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Louise Bourgeois alla Galleria Borghese, un dialogo tra memoria e scultura

di Sara Valerio

Ancora pochi giorni per visitare “Louise Bourgeois. L’inconscio della memoria“, la prima mostra dedicata a un’artista contemporanea donna alla Galleria Borghese a Roma e la prima esposizione romana dell’artista franco-americana, tra le più influenti del secolo scorso. Fino al 15 settembre, attraverso 20 opere esposte, ci si potrà immergere nel mondo dell’artista, in un percorso intimo e profondo, in dialogo con i capolavori della collezione permanente del museo, tra passato e presente.

Louise Bourgeois, conosciuta per la sua esplorazione dell’inconscio, della memoria e della psiche, si rivela in tutta la sua potenza emotiva. Attraverso l’uso di materiali diversi come il marmo, il bronzo e il tessuto, l’artista indaga temi universali come la famiglia, la sessualità, la solitudine e la paura. Le sculture esposte, a tratti delicate e a tratti inquietanti, rispecchiano una costante introspezione personale, un viaggio all’interno dell’anima che prende forma e spazio nelle sale del Museo, nel padiglione dell’Uccelliera e nel Giardino della Meridiana, luoghi che Louise Bourgeois aveva esplorato con ammirazione durante la sua prima visita a Roma nel 1967.

Tra le sculture esposte, alcune delle emblematiche Cells, strutture spesso simili a stanze che racchiudono forme scolpite e objets trouvés che esplorano i temi della memoria e del desiderio. Cell (The Last Climb) (2008) apre il percorso espositivo nel centro del Salone d’ingresso. Con una scala a chiocciola e sfere di vetro blu, simboleggia i cicli infiniti della vita e la fragilità dell’esistenza, in contrasto con la grandiosa Apoteosi di Romolo che campeggia sulla volta. Il tema della metamorfosi rappresentato dall’Apollo e Dafne del Bernini si ritrova in Topiary (2005) che esplora la crescita e le trasformazioni di una jeune fille en fleur attraverso una metamorfosi naturale. Lo stesso tema è presente anche in Passage Dangereux (1997), la Cell più grande, collocata nella Loggia di Lanfranco, che rappresenta il passaggio simbolico dall’innocenza infantile alla maturità della giovane donna, con riferimenti alla famiglia e ai ricordi d’infanzia, e in Janus Fleuri (1968), collocata nella Sala dell’Ermafrodito. Sono dell’ultimo decennio le opere realizzate con i tessuti: la serie Heads (2000-2002) sottolinea ulteriormente il legame dell’artista con l’eredità tessile della madre. Esposte nella Sala degli Imperatori, accanto ai busti di Cesari e uomini illustri in porfido e alabastro orientale, generano un ricercato effetto stridente con il vigore e il lusso materico dei Cesari.

Nel giardino, le due sculture fluttuanti Janus e Spiral Woman (1984), esposte nei padiglioni dell’Uccelliera, sfidano l’idea di scultura statica, portando a riflettere sul cambiamento, esteriore e interiore, sulla dualità, sulla fusione tra maschile e femminile. Come in Cell (The Last Climb), si ritrova anche qui la spirale, uno dei temi centrali della sua opera. Al centro il grande iconico Spider (1996) di bronzo, simbolo dell’essenza protettiva e resiliente della madre, figura fondamentale nella vita dell’artista.

La mostra è un viaggio emozionale che invita i visitatori a confrontarsi con le proprie paure e i propri ricordi. La disposizione delle opere, che alterna momenti di intimità a quelli di imponenza, riflette la dualità dell’artista, capace di creare sia opere monumentali sia piccole sculture intime, ognuna con una propria voce e un proprio linguaggio.

Il percorso è arricchito da una serie di installazioni video e documenti che offrono uno sguardo più profondo sulla vita e sul processo creativo dell’artista, contribuendo a costruire un legame più personale con il pubblico. Attraverso le sue stesse parole, si comprende come l’arte sia per lei un mezzo di guarigione, un modo per dare forma e ordine al caos interiore.

 

BIOGRAFIA

Louise Bourgeois (nata a Parigi nel 1911 e morta a New York nel 2010) è una delle artiste più influenti del secolo scorso. Sebbene abbia lavorato in diversi ambiti nel corso dei suoi 70 anni di carriera – performance, pittura e stampa – è nota soprattutto come scultrice. Ha vissuto a New York dal 1938 fino alla morte, ma gran parte della sua ispirazione proviene dalla sua infanzia. Cresciuta a Parigi e nei suoi sobborghi, fin da piccola fu coinvolta nel laboratorio di restauro di arazzi della sua famiglia. Le complesse relazioni con il padre infedele e con la madre malata cronica portarono a sentimenti pervasivi di colpa, gelosia, tradimento e abbandono, temi che costituiscono il nucleo del suo lavoro. Dai disegni intimi alle installazioni su larga scala, oscillanti tra figurazione e astrazione e realizzate con una varietà di materiali tra cui legno, lattice, marmo, bronzo e tessuto, Bourgeois ha espresso una gamma di emozioni attraverso un vocabolario visivo di corrispondenze formali e simboliche.

Il suo percorso artistico, lungo sette decenni, ha fatto progredire in modo significativo le discussioni critiche sull’arte contemporanea, incorporando i temi della psicoanalisi e del femminismo che da allora sono diventati centrali. Il suo rapporto con l’Italia e con le collezioni Borghese ha influenzato in modo significativo la sua pratica creativa. L’incontro con la collezione Borghese iniziò con gli studi di storia dell’arte al Louvre alla fine degli anni Trenta e si approfondì tra il 1967 e il 1972 con i soggiorni a Pietrasanta, Carrara e in altre città della regione, lavorando in diversi studi e realizzando numerose opere in bronzo e marmo. Un decennio dopo riprende a frequentare l’Italia, producendo altre sculture tra il 1981 e il 1991.

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