Economia e Lavoro

L’inganno globale del finanzcapitalismo/2

di Fabrizio Pezzani (*)

Per giungere più rapidamente ai nostri tempi possiamo rilevare due momenti determinati della nostra storia per capire l’attuale contesto. Il primo momento risale al 1944 e in particolare all’accordo di Bretton Woods secondo il quale i cambi delle diverse monete e valute di tutti gli stati vengono ancorati al dollaro a sua volta legato alla sua convertibilità in oro dando nel periodo successivo una relativa stabilità al sistema finanziario. Il secondo momento risale al 1971 in cui Nixon dichiara unilateralmente lo sganciamento del dollaro dall’oro infrangendo un periodo di collaborazione; il segretario del Tesoro americano John Connally dichiarò al mondo: “Il dollaro è la nostra moneta ma è un problema vostro”. In quel modo si chiuse un periodo storico e ne iniziò un altro completamente diverso in cui la finanza avrebbe cominciato ad assumere la dimensione attuale. Il collasso dell’impero sovietico sancisce l’idea che un modello di economia e finanza che si era affermato fosse la soluzione di tutti i mali economici e sociali e i suoi modelli culturali diventano verità da non mettere in discussione.

Questo percorso di affermazione della finanza come strumento di rapido arricchimento viene legittimato dall’Accademia delle Scienze che assegna agli studi di finanza un ruolo preminente e ne legittima la diffusione; il suo uso fatto in modo autoreferenziale creerà danni enormi ma faceva comodo a una minoranza si è generato così il più imponente travaso di ricchezza che la storia ricordi. L’attenzione allo sviluppo degli studi sulla finanza influenza gli indirizzi di studio delle università americane; infatti i laureati aspiranti a lavorare nel mondo finanziario passano, solo ad Harvard, dai 5 per cento del 1970 ai quasi 40 per cento dei neolaureati e al 30 per cento delle neolaureate del 2008 prima della crisi scoppiata a settembre. L’attenzione alla finanza, in modo quasi esclusivo, condiziona le scelte di sviluppo economico e sociale, così si procede al trasferimento di attività manifatturiere in modo crescente in paesi a basso costo di lavoro condizionando i governi locali e riducendo progressivamente le prospettive occupazionali nel settore manifatturiero che è diventata oggi la vera criticità del mondo occidentale ma di quello di cultura anglosassone in particolare.

 

Chi opera nel mondo della finanza sa che il “piccolo e bello” non funziona quindi l’espansione della finanza si associa a una sua crescente concentrazione nelle mani di poche istituzioni che oggi sono in grado di determinare le politiche egemoniche globali fino a costituire, come rileva Noam Chomsky, un senato virtuale del mondo perché la finanza ha sostituito le armi nell’esercizio del potere.

Il responsabile della compagna presidenziale di Bill Clinton nei primi cento giorni della presidenza, James Carville, fece scalpore con la sua seguente dichiarazione: “Se esistesse la reincarnazione avevo sempre desiderato di rinascere presidente degli Usa, un papa. Ma oggi vorrei rinascere come mercato obbligazionario così potrei intimidire chiunque”. Il potere del mercato obbligazionario, come vediamo oggi, sta nel fatto di potere sanzionare un governo facendo aumentare il costo del suo indebitamento si viene a determinare così un effetto domino, infatti l’aumento del costo del debito aumenta sia il debito che il deficit e gli investitori alzano la guardia vendendo i titoli di quel debito facendo diminuire i prezzi e facendo alzare gli interessi.

Per riprendere l’osservazione di Niall Ferguson in Ascesa e declino del denaro, Mondadori 2008, il signor “Bond” è diventato più potente di quello inventato dalla penna di Ian Fleming e ha licenza di uccidere. È alla luce di queste considerazioni che possiamo capire lo scontro finanziario in essere, noi lo abbiamo visto nella campagna del 2010-2012, che rappresenta una forma di esercizio di egemonia finanziaria e politica anche internazionale con la quale il mondo si trova a confrontarsi in un momento di cambiamenti epocali e funzionali a capire se il termine democrazia può essere ancora usato o rischia di diventare un termine mitologico. Ritornando alle considerazioni iniziali dove si era rilevato che la finanza non è in sé un bene o un male ma lo diventa rispetto agli interessi a cui viene asservita e quindi se la riportiamo al suo ruolo di sapere tecnico dobbiamo osservare l’evoluzione del modello socioculturale che ha spinto verso questa evoluzione.

