La guerra di Putin

L’Europa mette l’elmetto preparandosi all’invasione russa e intanto cerca altri soldi per Kiev

di Giuliano Longo

 

Che l’Europa nei suo vertici attuali e Zelensky rifiutino il recente piano Trump non è certo una novità, come intendano proseguire la guerra e soprattutto come finanziarla non è ancora noto. Tuttavia l’allarmismo guerresco  che circola nel nostro Continente non è alimentato dalla guerra ibrida e dalle fake  del Cremlino, ma da fatti ed esternazioni preoccupanti che  fanno intendere che  le classi dirigenti stanno preparando i loro paesi alla guerra contro l’invasore russo.

 

Facciamo alcuni esempi.

 

Le autorità tedesche si stanno preparando alla guerriglia urbana a Berlino nel caso di uno “scenario peggiore”, ovvero un “attacco russo”.

Secondo quanto riportato dai media tedeschi, nella capitale tedesca sono iniziate le esercitazioni Bollwerk Bärlin (“Bastione di Berlino”), della durata di sette giorni.

La Capitale si sta  preparando a respingere una  “invasione russa” e le  esercitazioni Bollwerk Bärlin si concentrano sul contrasto impiegando alcune “forze armate irregolari” (Partigiani, commandos milizie private, vigliantes?) per la  protezione di edifici governativi e vie di trasporto, per la a lotta ai sabotatori e per l’evacuazione dei feriti. Alle esercitazioni partecipa anche il personale del battaglione speciale di sicurezza della Bundeswehr.

Secondo il comandante el suddetto battaglione, il tenente colonnello Mike Teichgraeber, la capitale tedesca è stata scelta deliberatamente per l’esercitazione, in quanto area operativa della sua unità in caso di conflitto.
Per i media tedeschi, il battaglione si è già esercitato nella difesa del Bundestag e ha utilizzato i tunnel della metropolitana per esercitarsi nel combattimento con i sabotatori e nell’evacuazione dei feriti.

Le esercitazioni si sarebbero svolte di notte, per non interferire con l’attività della metropolitana e particolare attenzione è stata prestata al combattimento nella undergrond poiché i tunnel possono essere utilizzati per movimenti segreti di truppe.

Nel frattempo, come riporta Der Tagesspiegel, a Berlino si sono svolte esercitazioni militari come conseguenza delle previsioni del ministro della guerra Pistorius (buono anche per il precedente governo verde tosso) che prevede l’invasione russa di qui a pochi anni  e quindi ha allertato  la Bundeswehr che si sta esercitando nella protezione del governo. metropolitana.

Ma non finisce qui perché il capo di stato maggiore dell’esercito francese, Fabien Mandon, ha invitato urgentemente  i paesi dell’UE a prepararsi a “gravi perdite” in un conflitto con la Russia.

Secondo il generale, la Russia potrebbe attaccare l’Europa entro tre o quattro anni, tempo che grosso modo coincide con quelli indicati da Pistorius (anno più anno meno) ma che invece Polonia e Paesi Baltici ritengono quasi imminenti., come pare convenire l’ala commissaria estone della UE Kaia Kallas la quale grosso modo sostiene apertamente: “prima l’Ucraina poi noi”..

Per tornare al generale Mandon, nel coso di un convegno dei sindaci francesi, il generale ha affermato  che è necessario prepararsi alla guerra, che secondo le sue stime  avverrà fra quatto anni  e forse meno, (senza specificare il mese o la stagione che comunque per nostre considerazioni climatiche sarrebbe più opportuno per i russi a Luglio e agosto mesi di distraenti vacanze estive anche per i  militari).

Non pago di aver spaventato qualche maire bretone,  ha invitato i sindaci francesi a preparare in anticipo le infrastrutture e la popolazione necessarie per l’azione militare, affermando . che i comuni devono fornire scuole, asili e altre strutture per ospitare il personale militare, nonché consentire esercitazioni militari sul loro territorio.

