di Gino Piacentini
La Commissione europea ha adottato il Patto Europeo per l’Oceano, una cornice strategica per coordinare tutte le politiche marittime dell’UE e riaffermare la leadership europea nella governance dei mari. L’iniziativa, fortemente voluta dalla presidente Ursula von der Leyen, mira a proteggere gli ecosistemi marini e a valorizzare l’economia legata al mare, in vista della Conferenza delle Nazioni Unite sull’Oceano, in programma il 9 giugno a Nizza.
Con quasi 70.000 km di coste e il 40% della popolazione europea residente entro 50 km dai litorali, il mare è una risorsa strategica per l’UE. Il comparto marino garantisce 5 milioni di posti di lavoro, e il 74% del commercio estero dell’Unione viaggia via mare. Inoltre, il 99% del traffico globale di internet passa attraverso cavi sottomarini.
Il patto non introduce nuove misure vincolanti, ma rafforza e integra le leggi esistenti, promuovendo una gestione più efficace delle aree marine protette, lo sviluppo di tecnologie offshore rinnovabili e la creazione di una riserva europea di carbonio blu, che valorizzi il ruolo degli ecosistemi costieri nella cattura della CO₂.
La Commissione propone anche l’adozione, entro il 2027, di una nuova legge europea sull’oceano, l’“Ocean Act”, e la nascita dell’Ocean Board, un organismo che coinvolgerà enti pubblici, privati, Ong e comunità scientifica per monitorare l’attuazione del patto.
Tra gli obiettivi dichiarati: proteggere e ripristinare gli habitat costieri, rafforzare la competitività della blue economy, sostenere le comunità costiere e insulari, migliorare la sicurezza marittima, incentivare ricerca e innovazione e potenziare la diplomazia europea contro la pesca illegale.
Il Commissario europeo per la pesca e gli oceani, Costas Kadis, ha inoltre annunciato per il 2026 un nuovo piano per pesca e acquacoltura al 2040, con focus sulla pesca artigianale. L’oceano, ha ricordato, copre oltre il 70% della superficie terrestre, ospita l’80% della biodiversità e produce oltre il 50% dell’ossigeno del pianeta.
Il Patto per l’Oceano si candida a diventare uno strumento chiave nella transizione ecologica europea, valorizzando le risorse marine non solo come patrimonio ambientale da tutelare, ma anche come leva di sviluppo sostenibile e innovazione.