Così forse potremo capire che l’attuale crisi non è una crisi economico e finanziaria ma una crisi di valori che ha portato alla formazione di una società estremamente individualista e antiegalitaria nella redistribuzione della ricchezza che ha anteposto l’interesse personale e individuale a quello sociale. Si è affermato un modello un modello socioculturale materialista e orientato dalla verità dei sensi: la verità diventa, infatti, ciò che si vede, si tocca e si misura. La cultura prevalente diventa pragmatica e suggerisce di rispondere alla domanda “come si fa?” mentre la domanda “che cosa è?” rimane in secondo piano e così l’attenzione ai mezzi finisce per prevalere rispetto all’attenzione ai fini che sono dati. L’economia e di fatto la finanza diventano scienze autoreferenziali, indipendenti come nelle scienze esatte, dalla realtà dimenticando che l’intrinseca emozionalità dell’uomo è una variabile che condiziona sempre le sue scelte, come accennato in finanza la gente compra e vende titoli su aspettative non su conoscenze.

Si è affermato il liberismo del più forte che ha generato, come già detto, il più imponente travaso di ricchezza che la storia ricordi. Un altro aspetto comportamentale che caratterizza l’evoluzione della società a seguito della diffusione di tale modello culturale è la progressiva caduta della tensione e dell’ordine morale come possiamo osservare negli scandali quotidiani perché l’esclusiva attenzione agli obiettivi di profitto e di risultato mette in secondo piano l’attenzione all’etica, spesso ripresa come valore da recuperare.

L’idea che la “verità” debba essere misurabile confina l’ambito dei valori più metafisici – etici, solidarietà, equità, felicità, moralità – espressi da sentimenti non misurabili in un’area dai confini non più chiaramente definibile quindi opaca e non immediatamente applicabile nei comportamenti quotidiani. Ne risulta che oggi la società ha difficoltà a capire l’essenza delle cose e di fare ciò che è giusto di fronte a essa; è il senso di giustizia che Platone aveva definito come il compendio del dovere umano. Questo modello socioculturale è oggi in discussione perché il pensiero unico tecnico-razionale che lo sostiene ha soffocato il pensiero creativo che è l’unico che porta avanti la società con la libera associazione di idee come la storia dimostra; inoltre l’esclusiva attenzione alle scienze tecniche orienta il pensiero solo al futuro e lo rende, si conseguenza, incapace di leggere i tempi della storia. Paradossalmente l’uomo ha costruito un mezzo, l’economia e la finanza, che continua a mantenere sempre più autonomo e indipendente da sé stesso che nel soddisfargli i bisogni che gli propone gliene crea sempre di nuovi più sofisticati e personalizzati rivolti alla soddisfazione di continuamente mutevoli bisogni personali di breve tempo.

Ma l’economia e le tecniche devono mantenersi dotate di senso, la loro attività deve avere un criterio di misura, una gerarchia di valori, una consapevolezza di quali bisogni possano considerarsi giusti e quali sbagliati, è necessaria una corretta economia del vivere altrimenti si forma un sistema infinito di desideri che afferma la sua assoluta libertà di soddisfarli. Una crescita dell’economia continuamente basata sulla capacità di soddisfare bisogni creandone sempre di nuovi non può essere considerato un dogma come invece succede oggi e allora forse è il momento di ripensare a quale modello di sviluppo sia più coerente con la necessità di riportare l’uomo al centro dell’economia e ridare un senso più compiuto ai valori espressi da termini come etica, morale, solidarietà, equità.

 

(*) Professore emerito Università Bocconi

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