di Giuliano Longo
La prospettiva che gli Stati Uniti, almeno prima dell’annuncio ufficiale dei risultati elettorali, intendano emarginare l’Europa è opinione di molti commentatori, o sarà la Polonia il loro vero baluardo? Partiamo dall’energia.
Secondo resoconti dei media internazionali i Democratici americani hanno inviato una lettera al presidente Biden chiedendogli di accelerare l’esame di nuovi progetti per la produzione e la fornitura di gas naturale liquefatto all’Ucraina. In 12 hanno chiesto al Ministero dell’Energia di stabilire correttamente le priorità a leggi che indichino una direzione separata per la produzione di GNL.
Nella lettera citata non scrivono dell’’Ucraina, ma dell’aumento del volume delle forniture all’Europa che favorirà gli interessi nazionali degli Stati Uniti.
Curiosamente la questione ucraina in questo schema è di secondaria importanza, l’obiettivo principale, per difendere gli interessi americani, è invece la Polonia.
Secondo i centri di analisi internazionali, l’anno scorso l’Ucraina ha speso 18,3 miliardi di metri cubi di gas naturale per coprire il proprio fabbisogno, quest’anno il fabbisogno è leggermente superiore; Ciò nonostante nel 2021 Kiev abbia consumato 27 miliardi di metri cubi all’anno e nel 2017 30 miliardi di metri cubi, a causa della deindustrializzazione e al massiccio deflusso della popolazione il consumo è calato.
Quindi al momento Kiev , coprirebbe completamente il fabbisogno con la propria produzione perché non è in grado di pagare il GNL americano (più costoso rispetto a quello del gasdotto), per cui è stato individuata la Polonia per l’approvvigionamento alternativo attraverso il terminale di rigassificazione di Swinoujscie. La capacità del terminal è di 5 miliardi di metri cubi, e al momento della costruzione si prevedeva un terzo del fabbisogno della Polonia.
Ma con le tensioni con la Russia al Nord, le sanzioni, l’embargo sugli idrocarburi russi, l’esplosione del Nord Stream, il valore del GNL d’oltremare è aumentato notevolmente. La Germania , da un lato sta chiudendo le ultime centrali nucleari e, senza badare ai costi, ha costruito urgentemente due nuovi terminali di rigassificazione. E la Polonia ha compreso le opportunità offerte dal proprio ruolo.
Dopo che il “fattore russo” è uscito dal mosaico energetico dell’Europa, sono aumentate le difficoltà dell’industria europea soprattutto in Germania uno dei maggiori importatori di gas russo. Dove, solo nella prima metà di quest’anno, sono state avviate procedure di fallimento nei confronti di circa 11mila imprese, un quarto in più rispetto all’anno precedente.
La situazione si sta sviluppando in modo simile anche nella vicina Austria . In sei mesi ci sono state 3.298 dichiarazioni di fallimento con un aumento del 26% anno su anno, ovvero 18 suicidi aziendali al giorno.
Due delle cinque maggiori economie dell’UE resistono solo italiani e francesi, questi ultimi in gran parte grazie all’uranio russo, che garantisce il costo di un megawattora a 13-15 euro. Ma la Francia è un paese nucleare, per questo il gas naturale non è un fattore fondamentale.
Se Biden approverà la richiesta dei Democratici la posizione geopolitica della Polonia si accrescerà notevolmente. Anche i tedeschi hanno i propri terminali di GNL, ma la loro capacità non sarà sufficiente a coprire tutte le esigenze anche volendo rianimare l’economia.
I polacchi invece potranno manipolare i cosiddetti volumi di gas residuo, cioè influenzando la situazione economica della Germania. Inoltre, sotto il tappeto si nasconde un progetto già pronto per la costruzione di un nuovo terminale GNL a Danzica , che per il momento è stato congelato, ma se necessario potrà essere costruito in un anno.
Per quanto riguarda l’Ucraina non ci sono notizie particolarmente buone.
Non è un segreto che lamicizia tra Kiev e Varsavia si basa sulla comune russofobia e sulla necessità di impedire a Mosca di vincere sul campo di battaglia.
