di Nadia Pietrafitta
Si parte dal Bignami bis. La commissione Affari costituzionali della Camera ha adottato – con i voti favorevoli del centrodestra e quelli contrari delle opposizioni – il testo base di modifica della legge elettorale. La seconda versione dello ‘Stabilicum’, presentato dalla maggioranza e poi modificato, alza dal 40 al 42% la soglia per attribuire il premio di maggioranza (70 seggi alla Camera e 35 al Senato), abbassa il tetto massimo dei seggi raggiungibili (220 alla Camera e 113 al Senato) ed elimina il ballottaggio. Le correzioni fatte, però, non convincono le opposizioni che restano sulle barricate e bollano il testo come incostituzionale.
Oltre al premio, ritenuto ancora al di fuori dei principi di proporzionalità e ragionevolezza sanciti dalla Corte, resta il tema dei voti del Trentino-Alto Adige e della Valle D’Aosta, al di fuori del computo nazionale per l’assegnazione del premio, tema sul quale la maggioranza apre a possibili ulteriori modifiche durante la fase emendativa del testo. Sotto attacco, poi, l’ipotesi ventilata dal centrodestra di ridurre le circoscrizioni Estero. Sarebbe “un golpe dal punto di vista istituzionale: faremo valere nei modi e nelle forme previste dal regolamento tutte le nostre prerogative perché non si facciano queste cose a pochi mesi dal voto”, dice chiaro il dem Federico Fornaro.
Anche sui tempi è battaglia. L’ufficio di presidenza della Commissione ha infatti fissato a giovedì 11 alle 12 il termine per la presentazione degli emendamenti. La riunione, che serve a fissare i prossimi passaggi in calendario, è abbastanza accesa. La maggioranza, in un primo momento, propone come termine quello di lunedì 8 alle 18, ma i partiti di centrosinistra protestano e fanno notare che quel giorno ci saranno anche i ballottaggi delle Amministrative. Si arriva così a giovedì 11. La road map è serrata: lunedì 15 verranno stabilite le ammissibilità e si procederà a eventuali ricorsi. Dal 16 al 23 giugno si voteranno gli emendamenti “a oltranza”, con l’obiettivo di dare mandato al relatore mercoledì 24 e andare in aula, come da calendario stabilito dalla conferenza dei capigruppo della Camera, venerdì 26. “La nuova compressione dei tempi per la presentazione degli emendamenti” è “una vera e propria privazione delle prerogative delle opposizioni, una tempistica inaudita e provocatoria che non consente di svolgere il proprio lavoro né di valutare seriamente l’impatto delle modifiche introdotte – tuonano all’unisono i capigruppo di opposizione in commissione Affari costituzionali, Simona Bonafè (Pd), Filiberto Zaratti (Avs), Alfonso Colucci (M5S), Maria Elena Boschi (Iv), Riccardo Magi (+Eu) e Matteo Richetti (Az) – Non c’è neppure il tempo minimo per verificare la tenuta delle norme su una materia così delicata. Siamo davanti a una situazione inaccettabile, che mortifica il Parlamento e cancella il rispetto delle opposizioni e conferma che dalla maggioranza non c’è alcuna volontà a voler collaborare”.
L’accelerazione del centrodestra smuove anche i leader. Al termine dei lavori della commissione, la segretaria Pd Elly Schlein, il presidente M5S Giuseppe Conte e i coportavoce di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, si ritrovano in una call. Anche il leader di Più Europa Riccardo Magi poi viene contattato. L’obiettivo è quello di “coordinare i lavori e la battaglia di opposizione in commissione e in Aula”, contro una legge elettorale “che resta incostituzionale. Il confronto serve allora a definire la strategia per i prossimi lavori e a ribadire la volontà di fare “fronte comune” e mettere un campo un “coordinamento” sugli emendamenti. Magi, assicura, presenterà una proposta di modifica per tornare al Mattarellum: “Poi vedremo chi lo sostiene”, avvisa. Il cammino del Bignami bis è appena cominciato.
