A rivelarlo è un recente studio del National Bureau of Economic Research (NBER)
di Gino Piacentini
Le preoccupazioni dei governi verso i cambiamenti climatici e le loro conseguenze, non riguardano unicamente la salute e la sicurezza dell’uomo e dell’ecosistema, ma anche e soprattutto le conseguenze economiche che disastri naturali e assenza di risorse possono generare.
La maggior parte degli studi scientifici disponibili oggi, stimano che a ogni aumento di 1°C della temperatura, corrisponda una contrazione del PIL pari a circa 1-2 punti percentuali.
Tuttavia una recente ricercadel National Bureau of Economic Research (NBER) sull’impatto economico della crisi climatica sostiene che il valore più attendibile sia in realtà pari al 12%.
La differenza di valutazione è dovuta ad un cambiamento radicale nel calcolo dell’impatto economico della crisi climatica sul PIL. Fino ad ora gli studi condotti si sono basati sulle variazioni di temperatura registrate a livello nazionale, seguendo un approccio linearepensato per catturare alcuni fenomeni su base locale, senza tenere conto delle variazioni che potrebbero avvenire a pochi chilometri di distanza. Questo approccio viene rivalutato in base al fatto che il sistema climatico terrestre risponde in modo non lineare e globale ai cambiamenti.
Per rispondere a questa necessità gli autori NBER usano una metodologia diversa da quella tradizionale, che prende in considerazione per esempio le anomalie delle temperature globali, integrando sia gli aspetti antropici che la variabilità naturale del clima della Terra, per poi proporre delle proiezioni sugli effetti a livello nazionale e locale.
Sulla base di questo calcolo ogni grado in più può cancellare il 12% del pil. Se rimaniamo su una traiettoria di riscaldamento globale come quella attuale, entro fine secolo avremo una perdita, in termini di benessere, del 31% rispetto a oggi. La conclusione è che l’impatto economico della crisi climatica è 6 volte più grande di quanto pensato finora.
Sulla base di questi dati, è stato possibile calcolare anche il costo sociale di ogni tonnellata di CO2 che emettiamo, stimato in 1.056 $/tCO2, contro i 150 $/tCO2 stimati con l’approccio tradizionale su base nazionale-locale. Lo studioNBER conclude auspicando alla decarbonizzazione e all’utilizzo di fonti rinnovabili proprio per contenere le future perdite delle economie nazionali e quindi globali.