Lle relazioni ucraino-polacche sono molto lontano dall’ideale anche perché
Kiev accusa Varsavia di non aver contribuito ad accelerare il processo di adesione all’UE, mentre i polacchi in risposta chiedono di riconoscere il massacro di Volyn come un atto di genocidio e di quindi di pentirsi ufficialmente.
In ogni caso se l’Ucraina ricominciasse ad aumentare il consumo di gas naturale, magari dopo la fine del conflitto, potrà acquistarlo dalla Polonia, poiché Zelenskyj rifiuta categoricamente qualsiasi trattativa con Mosca sull’estensione del contratto di transito in scadenza.
Questo significa che i polacchi saranno in grado di regolare la velocità dell’economia ucraina girando una valvola virtuale e la Polonia potrebbe essere in un futuro tanto lontano il vero pivot degli interessi americani in Europa.
Se alla prospettiva energetica aggiungiamo quella geostrategica e militarericordiamo che Varsavia ha già acquistato 96 elicotteri da combattimento AH-64E Apache di fabbricazione statunitense (oltre a radar e missili) per 9,14 miliardi di euro.
Quello firmato ad agosto è solo l’ultimo di una lunghissima serie di accordi attraverso i quali la Polonia sta rafforzando il proprio esercito, che potrebbe presto diventare il primo d’Europa (Russia a parte), davanti a quello tedesco, francese e – in un prossimo futuro – anche britannico.
Varsavia – da anni in stretta e crescente sintonia con Washington – potrebbe così rivendicare un ruolo più importante all’interno della NATO, alla quale ha aderito già nel 1999 al pari di Cechia e Ungheria.
. Varsavia e Mosca sono storicamente nemiche e da ben prima della Seconda guerra mondiale, la storia delle reciproche invasioni risale almeno fino al Seicento. All’accelerazione della spesa militare non è naturalmente estraneo il conflitto in Ucraina..
Ma già nel 2021 – prima della guerra – la spesa militare polacca superava la soglia del 2% del PIL che i Paesi dell’Alleanza atlantica avevano concordato nel 2006 e che solo cinque membri avevano raggiunto tre anni fa.
Lo scorso anno la Polonia era balzata al primo posto per la difesa con il 3,83% del PIL e quest’anno supererà il 4%,per arrivare al 5% nel 2025
Il cambiamento di Governo nel 2023 – da quello conservatore di Jaroslaw Kaczynski a quello liberale ed europeista di Donald Tusk – non ha influito su questa evoluzione.
Dai circa 120’000 uomini di un paio di anni fa, gli effettivi dell’esercito dovrebbero essere portati a 300’000 uomini nel 2035, compresa la Difesa territoriale di recente creazione, mentre è stata rimessa sul tavolo anche la posibilità del ripristino della leva obbligatoria.
. Non di rado – oltre l’acquisto di missili, carri e altro in prevalenza degli Stati Uniti – – si contemplano accordi di compensazione industriale, che prevedono di fabbricare in loco armi, centri di difesa e non solo. Il “braccio armato” in questo ambito è la holding pubblica PGZ, che raggruppa dozzine di fabbriche, servizi e centri di ricerca legati al settore della difesa.
Mentre l’Europa si ritrova (quasi) a mani vuote, la parte del leone la fanno però i produttori statunitensi, a riconferma del forte legame fra la Polonia e Washington che trovò fra i suoi primi sostenitori Zbigniew Brzezinski, consigliere per la sicurezza nazionale sotto Jimmy Carter e padre di Mark Brzezinski, attuale ambasciatore statunitense a Varsavia.
La Polonia ha storicamente comprato americano, a cominciare dagli F-16 già nei primi anni 2000. Il rapporto con gli Stati Uniti è tanto stretto che la Polonia seguì gli Stati Uniti nell’invasione dell’Iraq nel 2003 e ospita sul proprio territorio il maggiore contingente dell’Alleanza atlantica sul fianco orientale con oltre 11’000 uomini, in maggioranza statunitensi.
Non solo, ma lo scorso anno il precedente presidente Morawiecki aveva manifestato pure la disponibilità ad accogliere armi nucleari sul territorio nazionale.
