Politica

L’Opinione – L’Italia s’è desta, la Cgil no!

di Antonio Castronovi (*)

Quella di ieri (lunedì ndr) è stata una giornata straordinaria di lotta e di mobilitazione popolare che non si vedeva da decenni.

Lo sciopero generale indetto dalla USB e dai sindacati di base contro il genocidio in atto a Gaza e per una Palestina da sottrarre alle grinfie del sionismo criminale e da riconsegnare ai suoi storici abitanti, ha rotto il muro costruito da una politica complice e asservita ad Israele e da una stampa ormai organo di propaganda delle peggiori pulsioni guerresche delle oligarchie europee e italiote.

Ieri è andato in scena uno straordinario sciopero politico per la libertà di un popolo massacrato in diretta televisiva e contro una guerra che incombe sulle nostre vite. Tutta l’Italia si è finalmente desta e liberata da un gigantesco tappo politico-mediatico che aveva fino ad ora impedito e ostacolato il manifestarsi della autentica coscienza popolare del nostro paese. Centinaia di migliaia di lavoratori, studenti, cittadini hanno invaso le piazze da nord a sud, nelle grandi e nelle piccole città, da Torino a Milano, da Venezia a Genova e Bologna, da Cagliari a Terni, da Roma a Napoli, da Taranto a Palermo e Catania, bloccando luoghi di lavoro, strade, ferrovie, porti.

Si è trattato di una vera e propria “insurrezione popolare” contro i signori della guerra, contro un governo succube del sionismo, e contro una opposizione farlocca se non complice. Un successo che va oltre la forza e la consistenza organizzativa dei proponenti, ma che testimonia della giustezza della scelta e della sua sintonia più profonda con i sentimenti del mondo del lavoro e popolari.

Ma quella di ieri ha fatto emergere anche l’inconsistenza e la debolezza del sindacalismo confederale e della Cgil in particolare, timida e indecisa nella critica radicale allo stato di guerra in cui sta precipitando il mondo. Lo sciopero generale che il paese attendeva da tre anni e che la Cgil non aveva mai osato proporre se non nello sciopero-farsa di una settimana prima, è stato invece proposto da sindacati minoritari sulla carta ma che hanno saputo interpretare senza remore e timori i sentimenti più profondi del nostro popolo.

Il successo di questa straordinaria giornata di lotta e di mobilitazione popolare è stata anche una sconfitta per la Cgil. Una Cgil piegata alle logiche politiche di una opposizione a guida PD ambigua su Israele e complice delle fobie antirusse e guerrafondaie della Commissione Europea e della NATO. Una Cgil rinchiusa nella logica e nella retorica europeista fin dai tempi della sua adesione alla filosofia di Maastricht che portò alla introiezione delle politiche salariali deflazioniste con il conseguente suo consenso alla eliminazione della scala mobile. Una Cgil che manifestò infaustamente con i sindacati del regime golpista di Kiev davanti alla Casa dei sindacati di Odessa con le ceneri ancora fumanti delle sue macerie e dei corpi delle sue vittime che ancora attendono giustizia. Una Cgil che non ha mai fatto una analisi e una scelta chiara sulla NATO, sulle sue mire espansioniste ad Est in chiave anti-Russia, sulle cause della guerra in Ucraina e ancora ambigua nello schierarsi apertamente contro il Partito della Guerra. La Cgil saprà imparare da questa sconfitta? Saprà rivedere la logica delle sue scelte di questi anni?

Vorrei augurarmelo, ma per esperienza diretta ho seri dubbi che ciò avverrà mai. Peccato!

 

(*) Saggista

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