di Gianfranco Piazzolla (*)
In una calda giornata estiva di fine giugno ho avuto modo di scambiare dei pensieri con i miei clienti dentro il mio studio.
Ho voluto capire le loro paure, speranze e il loro senso di percezione di chi dovrebbe garantire loro tutto ciò che espresso nella costituzione, lo stato.
E’ vero che alla fine lo stato siamo noi e che non è facile governare uno stato come il nostro nel mondo di oggi.
E’ pur vero, però, che sono almeno tre decenni che si è persa sempre di più la capacità di saper governare, anche quando si pensò che cattedratici tecnici di alto rango potessero sistemare le cose.
Così non fu, anzi, fecero danni incalcolabili sostenendo di aver messo in sicurezza pensioni e paese disastrando ancor più la futura vecchiaia di molti lavoratori autonomi.
Quello che avvertono molti nostri clienti e associati è un clima di tensione che aumenta di giorno in giorno dove lo stato invia ogni giorno intimazioni di pagamento e atti di vario genere a chi veramente è in difficoltà schiacciandolo come un verme per appropriarsi delle sue sostanze per rifarsi sui debiti.
Poi c’è chi mi ha fatto notare come non riesce più a lavorare con il fiato sul collo dettato da minacce velate molto spesso spedite agli indirizzi ( come la famosa disastrosa e vergognosa lettera ad adeguarsi concordato fiscale dello scorso anno) e che questo modo di fare non può che stimolare l’abbandono della partita iva e quindi il passaggio all’illegalità o alla migrazione verso la criminalità nei luoghi dove essa prolifera.
Di certo molti altri nostri amici e clienti hanno capito che chi scrive le norme e chi ha avuto mandato a governare negli ultimi tre decenni è totalmente scollegato dalla realtà delle aziende anche perché, parliamoci chiaro, quanti di coloro che occupano le poltrone parlamentari sanno cosa è il lavoro autonomo? E quanti di loro nella loro vita politica di professione hanno veramente svolto un lavoro?
Oggi si ha la sensazione che lo stato voglia predare quasi tutto il sudato lavoro svolto sotto minaccia fiscale e nella giungla di una burocrazia infernale introdotta in modo scientifico e voluto in questi ultimi anni con il vantaggio della sanzione sull’errore guadagnato con ragionamento statistico : più adempimenti più possibilità di errore e guadagno dalle sanzioni.
E poiché questa è la realtà molti micro imprenditori si rendono conto che il più stato è il vero problema dei nostri tempi.
Politici scollegati da ciò che hanno messo in piedi contro le imprese creatori di tutte le sanzioni penali e amministrative che hanno montato ad arte con lo scopo di prevenire o impedire ma che alla fine divengono una istigazione a delinquere o nei migliori casi uno stimolo per evadere o entrare nella sfera delle illegalità dove le pene, stante a quello che si vede oggi, sono assai più irrisorie giacchè si tende a punire più violentemente chi lavora e non chi fa il deliquente di professione.
E in tutto questo il paese perde quota nel confronto con gli altri paesi, nell’economia europea, mondiale e nella competitività con un merito della persona ridotto ai minimi termini.
E del resto un paese con più di 145 mila norme in funzione non potrà mai concorrere con paesi che si gestiscono con 8 mila norme come la Germania, il Regno Unito e altri.
Alla fine di una giornata contornata di sfoghi, punti di vista, delusioni e assai poche speranze mi rendo conto che molti vivono alla giornata e che se questa è sempre più la regola significa che il belpaese è in netto declino.
(*) Presidente Confimprese Viterbo e componente della Giunta nazionale di ConfimpreseItalia
