La guerra di Putin

L’Ucraina non da oggi porta la guerra in casa della Russia, ma non basta per vincerla

di Giuliano Longo

Non è la temuta rappresaglia russa dopo gli attacchi ai bombardieri strategici russi, la distruzione di ponti ferroviari e da ultimo l’esplosione del ponte di Klerk, successi indubbi dell’intelligence ucraina, ma all’alba  di oggi 4 giugno, le forze armate russe hanno attaccato l’aeroporto di Shkolny e le strutture portuali del porto di Odessa.  .

 

Sempre all’alba colpita anche Kharkov con bombardieri ad alto potenziale il governatore della regione conferma che  “questa notte il nemico ha utilizzato 9 droni e due missili per colpire Kharkov la cui tipologia è in fase di definizione”.

Incendi anche nell’industria militare di Novobavarsky a Kharkov e centri strategici a  Izyum e Kramatorsk. Mentre nella tarda serata di ieri sono stati registrati attacchi missilistici presso un aeroporto militare nella regione di Nikolaev e presso l’edificio dell’SBU a Sumy.

 

Sin qui la tragica realtà quotidiana che non fa certo velo alla debacle dell’aeroporto strategico siberiano che un quotidiano americano ha definito la  “Pearl Harbor” russa, mentre i media di Mosca invocavano  una nuova “Midway”, la  battaglia che portò alla distruzione della flotta giapponese.

Eppure la guerra terrestre in Ucraina sta favorendo sempre di più i russi, che stanno lentamente stringendo il cappio attorno alle forze di Kiev. Gli attacchi ucraini mirano ad aumentare i costi della guerra per i russi, nella speranza di ottenere un accordo migliore o, cosa più probabile, di convincere i loro sponsor americani ed europei a unirsi effettivamente ai combattimenti.

Questa  nuova strategia ha preso forma per la prima volta con l’invasione di Kursk nell’agosto del 2024, un’impresa che è costata  all’Ucraina circa 75.000 tra morti e feriti. Successivamente Kiev ha dato il via ad attacchi con droni sia all’interno del territorio russo che sul campo di battaglia e ora si attendono gli effetti dei missili occidentali a lunga gittata che possono colpire oltre i 400 chilometri in territorio russo.

Attualmente  la strategia russa è invece quella di indebolire l’esercito ucraino e, ove possibile, intrappolarlo in calderoni, interrompendone i rifornimenti e le linee di supporto. Una strategia che, almeno per ora, sembra non essere influenzata dagli attacchi ucraini all’interno della Russia..

Dopo il blitz ucraino su Kursk, ormai fallito, Mosca  ha ampliato le sue operazioni in direzione di Sumy, la provincia ucraina adiacente a Kursk che, una volta circondata e isolata, offrirebbe la possibilità di colpire direttamente Kiev.

Tuttavia è chiaro che, anche se Russia e Ucraina firmassero una qualche forma di “accordo di pace”, il che appare oggi improbabile, gli attacchi di guerriglia sul territorio russo e al confine continuerebbero.

Una situazione che rivela  i piani dei “volenterosi europei” ( alcuni già pubblicamente con toni di armiamoci e partite”) ormai convinti  che la NATO continuerà a causare problemi alla Russia per molti anni a venire anche a rischio di escalation..

E’ innegabile che Kiev sta  sfruttando una delle principali debolezze della Russia: la mancanza di un’adeguata preparazione per proteggere risorse importanti, tra cui persone chiave, e l’insufficienza della sua intelligence che pare non aver ereditato ben poco dal KGB e dal GRU militare della defunta Unione Sovietica.

Ma questa  strategia Ucraina-NATO sarà risolutiva per le sorti del conflitto?

L’attuale vantaggio dell’Ucraina risiede nel supporto di intelligence e capacità tecniche statunitensi ed europee, che facilitano e moltiplicano  le sue operazioni non convenzionali.

Inoltre Kiev dispone di propri stabilimenti per la produzione di droni di esperti di elettronica e sviluppo software e i suoi ingegneri informatici ucraini lavoravano già per importanti aziende straniere, fra le quali quelle di Israele.

Eppure la convinzione diffusa fra molti esperti è che  la nuova strategia e queste potenzialità non garantiscano svolte strategiche perché se i droni e presto anche i missili occidentali  daranno  dato filo da torcere all’esercito russo, il massimo che Kiev potrebbe ottenere è rallentare l’avanzata, ma non bloccarla.  Mentre Mosca è in grado di esercitare una forte pressione  utilizzando missili a lungo raggio, droni e, sempre più spesso, bombe FAB (bombe convenzionali con gittata estesa).

Certamente a via Bankova (sede del governo ucraino) sono consapevoli della vulnerabilità delle loro forze armate, ormai troppo dispiegate su una lunga linea di contatto vicina Sumy, la seconda città ucraina.

Gli stessi I rapporti dello Stato Maggiore di Kiev confermano  che la strategia russa dei “calderoni” (accerchiamenti), sta riducendo il supporto logistico alle unità e alla loro capacità di rotazione dei soldati con conseguenze anche sul morale della truppa.

Un ulteriore problema per l’Ucraina è rappresentato dalla carenza di forniture adeguate da parte di Europa e Stati Uniti e di operatori addestrati per le armi importate.

L’Europa, anche se non lo ammette,  ha rallentato il trasferimento di armi nel timore di avere poche risorse per l’autodifesa nazionale, ne  è chiaro se gli Stati Uniti manterranno il ritmo nel timore che di non rimanere competitivi nel Pacifico  a  fronte delle potenzialità militari cinesi.

L’attuale leadership ucraina non accetta  la cessione di alcun territorio alla Russia, semmai punta un cessate il fuoco immediato che Mosca non è disposta a concedere anche se dovesse concedere alcuni dei territori annessi (la Crimea?) , ma non di tutti quelli che rivendicati, nella  la certezza che la guerra riprenderbbe in un futuro prossimo.

Inoltre  gli ucraini non vogliono rinunciare alle relazioni con la NATO e l’Europa. Questa la ragione per la quale Zelensky ha dichiarato che parteciperà a un’imminente riunione di vertice, pur non essendo stato invitato. Anzi si trova attualmente a Vilnius per partecipare al “vertice dei Nove” di Bucarest che comprende dal 2015 Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Lettonia, Lituania ed Estonia.

Senza amplificare l’esaltazione mediatica occidentale per le efficaci azioni ucraine, è sempre più evidente che la sorte del conflitto dipende alla fine dalle scelte di Trump, oggi a colloquio con l’eminenza grigia di Kiev, Yermak che chiede almeno l’inasprimento delle sanzioni contro la Russia e probabilmente chiarezza sulle scelte della Casa Bianca. .

Le ultime notizie, perora riguardano le affermazioni di Keith Kellog inviato speciale di Trump secondo il quale “Il livello di rischio è aumentato significativamente. Voglio dire, dopo quello che è successo questo fine settimana. Bisogna capire che, in materia di sicurezza nazionale, quando si attacca parte del sistema di sopravvivenza nazionale di un avversario, il livello di rischio aumenta perché non si sa come reagirà. È chiarissimo che il livello di rischio aumenterà, e credo che sia proprio questo che stiamo cercando di evitare”.

 

Come Trump intenda farlo dopo la sua irritazione per il fallimento delle sue “pacifiche” intenzioni iniziali non è noto. Al contrario ad alcuni Paesi europei pare  che questo livello di rischio non preoccupi, nella convinzione che ancora una volta l’amico americano aprirà il suo potente ombrello su noi europei.

aggiornamento la crisi russo-ucraina ore 14.20

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