche della Russia sono note, la Cina è un player nuovo che guarda da tempo con interesse allo scioglimento dei ghiacci polari e all’apertura di nuove rotte navali. Ma a differenza della Russia, una nazione artica il cui confine settentrionale costituisce il 40% della costa, la Cina  si trova a 1.448 chilometri dall’Artico. Ciò, tuttavia, non ha impedito alla Cina di dichiararsi uno stato “quasi-artico” nel 2018.

L’intelligence norvegese afferma che gli investimenti della Cina nei progetti russi di gas naturale liquefatto sono l’attività “più grande e più importante” legata all’Artico e avverte anche che la Russia potrebbe convincere Sudafrica, India e Brasile a unirsi alle sue iniziative energetiche artiche.

Il rapporto  afferma anche che la Cina si sta concentrando sulla costruzione di rompighiaccio più grandi anche a propulsione nucleare, il che migliorerà la sua capacità di mappare l’Artico per usi sia militari che civili. L’anno scorso la Cina ha fatto una mossa senza precedenti schierando tre rompighiaccio nell’Artico, tra cui la sua nave più avanzata, la Xue Long 2.

Per la Cina, l’Artico ha un significato strategico, economico e ambientale. Gli esperti avvertono che l’aumento dell’attività cinese nella regione si basa sull’esercizio dei diritti relativi alla ricerca scientifica, alla libertà di navigazione e sorvolo, alle attività di pesca, alla posa di cavi e condotte e allo sfruttamento delle risorse nella regione. Nel 2023, ad esempio, la Cina ha posizionato boe di ascolto acustico nel Mare del Nord e ha intensificato le sue attività di ricerca a Ny-Ålesund.

Il South China Morning Post, un media  di Hong Kong, ha riferito  che la Cina sta cercando di installare dispositivi acustici nell’Artico dopo aver testato e valutato con successo i suoi dispositivi di ascolto sottomarini.

Il rapporto norvegese  cita anche una ricerca pubblicata dal cinese Journal of Polar Research che afferma: “le informazioni acustiche raccolte dalla rete di ascolto su larga scala pianificata potrebbero essere utilizzate in un’ampia gamma di applicazioni, tra cui comunicazione subglaciale, navigazione e posizionamento, rilevamento di obiettivi e ricostruzione di parametri ambientali marini“.

Alcuni resoconti riferiscono che un istituto cinese stava conducendo una ricerca che potrebbe essere utilizzata sia per scopi militari che civili nell’arcipelago delle Svalbard nell’Artico norvegese protette da un accordo internazionale che comprende anche la Russia.

Pechino peraltro  ha espresso interesse nella costruzione di una “Polar Silk road” e ha raddoppiato i suoi investimenti nella regione per concentrarsi sull’estrazione di minerali critici ed espandere le sue attività scientifiche, ma il valore strategico di poter attraversare la regione tutto l’anno  è ben noto da tenpo a Cina e Russia.

Inoltre, esperti militari e analisti della sicurezza hanno notato che la dipendenza della Cina dalle rotte marittime nell’Oceano Indiano è vista come una sua  debolezza strategica, in particolare in un potenziale conflitto su Taiwan.

Nel luglio 2024, quattro navi da guerra cinesi sono state osservate all’interno della zona economica esclusiva (ZEE) degli Stati Uniti, vicino all’Alaska, in navigazione  una settimana dopo che che Cina e Russia avevano lanciato la loro annuale pattuglia congiunta nel Pacifico. Quando la Guardia costiera statunitense si è avvicinata, la nave cinese ha  cinese giustificato la sua presenza con “operazioni di libertà di navigazione”. 

Anche il Pentagono affermato che la Cina sta sfruttando le mutevoli dinamiche nell’Artico per aumentare la propria influenza, ottenere l’accesso alle sue  risorse e assumere un ruolo più importante nella governance regionale.

Nella foto attività di ricerca cinesi nell’Artico

GiElle

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