Cronaca

Le aggressioni nei luoghi di lavoro, una crisi più reale di quanto si pensi

di Wladymiro Wysocki (*)

Il giorno del 19 ottobre 2025, al termine della partita di serie A2 tra Sebastiani Basket Rieti e Pistoia Basket 2000, avvenuta presso il palazzetto di Rieti, un pullman che trasportava i tifosi della squadra ospite è stato oggetto di un vero e proprio assalto lungo la superstrada Rieti-Terni, all’altezza dello svincolo di Contigliano. Secondo le ricostruzioni, un gruppo di persone ha lanciato sassi e mattoni contro il veicolo, compreso dei minorenni, rompendo in un punto il parabrezza e colpendo mortalmente il secondo autista del mezzo seduto nel sedile accanto. L’evento, oltre alla drammaticità umana, richiama l’attenzione su un tema che spesso resta ancora troppo sottovalutato: la vulnerabilità lavorativa in determinati contesti, dove si mescolano compiti di trasporto, logistica, accoglienza, assistenza sanitaria, servizi, attività commerciali dove la violenza può prendere una forma estrema.

Anche se il caso sopra appare particolarmente grave e atipico per modalità e conseguenze, esso si inserisce in un fenomeno più ampio: quello delle aggressioni, minacce e violenze che accadono in occasione di lavoro o nel contesto lavorativo. I dati più recenti dell’INAIL indicano che nel 2023 in Italia sono stati riconosciuti 6.813 casi di aggressioni e minacce sul posto di lavoro – un aumento dell’8,6 % rispetto al 2022.

Di questi, il 61 % è attribuibile a persone esterne all’azienda (clienti, utenti, utenti del servizio, pazienti, ecc.) e solo il rimanente 39 % a conflitti interni o tra colleghi. Il settore più esposto è quello della sanità e dell’assistenza sociale (circa il 43 % dei casi) e altri settori vulnerabili includono il trasporto e la logistica.

Per dare un valore in percentuale tra i due sessi, le donne subiscono una crescita più accentuata (+14,6 % nel 2023 rispetto al 2022) rispetto agli uomini (+3,8 %).

L’episodio del pullman può essere letto come un’estremizzazione di questo fenomeno: un lavoratore della mobilità/trasporto (l’autista) è stata la vittima diretta di una aggressione esterna al contesto aziendale (terzi) e in un contesto che apparentemente non era “tipico” del lavoro di servizio al pubblico (o residenziale). Tuttavia, è proprio la funzione del trasporto – attività lavorativa che spesso comporta contatto con il pubblico, con elementi di rischio (viaggio notturno, scorta, traffico, distanza) – a collocarlo in un contesto di “lavoro esposto” alla violenza. Il fatto che l’aggressione sia avvenuta mentre il veicolo transitava su strada, forse senza più scorta o protezione, rafforza l’idea che i lavoratori in mobilità, che siano autisti, operatori di logistica, trasporto persone, possano essere particolarmente vulnerabili.

L’evento drammatico di Rieti è l’ennesima situazione per fare prendere consapevolezza di un mondo del lavoro estremamente in emergenza sotto tanti profili.

Parliamo di benessere lavorativo, parliamo di prevenzione, di tutela dei lavoratori, del lavoro sano.

Abbiamo troppo da fare.

Le aziende che operano in contesti ad “alto contatto” con il pubblico (trasporto, logistica, servizi al pubblico, sanità, scuola) dovrebbero includere nella valutazione dei rischi non solo gli aspetti “tradizionali” (cadute, mezzi, movimentazione, malattie professionali ecc) ma anche la violenza esterna, l’aggressione fisica e psicologica, il contatto con soggetti potenzialmente pericolosi o in situazioni di tensione.

Di seguito, anche la formazione del lavoratore deve essere adeguata alle necessità di una gestione comunicativa con la società di oggi dove il valore della persona e il valore della vita umana non è più considerato.

A tal proposito stiamo in attesa del nuovo Decreto Legge, che il Ministero del lavoro sta preparando a integrazione della normativa vigente in sicurezza sul lavoro.

Un decreto che prevede la tutela, la prevenzione e valutazione di tutti i fenomeni di violenza psico-fisica.

Doveva essere emanato a fine settembre, stiamo ai soliti ritardi.

L’aggressione mortale al pullman dei tifosi del Pistoia Basket rappresenta un monito drammatico su quanto la violenza esterna possa colpire lavoratori che magari pensavano di esercitare un servizio “normale” senza rischi estremi e invece si trovano esposti a un rischio che la “sicurezza sul lavoro” deve prevedere, anche se meno convenzionale.

L’aumento delle aggressioni nei luoghi di lavoro, come rilevato da INAIL, ci ricorda che nessun contesto può ritenersi totalmente immune e che la protezione dei lavoratori richiede attenzione, protocolli, cultura e risorse anche in ambiti come il trasporto e l’organizzazione degli eventi sportivi.

La sicurezza sul lavoro, in tutti gli ambiti, deve essere oggi più che mai alla base di una comunicazione proattiva e partecipativa capace di dare consapevolezza a ognuno di tale importanza e rendere il singolo individuo motivato e determinato per un futuro migliore da lasciare ai nostri figli.

Questa società ci sta dando tanti segnali e forse anche una richiesta disperata di aiuto, dobbiamo essere capaci di ascoltare e intervenire immediatamente per evitare il fallimento culturale.

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