Economia e Lavoro

Lavoro e contratti pirata, Confcommercio risponde a Cgil e Uil e si apre il dibattito

Confcommercio ha diffuso una nota in risposta alle dichiarazioni dei segretari generali di Cgil e Uil sullo stato dei salari e sulla crescita dei cosiddetti “contratti pirata”.

Il segretario della Cgil, Maurizio Landini, ha sottolineato che i rinnovi contrattuali ogni tre-quattro anni non bastano a compensare l’inflazione. “C’è stata una crescita dei contratti pirata che stanno abbassando i salari”, ha detto, auspicando contratti nazionali più forti e una legge sulla rappresentanza che renda gli accordi validi erga omnes.

Anche il leader della UIL, Pier Paolo Bombardieri, ha evidenziato la perdita del potere d’acquisto e l’importanza della contrattazione di secondo livello per sostenere la produttività. “Il recupero di competitività non si fa riducendo salari e diritti – ha sottolineato – ma incentivando le aziende a investire in innovazione e nel rinnovo dei contratti, anche attraverso condizionalità sugli aiuti di Stato”.

“Confronto aperto con i sindacati”

Confcommercio ha confermato la disponibilità a un confronto costruttivo con i sindacati su salario e modello contrattuale. “Nei prossimi giorni – sottolinea la Confederazione – è previsto un incontro con CGIL, CISL e UIL per discutere i rinnovi dei contratti all’interno di un quadro di responsabilità condivisa”. “La strada maestra resta il dialogo per affrontare le sfide del mercato del lavoro e sostenere crescita, produttività e qualità del lavoro” si legge nella nota. “Allo stesso tempo – prosegue la nota – è necessario rafforzare la contrattazione collettiva di qualità e contrastare con decisione i contratti pirata che indeboliscono tutele, salari e concorrenza leale tra le imprese”.

 

Confesercenti: “Recupero del potere d’acquisto delle famiglie frenato anche dal dumping contrattuale”

 

Sul punto, da registrare anche l’approfondimento della Confesercenti: “Il recupero del potere d’acquisto delle famiglie è frenato anche dal dumping contrattuale. I contratti ‘pirata’, accordi firmati da sigle prive di effettiva rappresentatività, nel solo terziario e nel turismo sottraggono complessivamente 1,5 miliardi di euro l’anno ai lavoratori rispetto ai contratti sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. Risorse che mancano ai consumi e quindi alla domanda interna”. Così Nico Gronchi, Presidente di Confesercenti. “Ma il danno non è solo salariale: con i contratti in dumping si perdono anche sanità integrativa, assistenza e welfare contrattuale. Stimiamo fino a 350 milioni di euro l’anno di prestazioni non erogate nei soli settori del terziario e del turismo. Ogni lavoratore in dumping rinuncia in media fino a 1.900 euro annui di tutele: fino a 1.000 euro di copertura sanitaria e fino a 900 euro di altri servizi, dalla cura dei figli all’assistenza agli anziani, dalla scuola alla formazione. Prestazioni che fanno parte del sistema di bilateralità e che nei contratti ‘pirata’ scompaiono. Il fenomeno colpisce in modo particolare il Mezzogiorno, dove si concentra oltre la metà dei lavoratori coinvolti: così il dumping contrattuale amplifica le disuguaglianze territoriali e scarica i costi della concorrenza sleale proprio sui territori più fragili e sulle imprese che rispettano le regole. Serve una risposta di sistema: va aperto subito un confronto stabile tra Governo, sindacati e associazioni d’impresa. Contrastare i contratti pirata significa difendere lavoro di qualità, concorrenza leale e competitività dell’economia italiana”.

Red

Related posts

Carrello anti-inflazione, l’accordo c’è, ma partirà solo ad ottobre

Redazione Ore 12

Unimpresa: “Sistema pensionistico solido nonostante l’invecchiamento della popolazione”

Redazione Ore 12

Migranti, Coldiretti: “Senza di loro addio a 1/3 dei raccolti”

Redazione Ore 12