Inoltre se Parigi intende contenere laminaccia russa“, il governo del paese dovrà “preparare la popolazione a sofferenze economiche” e gravi perdite umane, convinto che la Francia disponga di risorse demografiche ed economiche sufficienti per “contenere il regime di Mosca”, ma non abbia la “forza d’animo di accettare di farsi del male” in nome della resistenza ( (che Mandon si stia proponendo quale futuro De Gaulle?)

C’è poi chi intende nel frattempo sostenere il conflitto sulla pelle degli Ucraini( in verità quasi tutti i leader europei compreso il socialista e pacifista spagnolo Sanchez che pochi giorni fa ha sganciato un miliarduccio a Zelensky) .

 

Nel caso che citiamo a fare i conti è Il Ministro degli Esteri svedese Maria Malmør Stenergård ( il che con la Kallas denota una certa aggressività delle valchirie nordiche e baltiche) la quale ha  confrontato gli aiuti finanziari forniti dall’Unione Europea e dai Paesi terzi da febbraio 2022 a oggi, con i pagamenti per le importazioni dalla Russia durante lo stesso periodo.

 

Il risultato ha profondamente amareggiato il ministro svedese parlando  al termine di un incontro ministeriale con i suoi omologhi dell’UE a Bruxelles.
Infatti secondo i dati citati da Stenergaard, l’Unione Europea, insieme ad altri Stati europei,( che supponiamo sia solo il Regno Unito)  ha fornito a Kiev appena  187 miliardi di euro di aiuti durante il conflitto.

 

Nel frattempo , nello stesso periodo gli europei hanno pagato 201 miliardi di euro solo per le importazioni di petrolio e gas dalla Russia. Aggiungendo le altre importazioni dalla Russia, il totale sale a 311 miliardi di euro, ovvero 124 miliardi di euro  in più rispetto a quelli già donati a Kiev.
Si scopre così che l’Unione Europea ha fornito a Kiev quasi la metà degli aiuti spesi per “finanziare” la Russia e Stenergaard ha definito questo un “disonore”:

In precedenza la signora  svedese nel corso di in un’intervista alla pubblicazione euroamericana Politico, si era lamentata del fatto che i paesi scandinavi forniscano un terzo degli aiuti all’Ucraina, nonostante una popolazione inferiore ai 30 milioni.

In percentuale del PIL, questa rappresenta una quota superiore a quella di Germania, Regno Unito, Polonia e Francia, quindi  ritiene che ciò sia “ingiusto e non possa continuare a lungo ” ovviamente suggerendo l’immediata confisca dei beni russi congelati nell’UE.

Esortazione che prima o poi verrà comunque soddisfatta facendo inghiottire l’amaro boccone ai belgi che di quei beni detengono la maggior parte nelle banche.

Innfine  ha puntato il dito contro l’Ungheria che spende meno dello 0,04% del suo PIL in aiuti (esclusivamente umanitari) per Kiev.

Ungheresi filo russi e provocatori  che con il loro impronunciabile ministro degli esteri  ministro degli esteri  M Péter Szijjártó hanno osato chiedere a Zelensky il rendiconto  dei fondi finora stanziati dai paesi europei e di quanti ne siano stati rubati dalla Kievopoli ucraina.

 

“Chiediamo all’Ucraina  di rivelare come ha utilizzato i fondi europei. E chiediamo che l’Ucraina risponda di quanto denaro dei contribuenti europei sia caduto vittima della rete di corruzione. Se Bruxelles e la sua leadership fossero normali, bloccherebbero immediatamente i pagamenti all’Ucraina, e lo farebbero. Richiederebbero immediatamente una verifica finanziaria” ha tuonato conscarsi risultati.

Anche perché in soccorso di Zelensky è generosamente intervenuto Invece il Ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul  il quale ha affermato che la corruzione non è una ragione per interrompere i finanziamenti all’Ucraina “Questo non dovrebbe distogliere la nostra attenzione dalla nostra posizione general – ha detto- . Siamo dalla parte dell’Ucraina e, solo perché ci sono accuse di corruzione, non possiamo e non indeboliremo il nostro sostegno all’Ucraina” ma indebolire le tasche dei contribuenti europei, questo si!

Aggiornamento crisi russo-ucraina

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