di Roberto Vivaldelli (*) InsideOver
Nessuna guerra è mai solo quella che si vede. I missili, le trincee, i comunicati dei generali: tutto questo esiste, certo. Ma esiste anche un’altra guerra, invisibile, fatta di denaro, di influenze, di messaggi che viaggiano attraverso canali pensati per non essere intercettati.
È la guerra che Israele combatte negli Stati Uniti, il suo «ottavo fronte», come l’ha definito il giornalista investigativo Max Blumenthal. Un fronte che InsideOver ha raccontato in più occasioni, dalle operazioni di propaganda alla morsa della Israel Lobby sul Congresso. Oggi quel fronte si è spostato nelle pieghe oscure del finanziamento elettorale. E l’arma scelta è l’anonimato. Motivo? Vista la crescente impopolarità di Israele negli Usa – come dimostrano i sondaggi – i candidati che ricevono finanziamenti dalla Israel Lobby (vedi AIPAC) rischiano di essere presi di mira dagli avversari.
Il caso esplode nel Michigan, dove la deputata Haley Stevens è in corsa per un seggio al Senato in una combattuta competizione a tre. Il suo rivale, Abdul El‑Sayed, sostenuto da Bernie Sanders, ha fatto della questione un punto centrale della campagna: «Sono l’unico candidato su questo palco che non ha chiesto il sostegno dell’AIPAC», ha dichiarato durante un dibattito. «Non credo che i nostri soldi, quelli che paghiamo ogni aprile, debbano andare a bombardare bambini quando a casa nostra ci sono bambini che non possono permettersi cose essenziali».
Il Michigan e il buco nero del finanziamento
Secondo un’inchiesta del Detroit News, ripresa dal quotidiano israeliano Haaretz, l’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC) avrebbe raccolto diversi milioni di dollari per Stevens attraverso una pagina di fundraising ospitata sul proprio sito. I fondi vengono convogliati tramite una società chiamata Democracy Engine, che fornisce i portali per i donatori. La piattaforma permette all’AIPAC di raccogliere i dati dei contribuenti e di comunicarli al candidato, sottolineando il proprio ruolo — ma senza lasciare tracce nei registri pubblici della Federal Election Commission.
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